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Cambiamenti climatici, a Palermo le prime banane made in Italy

E' quanto afferma la Coldiretti dopo l'allarme dell'Organizzazione meteorologica mondiale: il 2016 è l'anno più caldo di sempre

"Quanto costano le banane a Palermo?" domandava Roberto Benigni nel film "Johnny Stecchino". La novità è che adesso, proprio a Palermo, le banane si possono pure produrre. E' uno degli effetti dei cambiamenti climatici., che - tra le altre cose - hanno consentito la coltivazione dell'ulivo anche a ridosso delle Alpi, e nella Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserve e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. In Sicilia, a Giarre ai piedi dell'Etna, si coltivano i primi avocado Made in Italy, frutto tipicamente tropicale e a Palermo si riescono addirittura produrre le prime banane nostrane. E' quanto afferma la Coldiretti dopo l'allarme dell'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) sulla concentrazione media di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera che ha raggiunto il traguardo di 400 parti per milione (ppm) nel 2015 al quale ha fatto seguito un 2016 che si classifica come l'anno più caldo di sempre a livello mondiale, da 137 anni fa quando sono iniziate le rilevazioni.

Gli effetti del cambiamento si avvertono anche in Italia dove il 2015 si è classificato come l'anno più caldo della storia, da quando esistono i rilevamenti secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr. L'effetto congiunto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione degli scambi ha portato peraltro alla diffusione in Italia di parassiti "alieni" mai visti prima che si sono accaniti sulle produzioni nazionali, dalla Xylella degli ulivi al cinipide galligeno che ha decimato le castagne, dal punteruolo rosso che ha fatto strage di decine di migliaia di palme alla Tristeza degli agrumi e molti altri come testimonia la recente la biblica invasione nel Nord Italia della "cimice marmorata asiatica" particolarmente pericolosa per l'agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all'anno con 300-400 esemplari alla volta. A favorirne la diffusione è stato un autunno particolarmente caldo con la moltiplicazione degli esemplari che non hanno in Italia antagonisti naturali.

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