"Se non facciamo così non ci ascoltano": donna picchia infermiera al Civico

Troppa attesa, suocera della paziente si ribella con calci e pugni. Nuova aggressione in ospedale, la "vittima" è stata colpita all'altezza del volto e del torace. E' scattata la denuncia per interruzione di pubblico servizio

Nuova aggressione in ospedale. E’ accaduto ieri al Civico dove una dottoressa e un’infermiera sono state aggredite da due donne, arrivate al pronto soccorso alle 13. Una di loro, accompagnata dalla suocera, si era recata nella struttura sanitaria per un problema di anemia e già in passato aveva effettuato delle trasfusioni. Dopo le prime analisi del sangue e la richiesta di una nuova trasfusione, le due avrebbero mostrato già i primi segni di nervosismo, gestito in prima battuta dal personale dell’ospedale.

Dopo il primo trattamento, e in attesa del secondo, intorno alle 19 la suocera si sarebbe scagliata con calci e pugni contro un’infermiera. Colpita all’altezza del volto e del torace, dopo la Tac le sono stati dati tre giorni di prognosi. Qualcuno nell’area d’emergenza avrebbe sentito la donna mentre diceva: “Si un facemu accussì un nni runanu cuntu”. Sul posto è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine che hanno riportato la calma e denunciato la donna, G.G. di 64 anni, per lesioni, minacce e interruzione di pubblico servizio. Stessa sorte per il compagno della paziente, il 45enne M.G..

Un altro episodio che accende i riflettori sul clima di tensione spesso vissuto nelle aree d’emergenza degli ospedali pubblici dove spesso anche i pazienti che stanno già ricevendo delle cure si scagliano con rabbia contro il personale. “Situazioni ricorrenti - spiegano dall’ospedale - che 90 volte su 100 riusciamo a gestire noi stessi, assecondando le richieste delle persone e la loro percezione dell’urgenza. Ma in certi casi è proprio un metodo strumentale utilizzato, in maniera sbagliata, con il convincimento che facendo si ottiene ciò di cui si ha bisogno”.

Non molte ore prima un altro episodio si è verificato all’Ismett, dove i familiari di una donna morta a causa di una malattia terminale si sono scagliati contro il personale. La direzione sanitaria, dopo aver contattato il 113 e chiesto l’intervento della polizia, ha scritto una nota. "Era in cura da noi da qualche giorno - spiegano dall’Ismett - e le sue condizioni erano apparse già molto gravi sin dall’inizio. La circostanza gli era stata prospettata, ma probabilmente non ne avevano appreso la gravità".

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In mattinata i rappresentanti del sindacato dei medici Cimo, su loro richiesta, saranno ascoltato dalla Commissione regionale “Servizi sociale e sanitari” per parlarle delle problematiche relativa alla sicurezza e all’incolumità degli operatori nei pronto soccorso. Al centro dell’audizione, fra le altre cose, il rispetto della raccomandazione numero 8 del Ministero della Salute risalente al 2007, che prevede alcune azioni per prevenire tali episodi: l’elaborazione di un programma di prevenzione, l’analisi delle situazioni lavorative, la definizione e implementazione di misure di controllo e la formazione del personale.

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