Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

"Minacciato da napoletani armati di pistola e coltelli": preso palermitano, era protetto dai Casalesi

Maxi operazione contro la Camorra in Veneto: 50 arresti, ci sono anche due palermitani. Uno di questi, Vincenzo Centineo, aveva fatto ricorso alla protezione del noto clan casertano dopo avere subito richieste di estorsione. E' uno dei retroscena che emergono nella vicenda

Ci sono anche due palermitani nella maxi operazione contro la Camorra in Veneto, che ha portato a 50 arresti. Si tratta di Girolamo - detto Gino - Arena, nato a Palermo 36 anni fa, e Vincenzo Centineo, 68 anni. L'operazione è stata messa a segno negli scorsi giorni. Ed emergono adesso alcuni retroscena che riguardano proprio Centineo, palermitano ma residente in Veneto, intercettato mentre - nel novembre 2015 - è al telefono con Luciano Donadio, 42 anni, boss del sodalizio mafioso che ha fatto di Eraclea, comune alle porte di Venezia, il nuovo regno dei Casalesi.

Centineo mette in guardia il boss Donadio, avvisandolo di "avere un problema". Ossia di essere indagato dalla procura distrettuale di Trieste a causa di un pentito che in passato aveva frequentato Eraclea e gli uffici dello stesso Luciano Donadio. Accuse contenute in atti che Centineo aveva pure girato a Donadio non appena ne era venuto in possesso. La vicenda è riportata dal Gazzettino Veneto. "Il sottobosco in cui nasce l'informazione, fatta arrivare al boss, di un'inchiesta a suo carico, è il fascicolo penale aperto dalla procura di Trieste per estorsione aggravata contro lo stesso Vincenzo Centineo, ora coinvolto dalla maxi-indagine sulla Camorra nel Veneto orientale e per questo destinatario dell'obbligo di firma quotidiano alla stazione dei carabinieri di Ceggia - si legge -. Centineo, una volta ricevuti gli atti della magistratura, aveva avvertito Donadio che nel fascicolo per usura erano inserite alcune confessioni di un pentito che lo tirava in ballo, attribuendo al capo del sodalizio dei Casalesi dei traffici di droga".

Nell'occasione, si legge nell'ordinanza, il pentito oltre a fare il nome di Luciano Donadio, consegnava alla magistratura anche quelli di Christian Sgnaolin e Antonio Puoti, entrambi arrestati martedì scorso per aver ricoperto ruoli di grido nell'associazione mafiosa che aveva impiantato i propri tentacoli sul litorale veneto.

La confessione fatta da Centineo e intercettata dalla Guardia di Finanza di Trieste, è di fatto il gancio che ha trascinato il sessantottenne palermitano all'interno dell'inchiesta, spiega il Gazzettino. Per lui il pm riserva l'accusa di favoreggiamento personale per 'aver concretamente aiutato Luciano Donadio, Antonio Puoti e Christian Sgnaolin ad eludere le investigazioni nei loro confronti fornendo, tra il 5 e l'11 novembre 2015, informazioni e atti processuali' relativi all'inchiesta aperta dalla procura di Trieste contro lo stesso Centineo e "in particolare - continua il pm nel capo d'accusa che riguarda Centineo - fornendo loro copia dei verbali delle dichiarazioni rese a carico di Donadio, Puoti e Sgnaolin nelle quali si riferiva della loro appartenenza ad un sodalizio mafioso collegato alla famiglia Schiavone appartenente al clan dei Casalesi e ai reati commessi in tale veste".

Il gip ha anche ripercorso i primi abboccamenti tra il palermitano e il clan mafioso. L'anno è il 2012, il mese è luglio, quando Centineo "era ricorso alla protezione dei Casalesi" trovandosi "vittima di minacce e richieste estorsive da parte di alcuni napoletani armati di pistola e coltelli". E' lì, nel chiedere la sua protezione, che Donadio "gli aveva chiesto in termini assai eloquenti - si legge - come mai non si fosse appellato al fatto di essere amico dei Casalesi per intimidire a sua volta i napoletani".
 

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