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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Azoto al posto dell'ossigeno a neonato, prescrizione arriverà prima della sentenza

L'episodio risale al 2010. Un errore ha provocato danni irreversibili al piccolo, nato con un parto cesareo al Policlinico. Chieste 3 condanne. Il tecnico responsabile dei lavori dell'impianto, ora è a capo del servizio gas medicali dell'ospedale

Ci sono voluti sette giudici e quattro anni di processo per poter arrivare finalmente alla requisitoria del pubblico ministero. Forse prima dell’estate sarà emessa anche la sentenza di primo grado, ma in ogni caso il reato contestato – quello di lesioni colpose gravissime – si prescriverà a metà dell’anno prossimo, ben prima dunque che si possa arrivare a un verdetto definitivo. Al centro del dibattimento c’è per giunta una storia terribile, quella del piccolo Andrea Vitale, nato con un parto cesareo al Policlinico, il 29 novembre del 2010: appena venuto alla luce – e per ben 68 minuti – i medici, per presunti problemi cardiaci, gli somministrarono dell’azoto al posto dell’ossigeno.

La causa? Secondo il sostituto procuratore Gianluca De Leo, un errore nella realizzazione dell’impianto per i gas medicali. Il pm adesso ha chiesto la condanna a tre anni ciascuno per Enrico De Grazia (direttore del dipartimento materno-infantile dell’ospedale), Aldo La Rosa (tecnico della struttura sanitaria) e Francesco Inguì (titolare della “Sicilcryo srl”, l’azienda che ha realizzato l’impianto).

I genitori di Andrea, Giovanni Vitale e Cecilia Fecarotta, avevano denunciato in passato non solo il dramma del bambino che, per quel tragico errore non potrà mai camminare o parlare ed è costretto a cure costanti, ma anche le lentezze della giustizia. Il processo infatti è iniziato nel marzo del 2013, ma, a maggio dell’anno scorso, era già passato in mano a sette giudici diversi. E, visto che il reato contestato si prescrive piuttosto rapidamente, è stato dunque perso del tempo prezioso per fare giustizia. I genitori di Andrea, come avevano spiegato l’anno scorso, erano ben consapevoli che “nessuno sarebbe andato in carcere” e dell’incombenza della prescrizione.

Durante il dibattimento è emerso un altro elemento: La Rosa, il tecnico che all’epoca era responsabile dei lavori per la realizzazione di quell’impianto, dopo aver fatto dei corsi di formazione, adesso è diventato responsabile proprio del servizio gas medicali del Policlinico.

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