Cronaca

Uomo massacrato a mazzate davanti alla compagna incinta, palermitano torna in carcere

Regolamento di conti sull'Isola d'Elba: il palermitano (47 anni) nel gennaio 2017 era finito ai domiciliari per aggressione, ora è tornato in carcere. Avrebbe sfruttato male il privilegio del braccialetto elettronico

Torna in carcere il palermitano arrestato nel gennaio dello scorso anno dai carabinieri dell'Isola d'Elba e poi finito agli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari che ha accolto la richiesta della stazione locale dei carabinieri.

I fatti risalgono alla fine di gennaio del 2017, quando il palermitano (R.D.S. le iniziali) fu arrestato dai carabinieri toscani in quanto ritenuto uno degli autori di un’aggressione avvenuta nel comune di Campo nell’Elba. Un regolamento di conti finito nel sangue.

Il palermitano ottenne gli arresti domiciliari, con l’ausilio del braccialetto elettronico dopo sei mesi di detenzione. Un privilegio che il 47enne non ha saputo sfruttare al meglio. Perché dopo una denuncia per minaccia da parte del suo vicino di casa, l’ordinanza del Gip ne ha disposto nuovamente la sua carcerazione.

Quello del gennaio 2017 fu un agguato in piena regola. Una banda di cinque persone con manganelli e coltelli picchiò selvaggemente un 30enne bulgaro. Il palermitano fu portato in carcere alle Sughere di Livorno con l'accusa è di lesioni personali gravi e rapina. Il palermitano insieme ad altri quattro uomini aveva teso un agguato al trentenne bulgaro, picchiato davanti alla compagna incinta di sei mesi, una giovane toscana. Alla ragazza vennero poi dati 10 giorni di prognosi per lo spavento nel vedere il padre del bambino non ancora nato, ridotto a una maschera di sangue.

La vittima - secondo la ricostruzione fatta poco dopo dai carabinieri - fu attirata nella trappola dalla chiamata di un amico, che aveva telefonato dicendo di essere in difficoltà. Quindi l'assalto del commando, sbucato in una zona buia. Inutile la fuga verso la spiaggia, l'uomo venne raggiunto e sommerso di percosse. Oltre al palermitano entrarono in azione un tunisino di 32 anni e una coppia di kosovari giunti sull'isola con il preciso incarico di partecipare e portare a termine il pestaggio. Dopo l'aggressione il palermitano scappò verso Portoferraio con il chiaro intento di lasciare immediatamente l'isola. Poi l'allarme ai carabinieri, l'inseguimento, con l'auto degli aggressori riconosciuta e pedinata fino alla zona portuale dove il palermitano era sceso per acquistare i biglietti per il traghetto. I carabinieri lo bloccarono e dalle perquisizioni (anche in casa) trovarono 2.500 euro in contanti, che secondo il palermitano erano destinati a una vacanza con gli amici, e diverse armi tra cui i manganelli usati nell'aggressione e una coppia di coltelli. Le prove a carico del 47enne vennero subito definite schiaccianti dai carabinieri.

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