Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Concorso al Comune, i dirigenti al segretario generale: "Anomalie nel bando"

"Sembra cucito addosso a qualcuno". Scoppia la polemica sull'avviso pubblico di maggio 2017, nel quale non viene richiesto il certificato dei carichi pendenti ai candidati. Sullo sfondo il processo per una presunta lottizzazione abusiva in via Miseno, a Mondello, che vede imputati i burocrati Li Castri e Monteleone

Palazzo delle Aquile, sede del Comune

"Quel bando sembra ‘cucito’ addosso a qualcuno e ci sono diverse anomalie relative all’esperienza maturata, al riconoscimento dei punteggi sui titoli e alle modifiche del regolamento comunale nella parte relativa alle procedure concorsuali". A scriverlo al segretario generale del Comune, Salvatore Currao, sono stati i dirigenti dell’amministrazione che si sono sentiti "scavalcati" dal collega Mario Li Castri. L'architetto, l’1 settembre 2015, ha ricevuto direttamente dal sindaco Leoluca Orlando un incarico per un anno come "Capo area tecnica della riqualificazione urbana e delle infrastrutture". Sempre il Sindaco, dopo avergli prorogato l’incarico il 30 agosto 2016 fino alla scadenza del mandato elettorale, avrebbe voluto rinnovarlo fino al 31 luglio 2017 per non lasciare vuota la casella. Ma alla fine le cose sono andate diversamente e ne è nato un contenzioso tra l’architetto e l’Amministrazione, alla quale è stato presentato un conto da 260 mila euro come risarcimento danni per l’ingiusta "detronizzazione". In una dichiarazione rilasciata al Giornale di Sicilia, in merito alla durata dell'incarico, il legale del dirigente ha fatto riferimento a una sentenza della Cassazione del 2014: "Non può essere inferiore ai tre anni né eccedere il termine di cinque".

Bando anomalo?

La lettera dei dirigenti è stata inviata a Currao alla fine del mese di giugno, a ridosso della scadenza del bando pubblicato sul sito del Comune per assumere 12 dirigenti tecnici a tempo indeterminato. Nell'avviso (la procedura risulta ancora aperta, ndr) non sarebbero stati rispettati, come sollevato nella missiva, alcuni requisiti e aspetti indicati dalla legge. Il segretario generale ha risposto loro che avrebbe verificato il tutto per valutare "eventuali modificazioni e/o integrazioni". Una di queste, sebbene non espressamente indicata nella lettera, riguarda un passaggio fondamentale sotto il profilo penalistico. Nel bando infatti, che sarebbe in contrasto con quanto previsto all’articolo 11 del vigente regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi adottato dal Comune, non viene richiesto il certificato dei carichi pendenti (non anteriore a tre mesi). Una carenza che, oltre a rischiare di rendere illegittimo il bando per la mancanza di una dichiarazione obbligatoria, potrebbe aprire le porte di Palazzo delle Aquile a chiunque non sia stato ancora condannato ma deve affrontare un processo, al di là della "gravità" dell'imputazione e dell'esito del giudizio.

Lottizzazione abusiva, dirigente sotto processo

Proprio il caso Li Castri ha fatto storcere il naso a più d'una persona. L’architetto, capo area ed esperto di urbanistica, è stato rinviato a giudizio nel maggio 2015 (insieme ad altre 22 persone) dal giudice per il presunto scandalo edilizio e ambientale di via Miseno, a Mondello. Nel mirino una decina di unità immobiliari, costruite con un iter burocratico definito "anomalo" dalla commissione ispettiva istituita dal Comune per fare luce sulla vicenda. Li Castri risulta imputato insieme alla moglie per concorso (articolo 110 del codice penale) e lottizzazione abusiva in quanto "avrebbe acquistato - scriveva il pm Daniele Paci - alcune particelle sulle quali era iniziata la costruzione di un’unità abitativa, sebbene tale circostanza non fosse evidenziata nel contratto di compravendita". Tutto senza che fosse stato approvato il prescritto piano di lottizzazione e in violazione delle norme di carattere urbanistico, ambientale e paesaggistico. Nell’inchiesta sono stati coinvolti a vario titolo anche l’architetto Giuseppe Monteleone, fino al 31 luglio dirigente tecnico e responsabile del Suap, e il notaio Santo Di Gati. Tra gli imputati anche Fabio Seminerio (nella qualità di progettista dei lavori). Con quest'ultimo Li Castri ha lavorato nella società "Itinere srl" dal 2004 al 2012, sviluppando diversi progetti. A questi si aggiungono altri dipendenti comunali che, dal 2009 ad oggi, hanno "messo mano" ai fascicoli lungo l'iter amministrativo per la costruzione delle case ritenute abusive. E che, sempre fino al 31 luglio 2017, avrebbero dovuto rispondere del proprio operato proprio al loro capo area, Li Castri. Sempre all'architetto - scrive l’Avvocatura comunale nella costituzione di parte civile chiesta dal sindaco Orlando - "avrebbero intenzionalmente causato un ingiusto vantaggio patrimoniale", rilasciando - sembrerebbe - una concessione in sanatoria e omettendo i provvedimenti sanzionatori.

