Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Impastato ucciso 42 anni fa, il ricordo dell'Unci: "Peppino dalla sua radio faceva i nomi dei boss"

Il Gruppo siciliano dell'Unione Cronisti ricorda l'attivista ucciso nella notte tra l'8 ed il 9 maggio 1978: soltanto dopo il barbaro assassinio gli è stato riconosciuto il tesserino di giornalista

Sono trascorsi 42 anni dall'assassinio di Peppino Impastato, giornalista e attivista politico che, dalle frequenze di Radio Aut, denunciava le collusioni tra i mafiosi ed i "colletti bianchi". Il Gruppo siciliano dell'Unione Cronisti (Gruppo di specializzazione della Fnsi-Assostampa) oggi ricorda Impastato al quale soltanto dopo il barbaro assassinio è stato riconosciuto il tesserino di giornalista.

Impastato, nella notte tra l'8 ed il 9 maggio 1978, venne sequestrato vicino alla sua abitazione e portato dai suoi carnefici in un casolare di Marina di Cinisi (Palermo) - poco distante dall'aeroporto di Punta Raisi - poi torturato e infine trucidato con una carica di tritolo lungo la strada ferrata Palermo-Trapani. I mafiosi, a cominciare da Gaetano Badalamenti, capocosca di Cinisi, hanno subito provato a depistare le indagini. La morte di Peppino, infatti, doveva passare per un fallito attentato terroristico e per diverso tempo gli inquirenti hanno seguito questa pista. L’impegno del fratello Giovanni e soprattutto della madre Felicia Bartolotta ha portato magistrati e investigatori, negli anni ‘90, al vero contesto in cui è maturato l’assassinio. 

"Dai microfoni dell'emittente privata Radio Aut - ha osservato il presidente dell'Unci Sicilia, Leone Zingales - Impastato quotidianamente condannava la mafia e faceva i nomi dei boss mafiosi e dei politici collusi con la mafia. Peppino Impastato raccontava di comitati d'affari e di appalti sui quali bisognava indagare. Il tritolo che lo ha ucciso non ne ha minimamente scalfito la memoria e l'impegno civile. Il casolare di via 9 maggio 1978, a Marina di Cinisi, è stato dichiarato nel 2014, dalla Regione siciliana, edificio di interesse culturale. Diverrà - ha concluso Zingales - un luogo di memoria proprio come il Giardino di Ciaculli, alla periferia di Palermo, dove Unci e Anm, ricordano le vittime della mafia con la piantumazione degli alberi. Anche a Peppino, come agli altri sette giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia, abbiamo dedicato un albero".

Questo invece il ricordo di Leoluca Orlando: "La morte di Peppino Impastato ha segnato uno dei punti più tragici e perversi della permeabilità sino alla identificazione fra istituzioni pubbliche e private e mafia, che assumeva a volte anche il volto dello Stato. Ricordare la sua morte ma soprattutto la sua vita, impegnato con le armi della cultura, dell'informazione e dell'ironia contro la violenza fisica e culturale della mafia, non è solo un modo per continuare a rendere un doveroso omaggio, ma è anche un modo per ricordare quanto quelle armi siano tutt'ora un grande strumento, unito alla repressione giudiziaria, per contrastare le mafie di ogni tipo".
 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Impastato ucciso 42 anni fa, il ricordo dell'Unci: "Peppino dalla sua radio faceva i nomi dei boss"

PalermoToday è in caricamento