Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca Via Papireto, 55

Via Papireto, passa da tre a sette piani: ora la palazzina è a rischio crollo

Negli anni gli ampliamenti dell'edificio ne hanno minato la stabilità. I risultati della perizia realizzata dal consulente tecnico d'ufficio incaricato dal gip hanno evidenziato diverse lesioni. Atti trasmessi alla Prefettura e alla Protezione civile

Agli inizi del ‘900 quella palazzina di via Papireto era di 3 piani, più di mezzo secolo dopo ha raggiunto un’altezza di circa 35 metri con i suoi 7 piani. Oggi, scrive il perito incaricato dal gip nella relazione consegnata a conclusione dell’incidente probatorio, quell’edificio “non possiede adeguate condizioni di sicurezza e costituirebbe pericolo potenziale per la pubblica incolumità". Il giudice Nicola Aiello ha trasmesso gli atti della perizia realizzata dall’ingegnere Matteo Accardi alla Prefettura, all’ufficio Edilizia privata del Comune e alla Protezione civile per eventuali ulteriori rilievi strutturali e provvedimenti sotto il profilo amministrativo.

Tutto ha inizio nel 2010 con la denuncia di un avvocato che ha lo studio al primo piano di quella palazzina a pochi passi dal tribunale, tra via Papireto e via Porta Carini. A preoccuparlo alcune lesioni che lasciavano presagire ben altri problemi. Dopo due richieste di archiviazione, respinte dal gip, la denuncia a carico di ignoti dell’avvocato ha colpito nel segno. Secondo quanto ricostruito dal consulente tecnico d’ufficio nel 2007 si è registrato un ampliamento dell’immobile posto al piano 7/8. Il proprietario di casa comunica qualche mese dopo di “aver dato inizio ai lavori di manutenzione ordinaria del lastrico solare”.

Da allora sono stati avviati diversi accertamenti che però, secondo il consulente tecnico, non sarebbero stati sufficienti per chiarire l’entità delle lesioni e il rischio concreto di crollo. Nel 2013 un architetto della Protezione civile ha accertato la presenza di crepe nell’edificio, proponendo l’installazione di un sistema di monitoraggio costituito da trasduttori di spostamento da installare sulle lesioni ritenute più significative controllate in remoto in maniera tale da dare  ai condomini il tempo necessario ad evacuare l’edificio e mettere in sicurezza l’area circostante nell’eventualità di una repentina evoluzione del quadro fessurativo".

A febbraio 2016 il Genio Civile, sulla scorta del progetto di messa in sicurezza realizzato da un ingegnere e approvato dal condominio, ha autorizzato i "lavori di messa in sicurezza in un edificio per civile abitazione con struttura portante in muratura a 8 elevazioni fuori terra e parziale piano cantinato, consistenti nel miglioramento geotecnico dei terreni di fondazione con iniezioni di miscela cementizia, nell’inserimento di catene di acciaio a livello del primo e secondo piano, per migliorare l’effetto degli sforzi orizzontali, chiusura di lesioni passanti" e altri interventi considerati fondamentali.

Quanto fatto fino ad oggi non sarebbe stato sufficiente: "In assenza di una comprovata documentazione che permetta di confrontare il proprio rilievo con quelli eseguiti precedentemente il sottoscritto - scrive il perito - non può esprimersi sulla stabilità del quadro fessurativo. Il sistema di monitoraggio non consente di escludere la sussistenza del prospettato pericolo per l’incolumità pubblica". Poi aggiunge qualche considerazione: "Le superfetazioni (i piani realizzati successivamente, ndr) hanno inciso in maniera determinante a produrre sull’edificio elevati valori delle tensioni di compressione e l’attivazione di conseguenti lesioni da schiacciamento".

Infine le conclusioni: "L’edificio nelle condizioni attuali non possiede adeguate condizioni di sicurezza statiche ed esso costituisce pericolo potenziale per la pubblica incolumità. Le tensioni di comprensione sono prossime alla resistenza della muratura e occorre provvedere celermente con interventi finalizzati al consolidamento e rinforzo degli elementi portanti verticali". Oltre alla contestazione del reato di rovina di edificio potrebbe ipotizzarsi anche il reato di omissione di atti d'ufficio. La palla passa ora alla Procura che dovrà approfondire alcune circostanze in merito all'iter e alle autorizzazioni sui lavori e le superfetazioni. Interventi edilizi realizzati negli anni e sui quali, dopo accessi agli atti e consultazioni, il consulente tecnico non avrebbe trovato granchè.

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