Sindaco Orlando Consiglio Comune-2

Comune parte civile, ma Orlando proroga l'incarico a Li Castri

Dopo il rinvio a giudizio, nonostante una iniziale richiesta di archiviazione da parte del pm e respinta dal gup, il Sindaco si è costituito parte civile lo scorso 8 febbraio 2016 contro tutti gli imputati. Tre gli obiettivi in caso di accertamento dei reati: ottenere la confisca delle unità immobiliari (fatta eccezione per chi dovesse riuscire a dimostrare di aver agito in buona fede), richiedere un risarcimento da 500 mila euro per il danno d’immagine e ulteriori eventuali somme per il danno al territorio. La costituzione di parte civile, malgrado la delicatezza del reato contestato all’architetto Li Castri (nominato per supportare l’operato dell’assessore alle Infrastrutture ed ex vicesindaco Emilio Arcuri, braccio destro di Orlando), non ha impedito al primo cittadino di rinnovargli la fiducia prorogando l’incarico, ad agosto 2016, per altri 9 mesi e mezzo (e poi ancora per un altro mese, subito dopo le amministrative 2017, nelle more di chiudere il bando e assumere in ruolo 12 dirigenti tecnici). L’ufficio guidato da Li Castri, infatti, è un crocevia di progetti fondamentali per lo sviluppo urbano e ambientale della città. Negli ultimi due anni è riuscito a "intercettare" (almeno fino ad ora) 750 milioni di euro tra risorse extracomunali, Pon Metro e Agenda Urbana. Sulle proroghe si è espressa la Corte costituzionale con la sentenza 28/2013 considerando la reitera delle proroghe d'incarichi dirigenziali in contrasto con gli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, anche alla luce dell’obbligo di concorso per accedere ai ruoli pubblici (come fatto a maggio dal Comune che, però, non è ancora riuscito a occupare le caselle con dirigenti tecnici a tempo indeterminato).

Stop alle proroghe: Li Castri fa causa all'amministrazione

A partire dal primo agosto, per problemi legati al bilancio e dunque alla copertura economica, il Sindaco non ha prorogato ulteriormente gli incarichi. Circostanza che, tra gli altri, ha fatto infuriare Li Castri. Secondo l'architetto, che tira in ballo una sentenza della Cassazione del 2014, il suo contratto sarebbe dovuto durare almeno tre anni. Motivo per cui ha deciso di aprire un contenzioso da 260 mila euro con l’amministrazione comunale, rea di aver "danneggiato - come indicato dal suo avvocato Maria Beatrice Miceli - l’attività libero professionale del suo assistito che patirà a causa dell’anticipata, illegittima, scadenza contrattuale, per il mancato conseguimento del titolo di anzianità di servizio nella qualifica dirigenziale e per la mancata partecipazione alla selezione per alte professionalità e posizioni organizzative". Il pronunciamento della Cassazione, però, sembrerebbe essere ormai stato ormai "aggiornato" da un'altra sentenza della sezione lavoro della Cassazione: la numero 11015 di maggio 2017, nella quale viene stabilito che il termine finale del rapporto coincide, negli enti locali, con lo scadere del mandato elettorale del sindaco per le posizioni di dirigente con ruolo apicale.

