Cronaca Libertà

Plesso Vanni Pucci di Carini, più di un migliaio i visitatori nella prima giornata della mostra sulla shoah

Gli studenti del Plesso “Vanni Pucci” inoltrano una lettera al Presidente della Repubblica sintetizzata in «Amore e Odio, paure e accoglienza non possono convivere e intrecciarsi. O l’una o l’altra. Ci aiuti a non dimenticare questo triste, angosciante, passato»

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Successo di visitatori, critica e giornalisti, per la mostra denominata “L’eco del silenzio” allestita in occasione della “Giornata della Memoria” da docenti e alunni del plesso “Vanni Pucci” dell’Istituto Comprensivo “Renato Guttuso” di Carini, diretto con magistrale competenza e professionalità dalla prof.ssa Anna De Laurentiis, I quadri, le fotografie, le frasi simbolo della shoah e l’arte della memoria sono stati messi a disposizione di quanti hanno voluto e intendono emozionarsi a pochi giorni dall’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. A presentare l’evento il dirigente scolastico che, nel suo intervento introduttivo, tra l’altro, ha affermato che «il dovere della memoria non può mai limitarsi a un’attenzione occasionale: ricordare significa anzitutto accendere sempre nelle generazioni più giovani la fiaccola della memoria. Nel corso degli anni, si è cercato di favorire un vero e proprio patto intergenerazionale della memoria in grado di coinvolgere gli allievi della scuola».

«La mostra di oggi “L’Eco del Silenzio”, a cui hanno partecipato, con emozione e commozione tutti i giovanissimi frequentanti questa scuola, è il frutto di questo impegno. Le opere degli studenti non hanno bisogno di commenti, perché raccontano il dolore e la lacerazione sociale con una semplicità straordinaria. La forza dei disegni, delle valigie della memoria, del treno delle deportazioni (molte ancora attualmente in corso), delle pitture su tela, del brillante cortometraggio realizzato dagli alunni della 4 A, sta proprio nella capacità immediata di trasmettere emozioni». E conclude ribadendo che «visitare questa mostra, quindi, vuol dire tenere viva la fiaccola intergenerazionale della memoria, dando seguito alle parole della saggezza ebraica tradita dalle leggi raziali di 80 anni fa: “Il mondo esiste solo per il respiro dei bambini che vanno a scuola”».

Gli alunni delle classi 1 B, 2 A, 3 A, 3 D, 4 A, 4 C, 4 F, 5 A, 5 B e 5 D, al termine della mostra hanno dato lettura della missiva inoltrata al presidente della Repubblica per ribadire il ruolo delle istituzioni a garanzia dei diritti umani, dei diritti degli ultimi, dei diritti dei più deboli, dei disadattati, degli affamati, di quanti lasciano territori di guerra. Nella missiva si legge «Gentilissimo Signor Presidente della Repubblica, come ha avuto modo di ribadire pure Lei, la Shoah fu un interminabile discesa negli inferi. Oggi, a distanza di 80 anni, però, il nostro appello di bambini e di ragazzi, alla SSVV ill.ma, vuole essere quello di impegnarla, attivamente, per svuotare il cuore, prima di ciascun italiano, e poi del resto dell’umanità, dall’odio. Come non inquietarsi, infatti, Signor Presidente, quando, leggiamo che in Belgio, come in Francia, ma anche qui in Italia, a bambini o meno giovani si consiglia di evitare l’una o l’altra zona della città per non farsi insultare o aggredire fisicamente, soltanto perché portano al collo o sulla testa un segno distintivo mai assai discreto? Come non inquietarsi, prof. Sergio Mattarella, quando si deve tuttora assicurare una stretta protezione agli uomini che pregano nei tempi o ai bambini che studiano nelle scuole senza che nessuno nella comunità nazionale se ne stupisca, se ne indegni o si commuova? Non è precisamente in quella abitudine e attitudine ad accettare l’inaccettabile, non è in quest’abbrutimento, che si costruiscono le premesse di una nuova discriminazione? Non le pare, Signor Presidente, che ci sia diffuso, con velocità impressionante, il germe della indifferenza, dell’ipocrisia, del rifiuto dell’atro e del diverso? Non si dovrebbe al contrario considerare ciascuna di quelle e queste aggressioni e ciascuna di quelle e queste precauzioni, date in pasto ai cittadini in nome di una pseudo ricerca di sicurezza nazionale, per premunirsene come il segno che l’odio e la paura non sono tuttora svaniti e sono pericolosamente in circolo nel tessuto della nostra sana, bella società italiana? Si, ci sono nelle nostre città, anche nella Nostra e nella Sua Sicilia, troppi luoghi e momenti in cui nostri bambini ci danno la loro mano, stringendola nella nostra per allontanare la paura. Si, ci sono sempre nelle nostre città, anche nella nostra Carini, nella sua vicina Palermo e Castellammare del Golfo, troppe donne e troppi uomini che temono che gli occhi e le orecchie dei loro bambini conservano una traccia della loro dignità saccheggiata all’angolo di una strada o aspettando la metro in stazione, come i padri dei padri di questi bambini l’hanno incisa nella pelle del braccio.

Non abbiamo mai capito perché anche nelle città e i villaggi d’Europa, le cui strade risuonano ancora dei passi dei loro abitanti ebrei assassinati dai nazisti, non si preoccupino, anche loro, loro soprattutto, di rammentare le loro voci nel silenzio assordante di questa nuova sirena razzista. Come se il ricordo della Shoah, egregio Signor Presidente Mattarella, fosse diventato il problema delle sole vittime, quando, nel frattempo, tutti gli altri uomini sparsi nel mondo, potrebbero in questi due minuti d’eternità onorare la memoria di quelli che furono gli amici, i compagni, i concittadini dei loro padri e nonni. Serve, Signor Presidente, un suo impegno per non confondere le nuove generazioni. Celebriamo la giornata della memoria e sui giornale, guardando i media, abbiamo rappresentata una realtà drammaticamente diversa. Amore e Odio, paure e accoglienza non possono convivere e intrecciarsi. Peggio, non devono confondersi. O l’una o l’altra. Non c’è scelta di compromesso. Ci aiuti a non dimenticare questo triste, angosciante, passato. Faccia tremare il suo monito a favore d’una memoria davvero vigile per il nostro futuro. Buon lavoro presidente».

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