"Piantagione di marijuana da record in Italia": chiesti 3 anni di carcere per 2 fratelli palermitani

L'inchiesta "Green River" che vede coinvolti Pietro e Vincenzo Martini in merito al sequestro di 30 tonnellate di "erba" nelle campagne fra Campobello e Naro: la droga avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro

Il pubblico ministero Paola Vetro ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione per Pietro e Vincenzo Martini, palermitani di 19 e 21 anni, accusati di coltivazione di droga. Il loro arresto è scattato il 18 ottobre dell'anno scorso. I carabinieri, dopo un mese di indagini, avevano fatto irruzione in un terreno di Naro per poi scoprire oltre trenta tonnellate di marijuana nascoste in un casolare attiguo e nello stesso fondo. Fondamentale anche l'uso di un drone che ha confermato la presenza della piantagione.

L’inchiesta è stata denominata “Green River”. La sostanza stupefacente sull’illegale mercato dello spaccio avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro. Una sorta di "azienda agricola" dove per ogni filare di frutteto (alberi da cachi) ne sono stati trovati due di canapa indiana. Secondo quanto è stato reso noto dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento "si è trattato del più grosso sequestro che si è registrato in Italia".

Oltre 10 mila le piante presenti, alte da un metro e mezzo a due metri, in piena fioritura. Due i casolari adibiti ad essicatoio di primo e secondo livello. In manette oltre Pietro e Vincenzo Martini era finito anche Carmelo Collana, 53 anni, dipendente del Comune di Canicattì, proprietario del fondo agricolo.

I tre imputati hanno saltato l’udienza preliminare perché la Procura ha chiesto, ottenendolo, il giudizio immediato. Subito dopo i difensori (gli avvocati Salvatore Manganello e Debora Speciale) hanno chiesto il rito abbreviato. I militari, durante l’operazione, hanno trovato la droga in parte già confezionata in sacchi e in parte in fase di essiccazione.

Nel corso dell'operazione furono sequestrate anche una pistola calibro nove in ottimo stato e una cinquantina di cartucce. L'arma sarebbe stata a disposizione di Collana. L'uomo - un dipendente dell'ufficio Tributi, con contratto part time - in passato è stato vigile urbano a Canicattì.

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