"Prestava denaro con tassi del 300%", arrestato 50enne di Carini

Bloccato dalla guardia di finanza a Caluso, in provincia di Torino, dove viveva con la compagna. Anche la donna risulta indagata. In un doppiofondo in un mobile della cucina erano nascosti contanti, assegni e cambiali. Sequestrato un patrimonio di oltre 300 mila euro

Per "arrotondare" le loro entrate prestavano denaro a un tasso d'interesse fino al 300% a pensionati che non riuscivano a pagare l'affitto mensile, piccoli imprenditori in difficoltà, familiari di persone in precarie condizioni economiche, che avevano richiesto prestiti nell'ordine di poche migliaia di euro. Nei guai una coppia di Caluso, nel Torinese, bloccata dalla guardia di finanza. Per Antonio Ferranti, nato a Carini ma residente a Caluso dal 2004, è scattato l'arresto ed è stato portato in carcere mentre per la convivente Maria Mezzo, nata a Chivasso, è stato disposto il divieto di avvicinarsi alle vittime di usura. Disposto anche l’intero patrimonio accumulato dalla coppia: cinque immobili tra Caluso e Carini, conti correnti e di deposito, per un valore di oltre 300 mila euro.

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L'operazione è stata denominata "Shylock". I militari della guardia di finanza di Torino, coordinati dalla Procura di Ivrea, hanno avviato le indagini nel 2017 anche in base da operazioni ritenute "sospette" secondo la normativa antiriciclaggio.

Ricevuto il denaro, le vittime erano costrette a restituire somme ingenti con tassi d’usura anche del 300% annuo. Secondo quanto ricostruito, i prestiti venivano effettuati in contanti e il denaro veniva scambiato sia “a domicilio”, sia in luoghi aperti e di passaggio: fuori da esercizi pubblici e anche nei pressi di caselli dell’autostrada A4 Torino – Milano. Oltre che a Caluso, la coppia operava a Chivasso, Borgaro Torinese, Mazzé, Val della Torre, Verolengo, Vinovo e Rondissone.

gdf torino-3Secondo gli inquirenti Ferranti, che non aveva un lavoro fisso, si faceva spesso accompagnare agli incontri dalla compagna, che lavorava invece in una casa di riposo di Brandizzo e che lo supportava costantemente nella conduzione degli affari illegali".

La coppia è risultata particolarmente accorta nel condurre le proprie attività illecite, ricorrendo a sotterfugi sia per sottrarsi alle indagini, sia per legittimare apparentemente il patrimonio a disposizione, del tutto ingiustificato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta.

Gli indagati hanno dichiarato redditi talmente esigui da non poter sostenere nemmeno le spese per il loro stesso sostentamento eppure le prime perquisizioni hanno permesso di sequestrare migliaia di euro in contanti, assegni e cambiali, nascosti anche dietro un doppiofondo della cucina in casa degli indagati. "Per nulla intimorito - dicono ancora dalla Finanza - Ferranti ha indotto alcune vittime a riferire falsamente che i rapporti con lo stesso fossero riconducibili a compravendite di olio o legname, per eludere le investigazioni e giustificare i titoli sequestratigli. Aveva anche imposto a una vittima di assumerlo fittiziamente per due anni nella propria attività commerciale - un’agenzia di viaggi - così da disporre di apparenti redditi leciti".

Così come previsto dalla legge, per la coppia è scattato sia il sequestro beni per equivalente, in misura pari agli interessi usurari percepiti, sia quello del sequestro per sproporzione, che colpisce tutti i beni di valore non giustificabile rispetto al reddito o all’attività economica svolta.

Per i finanzieri la coppa aveva anche dei complici, che sono stati identificati e la cui posizione è attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria superando peraltro la reticenza di diversi testimoni. 
 

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