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Cronaca

Il giudice lo assolve, ma confisca senza motivo il suo martello: ricorso in Cassazione per riaverlo

Il caso di un giovane accusato di essere andato in giro per Palermo con l'attrezzo senza giustificato motivo, ma poi scagionato: stava frequentando un corso per elettricisti e non aveva cattive intenzioni. Il tribunale aveva però ordinato la distruzione dell'arnese. La Suprema Corte dà ragione all'imputato e glielo restituisce

Era stato fermato con un martello ed era finito sotto processo con l'accusa di aver portato in giro l'attrezzo - potenzialmente pericoloso - senza un giustificato motivo. Accusa da cui è stato poi assolto con formula piena dal tribunale che, tuttavia, ha deciso di confiscare il martello. L'imputato ha quindi fatto ricorso alla Cassazione per riottenere l'arnese e i giudici gli hanno dato ragione: bisognerà dissequestrarlo e riconsegnarlo all'avente diritto.

La vicenda - che dimostra come nelle aule di giustizia, già intasate, arrivino spesso procedimenti discutibili - riguarda G. M., di 24 anni. Quando era stato fermato in giro per la città con il martello, in realtà - così ha sancito la sentenza del tribunale con cui è stato del tutto scagionato - stava frequentando un corso per elettricisti. Quel giorno aveva però deciso di non andarci per "mero svago e per consumare della sostanza stupefacente". Tuttavia, come ha dimostrato la sua difesa durante il processo, il porto dell'attrezzo era tutt'altro che ingiustificato. Da qui l'assoluzione. Il tribunale, però, nonostante non fosse stato commesso alcun reato dall'imputato, ha disposto comunque la confisca del martello, senza peraltro fornire alcuna motivazione.

I giudici della prima sezione della Cassazione, presieduta da Angela Tardio, hanno accolto il ricorso di G. M., col quale puntava a recuperare il suo martello, ritenendolo fondato. E' stato quindi disposto l'annullamento senza rinvio della confisca e la restituzione all'imputato dell'arnese.
 

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