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Il caso

Lo schiaffo della Figc, Cagliari sì ma Palermo no: tutti i motivi dell'esclusione da Euro 2032

Un anno fa stadio della semifinale playoff per la qualificazione ai Mondiali, ora la Federazione ha lasciato fuori il capoluogo siciliano dalla candidatura all'organizzazione del torneo continentale. Da Gigi Riva allo scarso peso politico: sono diverse le cause che avrebbero portato alla bocciatura

"Palermo è stata straordinaria, eccezionale. Torneremo presto, la città stramerita la Nazionale". E' la sera del 24 marzo 2022, una delle più amare della storia per il calcio italiano: gli azzurri hanno appena perso con la Macedonia del Nord al Barbera e sono fuori dai Mondiali per la seconda volta di fila. Il presidente della Figc Gabriele Gravina, nonostante la tremenda delusione, riesce a trovare parole al miele per ringraziare dell'accoglienza il capoluogo siciliano. In effetti, come già accaduto in passato in altre occasioni, il pubblico è stato caldo e generoso nel tentativo vano di spingere, quantomeno allo spareggio finale col Portogallo, la squadra di Mancini. Insomma, l'Italia del pallone è col morale sotto i tacchi, ma se c'è qualcosa da salvare in quella notte tragica - sportivamente parlando - è proprio il consolidato rapporto di affetto fra il Barbera e gli azzurri. 

L'idillio non sembra essere scalfito nemmeno dalle polemiche del dopo gara. In un clima di inevitabile nervosismo, per l'eliminazione, nei giorni successivi prima c'è lo scontro sulle condizioni dello stadio con il Palermo Fc che replica con una dura nota a un articolo del Corriere. Poi circola un video sugli spogliatoi dello stadio lasciato parecchio in disordine al termine della partita. La Figc e Bonucci chiedono scusa, spengono l'indignazione social sul nascere, ma precisano: "Non era proprio così quando siamo andati via". Nonostante qualcuno oggi ricordi quell'episodio, scrivendo a PalermoToday, è difficile credere che ciò abbia giocato un ruolo decisivo nel depennamento di Palermo dalla candidatura italiana a Euro 2032 da parte della Federazione.

SPOGLIATOI PALERMO-2

Eppure da quel 24 marzo 2022 al 12 aprile 2023, giorno in cui la Figc ha consegnato all'Uefa il dossier finale, con cui sfida la Turchia, per l'organizzazione del torneo continentale, sembra trascorsa un'eternità. "Le città designate a ospitare la fase finale dell’Europeo sono Milano, Torino, Verona, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Cagliari. La città di Palermo continuerà a essere coinvolta nell’iter a supporto della candidatura", si è limitata a dire ufficialmente la Federazione, senza aggiungere dettagli. Ma perché proprio Palermo da sede designata per una partita fondamentale è stata declassata e non considerata in grado di ospitare la rassegna in programma fra nove anni? 

Dopo 24 ore di insolito silenzio su una decisione del genere che oltre a prestigio e passione, significa anche tanti soldi, i massimi rappresentanti della politica locale hanno iniziato a inviare comunicati stampa, sollecitati anche dai numerosi interventi di consiglieri comunali e deputati regionali. Una reazione che sembra tardiva e forse inutile a questo punto.

Il presidente della Regione Renato Schifani, per esempio, ha detto di aver "avviato un'interlocuzione con Gravina". Ma non si capisce come Palermo possa essere ripescata, dato che ormai il dossier alla Uefa è stato presentato e difficilmente l'organismo europeo aumenterà il numero delle città candidate. Dieci sono e dieci quasi sicuramente rimarranno. Anche perché le candidature degli altri Paesi a Euro 2028 e a Euro 2032, compresa quella della Turchia, unica sfidante dell'Italia, rispondono a questo criterio.

"Sorprende e dispiace l'estemporanea decisione che esclude Palermo e la Sicilia da una manifestazione calcistica internazionale, penalizzando oltre 5 milioni di cittadini e concentrando prevalentemente l’evento nell’area centro-settentrionale del Paese", ha detto il sindaco Roberto Lagalla. "Nel passato, la città di Palermo si è sempre fatta trovare pronta in occasione di simili appuntamenti e a oggi almeno cinque tra le sedi prescelte non offrono tutti i requisiti richiesti", ha aggiunto il primo cittadino in quello che appare un tentativo di battere i pugni sul tavolo arrivato a partita ormai finita.

Lagalla non fa neanche nomi, ma pare che anche gli stadi di Bari, Genova, Napoli e Verona non siano proprio dei gioiellini. Poi c'è Firenze dove pochi giorni fa è scoppiato il caso dei fondi Pnrr: il Comune vorrebbe impiegare le risorse per un nuovo Franchi, ma è arrivato lo stop della Commissione europea. Resta il fatto che quei cinque capoluoghi hanno avuto la meglio su Palermo. Hanno fatto valere maggior peso politico? Hanno sposato la causa con più convinzione? E poi, nella scelta della Figc, è davvero così importante il fattore stadio? Si pensi che l'altra esclusa - all'inizio le città in lizza erano 12 (le stesse di Italia '90) - è stata Udine con la modernissima Dacia Arena.

Gli interrogativi restano tanti, di certo c'è che, viste le condizioni degli altri catini italiani, sembra ancor più paradossale che, nel giro di 385 giorni, il Barbera da location ideale per la semifinale playoff delle qualificazioni Mondiali diventi ruota di scorta per Euro 2032. Ma pare che in via Allegri abbiano avuto anche delle perplessità logistiche sull'eventualità di piazzare fra le sedi del torneo sia la Sardegna che la Sicilia. Qualcuno potrebbe far notare che 33 anni fa, con molti meno collegamenti aerei, le due isole maggiori ospitarono le partite di Italia '90, con Cagliari che si sobbarcò anche l'arrivo degli hooligans.

La Figc, alla fine della fiera, non se l'è sentita di inserire Cagliari e Palermo nella mappa dell'eventuale europeo italiano: il capoluogo sardo si è imposto anche perché sarebbe più avanti nel progetto per il nuovo stadio che sarà intitolato a Gigi Riva. Fare fuori uno dei simboli della Nazionale, sia da calciatore che da dirigente, sarebbe stato impopolare. Non che bocciare Palermo abbia destato meno clamore, ma qualcuno doveva uscire dal lotto ed è toccato alla Sicilia.

E così è andato in onda tutto questo trambusto, pieno di dichiarazioni di facciata, talvolta pure poco convincenti. Unico assente al coro di indignati è il Palermo Fc. Vero è che la società rosanero - non essendo proprietaria dello stadio - è soltanto indirettamente coinvolta nella vicenda. Ma pare singolare che un club che aspira a una dimensione internazionale, soprattutto dopo l'approdo degli sceicchi del City Football Group, non abbia speso una parola per commentare l'esclusione. La vicenda è delicata e, probabilmente, non c'è voglia di rischiare di creare malumori a Palazzo delle Aquile, con il quale c'è anche in ballo la questione della concessione del Barbera, riapertasi di recente con le polemiche sull'incasso del concerto di Vasco Rossi, in programma a giugno prossimo. Anche se dalle parti di viale del Fante la bocciatura non fa certamente piacere, per il momento si è scelta la via del no comment.

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