Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

A Partinico l’”Area 51” degli incidenti: truffa alle compagnie di assicurazioni

Un terreno non lontano dal centro cittadino trasformato in una pista dove venivano simulati gli scontri. A coordinare il tutto il pregiudicato Vincenzo Nobile. Coinvolti avvocati, periti e perfino impiegati delle poste. La polizia ha eseguito 23 misure cautelari

Un'immagine di un incidente simulato

Un terreno non lontano da Partinico trasformato in una sorta di “Area 51”, protetta da recinzioni, telecamere e allarmi sonori, dove però non venivano nascosti extraterrestri ma si creavano falsi incidenti per truffare le assicurazioni e intascare centinaia di migliaia di euro. (GUARDA IL VIDEO)

Dopo due anni di indagini stamattina è scattato il blitz della polizia del commissariato di Partinico che ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti (NOMI). Una persona, Vincenzo Nobile, ritenuto il “burattinaio” è stato condotto in carcere. Altre 10 sono ai domiciliari, mentre per 12 è scattato il divieto di dimora. L’indagine, denominata “Phantom Crash”, è stata coordinata dal sostituto Procuratore Calogero Ferrara. I provvedimenti eseguiti tra Partinico, Palermo, Borgetto e Gibellina hanno coinvolto anche una serie di professionisti: avvocati, periti assicurativi ed impiegati postali.

IL NOBILE - La composizione organica della “banda” era formata da un folto numero di persone, al vertice del quale spiccava, per la sua “abilità di gestione e coordinamento” un pregiudicato partinicese di 54 anni, Vincenzo Nobile, che si avvaleva della collaborazione di più persone di fiducia - familiari compresi - che lo coadiuvavano nelle fasi organizzative della simulazioni dei sinistri. A finire nella rete degli investigatori sono stati anche i familiari ed amici di Nobile, definito “indiscusso ideatore e propulsore del sistema illecito”. I familiari hanno avuto, nell’associazione criminale, un ruolo di copertura essenziale, mentre un ruolo altrettanto importante hanno rivestito alcuni amici nelle fasi organizzative dei falsi incidenti stradali, fornendo la propria disponibilità personale e supporto logistico con mezzi, carcasse di autovetture già danneggiate o prossime alla demolizione nonché targhe e manodopera.

TARGHE FALSIFICATE - I mezzi coinvolti, in molte occasioni, risultavano essere gli stessi anche se le targhe, in certi casi, venivano sostituite a seguito di denunce di deterioramento o smarrimento, procedendo, dunque, alla “reimmatricolazione” delle stesse auto. In diverse occasioni le targhe dei mezzi coinvolti nei falsi incidenti stradali venivano pure alterate, in modo da indurre le compagnie assicuratrici in errore circa lo stato della pratica risarcitoria. Infatti, nella redazione delle denunce dei sinistri, i denuncianti avrebbero formulato intenzionalmente la variazione di un numero o di una lettera, strategia usata nel tentativo, spesso riuscito, di eludere i controlli che avrebbero posto in essere le stesse assicurazioni al fine di confermare la veridicità dell’incidente denunciato.

LE COMPAGNIE TRUFFATE - Diversi sono i capi d’ imputazione a carico degli indagati ed in base al ruolo svolto in seno all’organizzazione, che vanno dall’associazione per delinquere alla truffa. Reati commessi in danno delle compagnie di assicurazioni: Hdi, Gruppo Fondiaria Sai, gruppo Allianz, Vittoria, Liguria, Ugf, gruppo Generali, Cattolica, Chartis Insurance, Sara, Direct Line. I “truffatori” riscuotevano ingenti importi relativi alle liquidazioni di danni derivanti dai falsi sinistri stradali attraverso l’utilizzo di altrettante false denunce degli incidenti, ottenendo illecitamente il pagamento degli stessi sulla base di false perizie e di istruzione delle pratiche risarcitorie.

LE INDAGINI - Le indagini, condotte sia con metodi tradizionali quali appostamenti, pedinamenti e scatti fotografici, sono state implementate anche da intercettazioni telefoniche e video, costituendo indispensabili strumenti per acclarare la responsabilità degli odierni indagati. Sono state inoltre effettuate riprese aeree così permettendo l’individuazione di una vera e propria “pista di collisione” approntata da Nobile all’interno di un appezzamento di terreno (in una contrada poco distante dal centro di Partinico) di sua proprietà, usato anche come deposito di parti di carrozzerie già danneggiate, di auto di diverso tipo quali portiere, cofani, paraurti ed altro materiale da adoperare volta per volta.

AREA PROTETTA - L’area era ben protetta da occhi indiscreti grazie ad un’alta recinzione perimetrale realizzata in muratura e disseminata da telecamere a circuito chiuso ed allarmi sonori. Tale “pista” consiste in una striscia di cemento di circa 50 metri di lunghezza per 5 di larghezza che si estendeva all’interno dell’area rurale e veniva usata per simulare gli incidenti stradali. Infatti, nel corso delle attività di video riprese effettuate all’interno ed all’esterno di quell’appezzamento di terreno, gli investigatori del commissariato di Partinico avevano filmato alcuni dei momenti salienti, distinti in diversi periodi, in cui Nobile insieme ad altri suoi fedelissimi, si attivavano per la pianificazione dei sinistri simulati effettuando delle vistose manovre di collisione - provocate intenzionalmente e ripetute più volte - fino a raggiungere un elevato grado di danno al mezzo da  inserire nelle false denunce di incidenti stradali. In quelle circostanze si impiegavano delle carcasse di autovetture contro le quali, dopo una breve rincorsa, venivano lanciate, con autista a bordo le auto il più delle volte noleggiate presso agenzie “rent a car”, che dovevano servire per avviare le pratiche risarcitorie dei falsi sinistri.

IL RUOLO DEI PERITI E DEGLI AVVOCATI - Da quel momento entravano in azione i periti/liquidatori, che hanno avuto il fondamentale ruolo “evolutivo” nella gestione delle pratiche, agendo con dolo nell’esecuzione delle false perizie. Gli avvocati, poi, avrebbero avuto il fondamentale ruolo di sostegno nelle fasi risarcitorie per aver istruito le relative pratiche adducendo falsi dati al fine di sollecitarne le liquidazioni. Alcuni impiegati delle Poste Italiane avrebbero quindi facilitato il movimento o comunque la negoziazione di assegni, intestati a terze persone, che risultavano essere stati falsamente coinvolti nei vari sinistri denunciati, incassati da Nobile o, in altre occasioni, che avevano affidato a quest’ultimo il proprio mezzo per essere appositamente danneggiato, al fine di avviare le false pratiche risarcitorie. Questi ultimi erano amici e/o parenti, che spesso figuravano nei Cid (constatazione amichevole d’incidente ndr) come parti coinvolte in incidenti in realtà inesistenti. Ognuno, insomma, con un compito ben preciso ma con un livello di interesse differente l’uno dall’altro in base all’importanza del ruolo ricoperto. Si ritiene che l’associazione criminale abbia intascato introiti per svariate centinaia di migliaia di euro.

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