Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, il Garante: "Palermo città amica dei bambini"

Nel trentaduesimo anniversario della ratifica della legge 176 del 1991, Giovanna Perricone manda un messaggio alle famiglie e ai bimbi palermitani

"Una giornata di testimonianza come il 27 maggio ci ricorda l’emanazione della legge 176 del 1991, che ha assunto la Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza in una città (Palermo) dal 2013 “Città amica dei bambini”. Si tratta di una testimonianza che, però, ci impone di uscire dalla retorica proprio per non sminuire il valore di questo dettame legislativo anche e soprattutto nel guardare alla reale condizione sociale, psicologica, educativa in cui si trovano i minori". Lo scrive in una nota Giovanna Perricone, garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Palermo, per ricordare che nella giornata di domani ricorreranno 32 anni dalla ratifica italiana della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 

"I fatti di cronaca che hanno come protagonisti bambini, bambine e adolescenti, infatti - si legge ancora - sembrano scuotere le coscienze degli adulti, professionisti, operatori dei servizi, amministrazioni e, naturalmente, genitori e comunque adulti; ed ecco che in quel momento si comincia a parlare con grande foga di Comunità educante, di povertà educativa, di servizi di prossimità, e ancora di psicoterapia, di Hikikomori, di minori psichiatrici, spesso non ricordando che il minore non è il suo disagio o la sua psicopatologia o la sua sindrome. Si avviano così patti, reti, convenzioni, accordi nazionali, comitati e tavoli tecnici, che diventano spesso l'eldorado, il “farmaco” risolutivo che trova nei proclami il mezzo di discussione". 

"Il ruolo del Garante - continua - allora è ricordare a tutti e a se stessa di operare non solo in virtù dei bisogni estemporanei che emergono, ma invece, definendo una visione condivisa d’intervento e, quindi, di conseguenza fare scelte operative che non si riducano a una “pratica” fine a se stessa, fare scelte di contrasto o di promozione che non si riducano a dei tentativi di mettere in campo attività che non abbiano un progetto, sviluppare la razionalizzazione delle risorse evitando di mettere in campo attività che non siano orientate da chiare e consapevoli prospettive per le quali altrimenti non potremo mai parlare di “buone pratiche”; anche perché spesso la mancanza delle visioni, del progetto condiviso e la conseguente mancanza di misurazione degli esiti non ci permetteranno mai di parlare di buone pratiche".

"Alla scuola vanno dati i giusti supporti in termini di coerenza e congruenza e non di appesantimento e sovrapposizione. Anche oggi la scuola è l’istituzione che può prendere in carico il futuro dei nostri bambini e adolescenti, attraverso gli strumenti che la caratterizzano e con il supporto del pubblico e del privato, ma senza cambiarne la natura istituzionale. Molte delle risposte ai bisogni che hanno fatto la storia dell’intervento nel sociale vanno forse ripensate, non solo nell’ottica della risposta a tali bisogni, ma soprattutto nella logica di trasformare i bisogni, per esempio facendo sì che un adolescente in difficoltà sviluppi il bisogno di ascolto e non solo che sia attivato un centro di ascolto, perché se così non è, noi potremo organizzare il centro di ascolto, ma poi dovremo ricercare i nostri utenti o disputarceli tra enti intestatari di azioni similari". 

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