Cronaca

Presi con 30 tonnellate di droga, condannati due fratelli palermitani

L'inchiesta "Green River" che ha visto coinvolti Pietro e Vincenzo Martini: la droga avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro. Secondo quanto è stato reso noto dal comando provinciale dei carabinieri "si è trattato del più grosso sequestro che si è registrato in Italia"

La droga sequestrata

Oltre trenta tonnellate di marijuana nascoste in un casolare e tra i filari di cachi: diecimila piantine di droga che avrebbero fruttato una fortuna sul mercato. Nove mesi dopo l’operazione, con tre arresti, si conclude il processo con la condanna di tutti gli imputati. Tre anni di reclusione sono stati inflitti ai fratelli palermitani Pietro e Vincenzo Martini, di 19 e 21 anni, accusati di concorso in coltivazione di droga.

La pena più alta - quattro anni di reclusione - è stata inflitta invece a Carmelo Collana, 53 anni, ex vigile urbano e impiegato comunale di Canicattì. Oltre che dell’accusa di coltivazione di droga, era imputato di possesso illegale di arma, ricettazione e furto.

Nel corso dell'operazione, messa a segno a Naro dai carabinieri il 17 ottobre scorso, sono state sequestrate anche una pistola calibro nove in ottimo stato e una cinquantina di cartucce. Il possesso dell’arma era contestato solo a Collana che è stato, comunque, assolto dall’accusa di ricettazione della stessa. Fra le accuse anche il furto di energia elettrica perché il casolare, ritenuto nella disponibilità del dipendente comunale canicattinese, sarebbe stato alimentato rubando la corrente.

La sentenza è stata emessa nella tarda mattinata di ieri dal giudice dell’udienza preliminare Luisa Turco. Le condanne inflitte sono ridotte di un terzo per effetto del rito abbreviato chiesto dai difensori, gli avvocati Salvatore Manganello e Debora Speciale, dopo che il gip aveva disposto il giudizio immediato.

L’inchiesta è stata denominata “Green River”. La sostanza stupefacente sull’illegale mercato dello spaccio avrebbe potuto fruttare oltre 15 milioni di euro. Una sorta di "azienda agricola" dove per ogni filare di frutteto (alberi da cachi) ne sono stati trovati due di canapa indiana. Secondo quanto è stato reso noto dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento "si è trattato del più grosso sequestro che si è registrato in Italia".

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