Cronaca

"Pedalata no oil-spegniamo la guerra": manifestazione contro i conflitti in Medio Oriente

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

L’iniziativa dalla Consulta palermitana per la Pace, la Nonviolenza, i diritti umani ed il disarmo è frutto di un percorso avviato nelle giornate più calde della crisi USA-IRAN, con la convocazione dell’assemblea contro la guerra il 9 gennaio (presso l’aula Rostagno di Palazzo delle Aquile), a cui ha fatto seguito l’indizione del successivo incontro alla Fonderia Oretea lo scorso 15 gennaio. Si tratta di un percorso che si innesta nel quadro della mobilitazione internazionale per la pace, promossa dal movimento pacifista americano, arricchito dalla Consulta di Palermo, la quale – avvalendosi del principio costituzionale di cui all’articolo 11 (L'Italia ripudia la guerra…) – invita ad aderire ed a partecipare alla giornata internazionale per la Pace di sabato prossimo, avendo chiaro l’obiettivo di schiudere le porte ad una prospettiva politica sul piano globale contro tutte le guerre e tutte le dittature, a fianco dei popoli che si battono per il proprio futuro. “Manifestiamo – scrivono nell’appello di adesione alla chiamata pacifista globalizzata – il nostro sostegno alle popolazioni, vere vittime delle guerre, e a chi si rivolta da Baghdad a Teheran, da Beirut ad Algeri, da Damasco, al Cairo, a Gerusalemme, a Gaza.

Quel che sta avvenendo nel Golfo Persico, aggiungendosi alle sanguinose guerre e alle crescenti tensioni in corso, mette in luce la drammatica attualità e il vero realismo dei ripetuti ma inascoltati appelli di Papa Francesco per l’avvio di un processo di disarmo internazionale equilibrato”. Secondo l’analisi sviluppata dal dibattito assembleare del movimento palermitano, l’evidenza della condizione politico-repressiva della situazione irachena porta ad una constatazione, in base alla quale la crisi del vecchio ordine mondiale fa si che le “potenze regionali e globali si contendano con la guerra aree di influenza sulla pelle delle popolazioni locali”. Sostanzialmente la guerra non è solo distruzione e macerie. Essa cerca di cancellare dall’agenda politica la questione sociale divenuta oramai incontenibile. Una questione che in Irak è “esplosa nelle proteste delle popolazioni che hanno occupato pacificamente le piazze e le strade”.

Fermare la spirale di violenze è responsabilità anche italiana e chiediamo al nostro Governo di farlo con atti concreti: • opporsi alla proposta di impiego della Nato in Iraq e in Medio Oriente; • negare l’uso delle basi Usa in Italia per interventi in paesi terzi senza mandato ONU; • bloccare l’acquisto degli F35; • fermare la vendita di armi ai paesi in guerra o che violano i diritti umani come sancito dalla L. 185/90; • ritirare i nostri soldati dall’Iraq e dall’Afghanistan, richiedendo una missione di peacekeeping a mandato ONU ed inviare corpi civili di pace; • adoperarsi per la sicurezza del contingente italiano e internazionale in missione UNIFIL in Libano; • aderire al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari eliminandole dalle basi in Italia; • sostenere in sede europea la necessità di mantenere vivo l’accordo sul nucleare iraniano implementando da parte italiana ed europea le misure di revoca dell’embargo • porre all’interno dell’Unione europea la questione dei rapporti USA-UE nella NATO. Per tutto questo invitiamo a aderire ed a partecipare alla giornata di mobilitazione internazionale di sabato 25 gennaio 2020

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