"Lavoro nero, a Palermo c'è chi si è informato per rifiutare il reddito di cittadinanza"

Lo ha detto Pasquale Tridico, presidente dell'Inps: "Sono state le aziende, per cui queste persone lavoravano in modo illecito, per evitare sanzioni, a consigliare ai beneficiari di rinunciare". Registrati altri casi analoghi in Italia

"Ci sono stati 12 casi, ad esempio a Palermo, dove delle persone si sono informate sul come rifiutare il reddito. Ma sapete perché? Sono state le aziende, per cui queste persone lavoravano in nero, per evitare sanzioni, a consigliare ai beneficiari di rinunciare". Lo ha detto Pasquale Tridico, presidente dell'Inps.

"Le domande per il reddito di cittadinanza in Italia "fino al 31 maggio sono state un milione e 270mila, sono in linea con quelle previste e c'è un tasso di rifiuto del 25%, cioè quelle respinte - ha proseguito -. Se si conferma questo andamento avremo un miliardo l'anno che poi potrà essere utilizzato dal governo". In che modo? Non sappiamo ancora i dettagli. Quanto al numero di rinunce, Tridico ha commentato alcuni dati diffusi dai media bollandoli come "fake news". "Voi avete sentito parlare di una grossa fake news, cioè 100mila persone che hanno restituito il reddito ma non è vero - ha spiegato il presidente dell'Inps -. Ci sono stati dei casi in cui delle persone si sono informate sul come rifiutare il reddito perché lavoravano in nero, per evitare sanzioni, a consigliare ai beneficiari di rinunciare".

Tridico ha anche spiegato il motivo per cui 531 euro è la media del reddito di cittadinanza al Sud Italia, dove c'è un'importante domanda. "Non chiedono il sostengo all'affitto, che è di 280 euro, perché hanno la casa di proprietà", ha detto il numero uno dell'Inps.

Il reddito di cittadinanza - strumento di contrasto alla povertà introdotto dal decreto legge 4 del 2019 - è stato al centro di un approfondimento contenuto nel Rapporto annuale di Banca d’Italia, presentato a Roma qualche giorno fa. In particolare, il reddito di cittadinanza è stato messo a confronto con il reddito di inclusione (Rei), che ha sostituito a partire da aprile 2019. Nell'analisi di Bankitalia si evidenzia che, nel confronto con il Reddito di inclusione, il reddito di cittadinanza "penalizza" i nuclei con figli minori rispetto a quelli con soli adulti. E questo avviene perché la scala di equivalenza adottata per ricalcolare il beneficio tenendo conto di quante persone compongono la famiglia prevede maggiorazioni più basse per gli ulteriori componenti del nucleo, soprattutto se si tratta di under 18.

Perché il reddito di cittadinanza penalizza i nuclei familiari con figli minori

Facciamo chiarezza. In sostanza, la scala di equivalenza del reddito di cittadinanza assegna un coefficiente pari a 1,00 al primo componente ed è maggiorata di 0,4 per ogni ulteriore maggiorenne e di 0,2 per ogni minore nel nucleo familiare, fino ad un massimo di 2,1 (2,2 se è presente un disabile). La scala del Reddito di inclusione prevedeva invece un coefficiente pari a 1,00 per un nucleo con un solo componente, 1,57 per due componenti, 2,04 per tre componenti, 2,46 per quattro componenti, 2,85 per cinque componenti, 3,20 per sei o più componenti. Nel suo rapporto, la Banca d'Italia sottolinea che l'applicazione al reddito di cittadinanza della stessa scala di equivalenza adottata per il Rei avrebbe innalzato la spesa del 43%.

Ricapitolando, ecco i requisiti economici per ottenere il reddito di cittadinanza (si prende in considerazione tutto il nucleo familiare):

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un valore ISEE inferiore a 9.360 euro (in presenza di minorenni, si considera l’ISEE per prestazioni rivolte ai minorenni);
un valore del patrimonio immobiliare in Italia e all’estero, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 30.000 euro;
un valore del patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro per il single, incrementato in base al numero dei componenti della famiglia (fino a 10.000 euro), alla presenza di più figli (1.000 euro in più per ogni figlio oltre il secondo) o di componenti con disabilità (5.000 euro in più per ogni componente con disabilità e euro 7.500 per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza).
un valore del reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui, moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare, incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1, ovvero fino ad un massimo di 2,2 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini dell’ISEE). Tale soglia è aumentata a 7.560 euro ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza. Se il nucleo familiare risiede in un’abitazione in affitto, la soglia è elevata a 9.360 euro.

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