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L'emergenza

Covid, l'odissea dei positivi in attesa di un tampone: cosa si può fare se l'Usca non risponde

Numerose le testimonianze di persone contagiate che sono rimaste bloccate a casa dopo il periodo obbligatorio di isolamento. Ma c'è anche la possibilità di contattare una struttura privata accreditata per un test a domicilio

Sono risultati positivi al coronavirus, hanno terminato il periodo di isolamento previsto dalla legge, ma sono costretti a rimanere a casa perché in attesa del tampone negativo che ne certifichi la guarigione. Con la quota giornaliera di nuove infezioni da Sars-Cov-2 schizzata alle stelle, è andato in sofferenza anche il sistema delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziali, istituite con l’inizio della pandemia, che dovrebbero bussare a casa dei pazienti affetti da Covid. A testimoniarlo le numerose segnalazioni giunte a PalermoToday in questi giorni. 

“Nessuno risponde alle nostre chiamate. Siamo da soli e chiudono la telefonata. Grazie Governo, grazie Regione. Sono chiuso dal 24 dicembre”, denuncia Giovanni. “Siamo positivi al Covid, in quarantena obbligatoria, sono trascorsi i giorni di quarantena, non veniamo contattati da nessuno per eseguire un tampone di fine quarantena. Più grave è il fatto che ci vengono rifiutate le chiamate, inviamo e-mail senza ricevere mai alcuna risposta”, è il racconto di Rosalia. “Siamo chiusi in casa da giorno 26 e nessuno ci ha contattati per fare i tamponi, chiamo Asp Palermo ma hanno il cellulare staccato”, scrive Nunzia.

Covid, test e quarantena: cosa cambia

D’altronde, a prescindere dal periodo obbligatorio di isolamento (per i positivi) o quarantena (per i contatti stretti), anche nella mail che i pazienti ricevono dall’Asp, una volta risultati positivi, non vengono fornite indicazioni sui tempi d’intervento dell’Usca. "Verrà ricontattato da un operatore sanitario per seguirla nel suo percorso. Questo potrà avvenire in un tempo variabile in base all'emergenza in corso. Le ricordiamo che per ogni necessità potrà rivolgersi al suo medico curante e all'Usca a lei assegnata”, si legge nella comunicazione.

E se l’Usca non si presenta? C’è un’alternativa per richiedere un tampone al termine del periodo di quarantena obbligatorio? La struttura commissariale dell’emergenza Covid chiarisce che “il positivo non può uscire di casa per nessun motivo e deve attendere convocazione dall’Usca per venire a fare il tampone” in Fiera o in una struttura dell’Asp. L’ufficio del commissario aggiunge che “ai fini della ‘liberazione’ del positivo dall’isolamento non sono validi i tamponi fai da te: serve un tampone effettuato presso una struttura pubblica o privata purché accreditata con il Servizio sanitario nazionale”. Ciò significa che nel caso di difficoltà a mettersi in contatto con la struttura pubblica (l'Usca), è possibile chiedere a un laboratorio privato, a pagamento, l’effettuazione di un tampone, ma soltanto a domicilio. A quel punto l’esito negativo del tampone deve essere trasmesso dall’utente al proprio medico di medicina generale (o, in assenza di questo, a medici del Dipartimento di prevenzione dell'Asp) per ricevere il certificato di guarigione ai fini del green pass.

Tamponi rapidi scaduti al drive in, test rifatti: due erano sbagliati

Diverso l’iter per i contatti stretti asintomatici che, a un certo punto, se non hanno più notizie dall'Usca possono uscire da casa per il test. Quelli non vaccinati al termine dei 10 giorni di quarantena prevista possono recarsi autonomamente a fare un tampone oppure chiederlo a un laboratorio privato se accreditato con il Servizio sanitario nazionale. I giorni di quarantena sono 5 nel caso di contatto stretto con una sola dose di vaccino o con 2 dosi da meno di 14 giorni o da più di 120 giorni. Se il contatto stretto diventa, invece, sintomatico deve contattare il suo medico curante.

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