Azoto al posto di ossigeno a un neonato, la Cassazione dichiara prescritta l'unica condanna

Nessuno pagherà penalmente per l'errore compiuto al Policlinico nel 2010, che ha provocato danni cerebrali irreversibili ad un bambino. Restava solo un giorno per emettere la sentenza a carico di un tecnico dell'ospedale, Aldo La Rosa. In primo grado il processo passò in mano a ben 7 giudici

A livello penale, non pagherà nessuno. Nessuno farà un solo giorno di carcere, anche se la sorte toccata ad Andrea Vitale - che appena nato, il 29 novembre del 2010, al Policlinico fu costretto per più di un'ora a respirare azoto al posto di ossigeno - è davvero terribile: i danni irreversibili provocati da quell'errore, infatti, gli impediranno per sempre di parlare e camminare. Lui, che oggi ha 10 anni, pagherà invece per sempre. La Cassazione, nella tarda serata di ieri, ha messo infatti un punto definitivo alla vicenda giudiziaria - trascinatasi per anni - dichiarando prescritta la condanna a un anno e mezzo inflitta ad Aldo La Rosa, tecnico dell'ospedale che, nel frattempo era dventato pure direttore proprio dei gas medicali. 

La Suprema Corte ha comunque confermato il diritto al risarcimento civile da parte del bambino e dei suoi genitori, Giovanni Vitale e Francesca Fecarotta, difesi dall'avvocato Nino Ganci. A La Rosa è già stato pignorato il quinto dello stipendio, non avendo altri beni per pagare la provvisionale. A luglio, come anticipato da PalermoToday, la famglia era però riuscita ad ottenere una sorta di acconto sul risarcimento dei danni nella causa civile che è in corso: il tribunale aveva infatti disposto il pagamento da parte del Policlinico di 600 mila euro. Si tratta di somme di cui la famiglia ha bisogno per assicurare cure costanti ad Andrea.

Restava solo un giorno per emettere l'ultima sentenza, prima che scattasse - come è avvenuto - la prescrizione. Tempi strettissimi, determinati soprattutto dai gravissimi (e scandalosi) ritardi subiti dal processo in primo grado. Il dibattimento, infatti, era iniziato nel 2013, ma prima di arrivare a sentenza, tre anni dopo, era passato in mano a ben sette giudici diversi. 

A giudizio finirono La Rosa, ma anche Enrico De Grazia, che era direttore del dipartimento materno-infantile del Policlinico, e Francesco Inguì, titolare della "Sicilcryo srl", l'azienda che aveva realizzato l'impianto. In primo grado furono tutti condannati per lesioni colpose gravissime: a La Rosa vennero inflitti tre anni, menre agli altri due un anno e mezzo a testa. Il giudice dispose anche una provvisionale di un milione e 200 mila euro.

In appello, però, l'anno scorso, il verdetto fu in buona parte rivisto: per De Grazia e Inguì arrivarono le assoluzioni (ormai definitive) e a La Rosa venne invece dimezzata la pena. In Cassazione ora è scattata la pescrizione per l'unico imputato condannato.

Andrea Vitale venne alla luce con un parto cesareo e ,ipotizzando delle difficoltà cardiache, i medici decisero di somministrargli dell'ossigeno. Per un errore madornale nell'impianto dei gas medicali, al piccolo per ben 68 minuti arrivò invece nei polmoni del protossido di azoto, creandogli danni cerebrali irreversibili. Dalle indagini si scoprì poi che quell'impianto non era stato neppure mai collaudato.

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