Venerdì, 6 Agosto 2021
Cronaca

"Falde acquifere inquinate dal percolato di Bellolampo", ma per 7 imputati arriva l'assoluzione

Scagionati dopo 6 anni di processo i commissari straordinari e diversi dirigenti dell'Amia, poi fallita. Per la Procura, che sequestrò la discarica, tra il 2010 ed il 2013 il liquido prodotto dai rifiuti non sarebbe stato trattato correttamente e sarebbe finito anche nel torrente Celona. Per le difese, invece, la contaminazione sarebbe stata precedente

Il percolato all'interno della discarica di Bellolampo

Secondo la ricostruzione della Procura, dalla discarica di Bellolampo il percolato prodotto dai rifiuti in putrefazione sarebbe riuscito a raggiungere le falde acquifere e ad inquinare il torrente Celona. Un'ipotesi che anni fa portò addirittura al sequestro dell'impianto. Stasera, però, la quarta sezione del tribunale ha assolto sette imputati, tra commissari straordinari nominati dopo la richiesta di fallimento dell'Amia (diventata poi Rap) e dirigenti dell'ex municipalizzata. 

Un primo processo sullo stesso tema vedeva invece imputati gli ex vertici dell'Amia e si concluse anch'esso con una serie di assoluzioni. Oggi sono stati scagionati Pietro Lo Monaco (ex dirigente generale della Protezione civile regionale), Sebastiano Sorbello (ex commissario straordinario), Paolo Lupi (ex commissario straordinario), Francesco Foti (ex commissario straordinario), Nicolò Gervasi (ex direttore generale dell'Amia), Antonino Putrone (ex direttore del dipartimento Impianti dell'Amia) e Pasquale Fradella (ex direttore del dipartimento Impianti dell'Amia). Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati David Grasso Castagnetta, Fabrizio Biondo, Oriana Limuti, Sergio Monaco, Michele de Stefani, Roberto Mangano e Giuseppe Piazza.

In base all'inchiesta coordinata all'epoca - le contestazioni vanno dal 2010 al 2013 - dall'allora procuratore aggiunto Dino Petralia e dai sostituti Alessandro Clemente, Claudia Ferrari e Gery Ferrara - le acque sarebbero state inquinate anche da metalli pesanti. Il tutto perché il percolato all'interno della discarica non sarebbe stato trattato correttamente, tanto che in un periodo si sarebbe formato un vasto lago nero tra gli stessi rifiuti. Gli imputati furono rinviati a giudizio dall'allora gup Marina Petruzzella a dicembre del 2014. 

Le difese hanno però sempre sostenuto che i dati chimici rilevati sarebbero stati indipendenti dal percolato. In altri termini la falda acquifera, così come il torrente Celona, sarebbero stati in pessime condizioni già precedentemente. Una ricostruzione che i giudici - dopo 6 anni di processo - hanno ritenuto valida.

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