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Duecento licenziamenti, Rfi diffida: "Non fermate i lavori del passante ferroviario"

La reazione di Rete ferroviaria italiana all'annuncio della Sis. I sindacati: "Cantiere vicino alla chiusura, lasciare l'opera incompleta sarebbe un disastro per la città"

La Sis annuncia il licenziamento di 200 lavoratori attualmente impegnati nel cantiere del passante ferroviario. E Rfi risponde con una diffida. Un vero e proprio braccio di ferro che rischia di rallentare l'opera e ingarbuglia ancora di più la vicenda. Il licenziamento annunciato è dovuto a uno stato di crisi dell'azienda: va avanti dall'autunno scorso un contenzioso sull'importo dei lavori, con la Sis che negli anni ha accumulato nella gestione del cantiere un sovraccosto di circa 100 milioni di euro e ha chiesto a Ferrovie di rivedere gli accordi per aver ripianato il debito. L'azienda ha chiesto un accertamento tecnico preventivo al Tribunale di Roma per avere riconosciuto l'importo richiesto. Il Tribunale si deve ancora pronunciare.

Dopo l'annuncio dei licenziamenti da parte della Sis, Rete ferroviaria italiana intanto è passata all'attacco. E fa sapere di avere inviato all'azienda una diffida a procedere con azioni che possano rallentare la produzione, con l'avvertenza di essere pronta ad intraprendere "tutte le iniziative necessarie a tutelare i propri interessi e della cittadinanza in caso di mancato rispetto degli accordi contrattuali".

Nel corso di tre incontri tecnici fra le parti, tra il 10 e il 23 gennaio, erano state pianificate le attività necessarie alla riattivazione del servizio ferroviario per Punta Raisi. Rfi - che esprime "stupore per l’annuncio" - ritiene "inaccettabili le motivazioni prodotte da Sis in relazione a presunte difficoltà di natura tecnica o finanziaria che costituirebbero impedimento alla normale prosecuzione dei lavori" ma, si legge nello stesso comunicato, è "disponibile a confronti per una rapida individuazione di soluzioni condivise, utili a risolvere eventuali problemi che bloccano il completamento delle opere programmate nei tempi concordati".

Sulla questione sono entrati anche i sindacati: “Se la minaccia dei licenziamenti ad opera della Sis venisse messa in atto, il cantiere del passante ferroviario, che vede impegnato in questo momento 270 operai, sarebbe vicino alla chiusura". "Come organizzazioni sindacali ci opponiamo a questi licenziamenti perché non hanno rispondenza con gli attuali carichi di lavoro", dicono in coro Ignazio Baudo, Dino Cirivello e Francesco Piastra, segretari provinciali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Palermo". "Il lavoro c'è - proseguono - l'opera per essere definita ha bisogno di questi lavoratori, sono in numero congruo rispetto allo stato di avanzamento dell'opera. Se l'azienda licenzia 200 lavoratori, significa chiudere il cantiere. Lasciare l'opera incompleta sarebbe un disastro per la città”.

I sindacati degli edili intanto hanno deciso di chiamare in causa il ministro alle Infrastrutture Delrio. Una situazione analoga si era creata a ottobre, con l'annuncio sempre di 200 licenziamenti da parte della Sis. Poi, dopo la presa di posizione del ministro, e gli incontri in Prefettura, l'azienda aveva soprasseduto e non aveva avviato più la procedura di licenziamento. “Abbiamo spedito una lettera al ministro Graziano Delrio in cui chiediamo di essere convocati unitamente alla stazione appaltante, a Rfi e all'assessorato regionale alle Infrastrutture – aggiungono Ignazio Baudo, Dino Cirivello e Francesco Piastra - Nei prossimi giorni svolgeremo le assemblee con i lavoratori per informarli. E per decidere le iniziative opportune da adottare”.


 

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