Mercoledì, 17 Luglio 2024
Debiti commerciali

Pagamento fatture, Palermo tra i Comuni che non rispettano il termine di un mese

Sono 8 su 20 secondo un'indagine del Centro studi enti locali i capoluoghi di provincia che sforano i tempi. Palazzo delle Aquile ha fatto registrare nel 2022, in media, un ritardo di 27 giorni, erano 32 nell'anno precedente

Nell’arco del 2022, il 40% dei capoluoghi di regione italiani ha superato il limite massimo dei 30 giorni entro il quale devono essere saldati i debiti commerciali. Un risultato in linea con quello dell’anno precedente, in cui a sforare erano stati esattamente gli stessi otto enti su venti: L’Aquila, Potenza, Catanzaro, Napoli, Roma, Campobasso, Palermo e Perugia. Palermo ha fatto registrare ritardi per circa 27 giorni, in miglioramento rispetto all’anno precedente in cui i giorni extra, rispetto a quanto consentito, erano stati 32.  

Nel 2020 le città che avevano sforato i termini erano 11, mentre nel 2019 addirittura 12. Sono alcuni dei dati emersi da una ricerca di Centro Studi Enti Locali (Csel), per Adnkronos, che ha analizzato gli indici di tempestività dei pagamenti pubblicati sui siti istituzionali delle città capoluogo di regione italiane per vedere quante di queste siano riuscite a pagare i propri debiti commerciali entro il limite massimo consentito dalla norma di riferimento, il dlgs n. 231/2002. Questo decreto prevede che i debiti commerciali debbano essere saldati entro 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura o richiesta di pagamento. In casi particolari, possono essere siglati specifici accordi che estendono questo limite fino a 60 giorni.

"Questi numeri, che le amministrazioni sono tenute a pubblicare sui propri siti in attuazione del decreto Trasparenza, non sono il frutto di una media aritmetica - precisa Csel - ma ponderata. Nella determinazione dell'indicatore di tempestività dei pagamenti, le fatture di importo più elevato pesano di più. Un 'escamotage' (legittimo) adottato da molte amministrazioni per abbassare l’indicatore è, quindi, quello di pagare subito le fatture più pesanti, che abbattono la media, prendendosi invece tempi più lunghi per quelle di importo più contenuto".  

"Il tema dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni italiane - sottolinea Csel - è in questo momento quanto mai caldo, posto che lo scorso gennaio la Commissione Ue ha deciso di avviare una procedura di infrazione di seconda fase nei confronti del nostro Paese proprio a causa dei nostri ritardi in tal senso. I tempi eccessivamente lunghi dei pagamenti dei nostri enti pubblici sono costati all’Italia, nel giugno 2014, l’avvio di una procedura d’infrazione Ue e, nel gennaio 2020, una condanna da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea. Il rischio adesso è di incorrere in rilevanti sanzioni pecuniarie".  

"Un impegno forte a ridurre i tempi di pagamento - ricorda Csel - era stato contratto, sempre con l’Ue, anche in sede di stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede, tra le riforme abilitanti, anche la 'Riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e delle autorità sanitarie' (Riforma n. 1.11, da compiere entro il 2023)".

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