Le sentenze della Cassazione

Dunque, al di là della consultazione elettorale dell’11 giugno, il rapporto - interpretando quanto rilevato dalla Cassazione nel 2017 in presenza della nomina di un capo area (quindi una posizione apicale come quella di Li Castri, ndr) - si sarebbe dovuto concludere alla scadenza del mandato del Sindaco. Orlando, quindi, avrebbe dovuto conferire un nuovo incarico (previa pubblica selezione) e non prorogare il precedente. A nulla servirebbe la sentenza citata dall’architetto e dal suo legale, ovvero quella emessa dalla sezione Lavoro della Corte di Cassazione civile numero 478/2014, secondo cui l’incarico esterno del dirigente comunale deve durare non meno di tre anni. Non sarebbe questo il caso dell’architetto Li Castri: “Le uniche ipotesi in cui l’applicazione dello ‘spoils system’ può essere ritenuta coerente con i principi costituzionali di cui all’articolo 97 della Costituzione - si legge nella sentenza del 2017 - sono quelle nelle quali si riscontrano i requisiti della ‘apicalità’ dell’incarico nonché della ‘fiduciarietà’ della scelta del soggetto da nominare”. Elementi che risultano riscontrabili all’articolo 35 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi che stabilisce proprio i poteri del capo area.

Il processo su via Miseno

L’origine del processo di via Miseno inizia nel 2005, quando il costruttore Pietro Alfano presenta una richiesta di concessione edilizia (corredata da piano planovolumetrico) per costruire a Mondello tre immobili in un'area di circa 3.000 metri quadrati che ricade, rispetto al vigente Prg, in zona omogenea B0B. Da allora inizia un complesso e intermittente iter burocratico sul quale la commissione ispettiva - composta dall’ingegnere Liborio Piro (funzionario tecnico), dall’architetto Nicola di Bartolomeo (capo area Pianificazione territoriale) e dal presidente Serafino Di Peri - rileva presunte anomalie e irregolarità: concessioni chieste da chi non risultava proprietario degli immobili, terreni venduti durante la realizzazione di villette per le quali mancano autorizzazioni o nullaosta, pratiche rimaste nei cassetti di Palazzo delle Aquile e "rimbalzate" da un ufficio all'altro (con tempi molto lunghi) ed assegnate in alcuni casi anche allo stesso Monteleone, dipendente comunale in servizio presso l’edilizia (fino al 31 luglio 2017 dirigente nominato da Orlando come Li Castri), ancorché proprietario di uno degli immobili oggetto del controllo e imputato per lottizzazione abusiva.

ingresso ville via miseno-2-2

Nel corso dell’ultima udienza è stato ascoltato un architetto, nominato consulente tecnico d'ufficio (Ctu) per ripercorrere e spiegare le presunte anomalie riscontrate sulla lottizzazione di via Miseno. Ascoltato in aula ha confermato la sua relazione tecnica al pm, richiamando l’articolo 7 comma 7 delle norme tecniche di attuazione del Prg di Palermo. "L’area di Mondello (catalogata come B0B) - si legge nel documento - deve essere sottoposta a piano particolareggiato". Nei lotti già urbanizzati (quindi dotate di strade e servizi), se inferiori a 1.000 metri quadrati, è consentita l’edificabilità con un indice di 0,75 metri cubi/metri quadrati. Secondo il Ctu "avendo proceduto con planovolumetrico e avendo bypassato la necessità di procedere con un piano di lottizzazione" si sarebbe arrivati a "una cubatura molto più ampia di quella realizzabile attenendosi alle norme di attuazione".

Su questa lunga vicenda la giustizia farà il suo corso, tuttavia l’Amministrazione - nelle more che il processo si concluda - avrebbe potuto esercitare l’azione di controllo del territorio. Dopo due sopralluoghi, nell'aprile 2009, la polizia municipale avrebbe accertato una serie di abusi edilizi rispetto a quanto previsto nelle concessioni, fornendo così all'Amministrazione comunale le necessarie "pezze d'appoggio" per procedere con le sanzioni previste dal Testo unico sull'edilizia. Eppure sembrerebbe che dal 2009 ad oggi il Comune non abbia intrapreso alcuna iniziativa in tal senso.

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