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Cronaca

Panettiere palermitano a Nembro: "Ho dormito 40 giorni in negozio, ma ho perso mio papà"

Salvatore Mazzola, ex direttore d'albergo che si è trasferito nelle montagne bergamasche per inseguire la sua passione, ha lottato con tutte le sue forze per salvare il padre, ex professore di Montelepre di 81 anni. Si era isolato nel suo panificio per evitare di contagiare la famiglia

Fino a pochi anni fa era direttore d'albergo. Poi però ha deciso di mollare tutto e trasferirsi nella montagna bergamasca, a Nembro, per inseguire il suo grande sogno, quello cioè di diventare panettiere. Questa è la storia di Salvatore Mazzola, palermitano di Montelepre. Una storia triste, raccontata magistralmente da valseriananews.it, perché segnata dal Coronavirus che gli ha portato il papà. Siamo nell'epicentro del contagio, ovvero Nembro. Il nastro dei ricordi torna all'inizio dell'uragano Covid: quando è iniziato a circolare l’allarme e Mazzola ha deciso di lasciare le sue collaboratrici a casa, per evitare di esporle a rischi inutili, iniziando a gestire da solo il suo panificio, “Semplicemente buono”. Crescendo infatti la preoccupazione anche per la famiglia - la moglie, i figli piccoli e i genitori, in quel momento a Nembro per dare supporto - Salvatore, senza pensarci due volte, si è isolato da tutti. Dal 5 marzo, dopo aver comprato una brandina, ha iniziato a dormire nella sua panetteria.

"Sveglia per mezzanotte e mezzo, doccia e iniziavo la preparazione - racconta lui valeseriananews.it -. Poi l’ultima fornata alle 9 e mezzo del mattino e via pronti per la vendita. Fortunatamente ho chiuso il bar, e questo mi ha aiutato". Salvatore Mazzola è rimasto in isolamento volontario, recluso nella sua panetteria, per un mese e 7 giorni, fino al giorno di Pasquetta. Nonostante questo, il suo gesto non è servito a proteggere dal virus proprio quegli affetti che lui, con il suo personale lockdown, voleva salvaguardare. "Il Coronavirus colpisce tutti: prima i bambini, poi sua mamma, subito dopo il papà e poi la moglie. Nei bambini, il virus si manifestava come una semplice influenza, e come tale curata con anti-piretici. La mamma lo smaltiva in una settimana senza febbre, e sua moglie perdeva per un giorno l’olfatto e il gusto. Sul papà, invece, il virus si abbatteva silenzioso".

"Mio padre, a partire dal 5 marzo, iniziava ad avere qualche accenno di tosse secca e di affanno respiratorio soprattutto quando si coricava. Dopo 9 giorni, vedendolo peggiorare, ci siamo allarmati. Così il 17 marzo, abbiamo chiamato il numero dell’emergenza-Covid". C'è un leggero miglioramento. Poi però le condizioni dell'uomo, peggiorano rapidamente a fine marzo. Dopo varie peripezie raccontate nell'articolo, Giuseppe Mazzola, professore di 81 anni, di Montelepre, è stato portato in clinica a Bergamo. "Martedì 31 marzo è l’ultima volta in cui lo abbiamo sentito. In una videochiamata drammatica, mio padre ci diceva: 'non ve ne andate, restate con me', mentre cercava di bere da una bottiglia d’acqua non riuscendoci. Era alla fine, ma ci voleva con noi".

L'uomo è morto la mattina successiva alle 10:20. "Inutile girarci intorno - ha spiegato Salvatore Mazzola a valseriananews - siamo stati segnati da due episodi gravi. Intanto il 17 marzo abbiamo trovato gente impreparata che non sapeva nemmeno come effettuare i tamponi, così l’hanno negato a mio padre e hanno aggravato la situazione. Poi la richiesta folle del saturimetro, che ancora oggi quasi nessuna famiglia a Nembro ha a disposizione. Se non ci fossero stati questi errori, tutto sarebbe andato diversamente, ne sono sicuro. Mio padre sarebbe ancora vivo. Ci hanno fatto perdere 10 giorni, hanno fatto aggravare le condizioni di mio padre e lo hanno portato alla morte. Poi, non contenti, nell’emergenza più totale ci hanno chiesto i dati del saturimetro. Mio padre è stato lucido fino alla fine. Ma quel giorno ci disse, prostrato dal dolore, che non ce la faceva più. Così gli ho detto: basta papà, smetti di lottare, saremo sempre con te. In quell’ultima videochiamata ci siamo scambiati le consegne e lo abbiamo salutato".

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