Cronaca

L'attore e assistente sociale Brancati aggredito da un migrante: "Amo il mio lavoro, non ci rinuncio"

A raccontare l'episodio è lo stesso artista, soccorso e portato all'Ingrassia: "Felice di essere vivo! Stanotte ho rischiato la morte". Poi precisa: "Il razzismo non so cosa possa essere! Alcuni arrivando da situazioni difficili conoscono come unico modo di comunicare la violenza"

Paolo Brancati - foto pubblicata su Facebook

Brutta avventura per l'attore e regista palermitano Paolo Brancati. L'artista, che quando non calca le scene lavora come assistente sociale in una comunità per migranti, è stato aggredito da uno degli ospiti della struttura. A raccontare l'episodio è lo stesso Brancati, finito in ospedale, in un post su Facebook. Alcune foto e una scarna didascalia "Lavorando lavorando capita che vieni aggredito!", ma allo stesso tempo la presa di posizione: "Io amo il mio lavoro e questo sporadico avvenimento non mi porterà certo a rinunciare a questa realtà".

Rispondendo ai tanti amici che si informano dele sue condizioni, Brancati ricostruisce quanto accaduto. "Lui ha iniziato spegnendo le luci e a colpirmi con pugni, calci e testate! Sono felice di essere vivo!!!! Stanotte ho rischiato la morte". L'attore è stato soccorso e portato all'ospedale Ingrassia. Per lui ferite a una gamba, a un braccio e un bernoccolo in testa.

Quanto accaduto però non spinge di certo l'attore a limitare il suo impegno. "Sono un assistente sociale! Il razzismo non so cosa possa essere! Il problema - scrive - è che il rispetto delle regole per alcuni è ovvia per altri è vista come una 'restrizione' alla loro libertà e alcuni arrivando da situazioni difficili conoscono come unico modo di comunicare la violenza! Io amo il mio lavoro e questo sporadico avvenimento non mi porterà certo a rinunciare a questa realtà, dando sempre di più a chi oggi ha bisogno di aiuto. Sono nostri fratelli e bisogna essere solidali nell’accoglierli, ma anche a istruirli sulla nostra legge (diritti e doveri) come ognuno di noi anche loro sono tenuti a rispettarla".

"Il problema - spiega Brancati - è complesso questi ragazzi arrivano da Paesi dove purtroppo sulle loro spalle hanno subito violenze e quindi conoscendo solo la violenza utilizzano solo questo modo per comunicare!!!! Per fortuna che sono solo casi Sporadici, il 99,99 % è grato di tutto quello che si fa per loro ogni giorno!!! E per noi social worker è la più bella soddisfazione al mondo vedere un sorriso su quei volti che fino ad oggi hanno visto solo atrocità".

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