Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Processo Cascio, l’imprenditore che lo accusava fa marcia indietro: "Nessuna corruzione"

Dopo la condanna di primo grado all'ex deputato regionale a 2 anni e 8 mesi Giuseppe Lapis ha ritrattato e aggiustato il tiro: "Mi sono spiegato male". Non avrebbe ricevuto favori dal politico né avrebbe ricambiato economicamente le sue attenzioni

L'ex deputato regionale Francesco Cascio (foto archivio)

L’imprenditore Giuseppe Lapis fa marcia indietro e ritratta le accuse di corruzione mosse nei confronti dell’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, già condannato in primo grado e con il rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi. Dopo la riapertura dell’istruttoria in appello chiesta dalla Procura generale il principale teste, l’imprenditore Lapis, ha dichiarato di essersi "spiegato male" e di non aver mai fatto favori (o averne ricevuti) dall’ex assessore in quota Ncd della giunta Cuffaro, poi sospeso dall'Ars. Niente corruzione quindi, ma omaggi per la sua "correttezza e simpatia".

In passato l’imprenditore, che dopo l’imputazione per bancarotta ha deciso insieme al figlio di patteggiare, ha depositato una memoria nella quale riferiva di un "patto corruttivo" stretto con Cascio: il politico gli avrebbe garantito l’ottenimento di un importante finanziamento europeo per la realizzazione il lussuoso resort “Golf Club Le Madonie” nella zona di Collesano, mentre Lapis avrebbe effettuato dei “lavori” e prestato “servizi” per la costruzione di una villetta privata per l’ex deputato vicino alla struttura ricettiva.

Dopo la chiusura delle indagini per bancarotta, Lapis aveva deciso di raccontare tutto sui suoi rapporti con Cascio. Quest’ultimo, secondo l’accusa, avrebbe aiutato l’imprenditore con una delibera che gli avrebbe garantito una corsia preferenziale sui finanziamenti. Nella sua "nuova" verità, però, Lapis ha precisato: "Era una delibera che riguardava tutti - ha dichiarato di fianco al suo avvocato, Enrico Sanseverino - e non solo noi. Lo incontravo in assessorato, alla luce del sole, per parlargli della costruzione, ma non mi fu mai domandato nulla in cambio".

Sempre secondo l’accusa Lapis avrebbe rinunciato a un acconto da 5 mila euro che, dopo la firma di un preliminare, aveva versato per comprare un terreno. Dopo essere venuto a conoscenza del fatto che anche Cascio fosse interessato all’acquisto, l’imprenditore avrebbe fatto un passo indietro: “Non ho rivoluto i soldi versati per la stima che aveva per Cascio che non ne ha mai saputo nulla”. Avrebbe fatto lo stesso ragionamento riguardo alla restituzione di una somma di denaro per dei lavori sugli impianti eseguiti nella villa del politico da parte di una ditta. La deposizione di Lapis, adesso, potrebbe servire a riaprire il caso.

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