Palermo e Roma unite nel ricordo: nella Capitale un centro sportivo intitolato a padre Puglisi

La cerimonia si terrà a ottobre. Lo ha annunciato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, a margine della presentazione del libro "Se ognuno fa qualcosa si può fare molto" di Francesco Deliziosi. Il procuratore Pignatone: "La mafia che ha ucciso Puglisi è stata sconfitta"

Padre Puglisi

Un messaggio di speranza che non conosce confini. E' quello di padre Pino Puglisi, il parroco assassinato dalla mafia a Brancaccio il 15 settembre 1993, che è stato ricordato oggi anche a Roma. Nella Capitale è stato presentato il volume "Se ognuno fa qualcosa si può fare molto" di Francesco Deliziosi, caporedattore del Giornale di Sicilia. Presenti anche l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, il presidente dell'Osservatorio regionale per la Sicurezza e la Legalità, Gianpiero Cioffredi, e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

"Dobbiamo raccogliere la potenza e la testimonianza di don Puglisi: se ognuno fa qualcosa si può fare molto. Perchè una frase potente è il vero motivo di fondo del suo omicidio", ha detto Zingaretti. E nel mese di ottobre, come annunciato dallo stesso Zingaretti, al sacerdote coraggioso di Brancaccio sarà intitolato un centro sportivo nella zona di Montespaccato.

Per Zingaretti la figura di don Puglisi richiama tutti alla coerenza: "Ognuno deve capire e guardarsi dentro per capire come, nella propria condizione umana, può essere parte di questo cambiamento, e il primo tassello è l'assunzione di responsabilità. Questo è il grande tema che deve trasmetterci il ricordo di Don Puglisi. In questi anni stiamo facendo di tutto per spenderci su questo fronte e la confisca dei beni diventa una riconsegna di spazi aperti al pubblico".

"Io - ha sottolineato Pignatone - sono siciliano, ho rivissuto (leggendo il libro ndr) l'oppressione in cui si viveva a Palermo in quegli anni. Più di mille morti, vittime non solo mafiose, Falcone e Borsellino non possono far capire cosa fosse la città in quegli anni. Una violenza incombente e senza limiti. Tanti erano consapevoli del rischio della vita. Lo erano Falcone e Borsellino, Piersanti Mattarella e Pio La Torre e anche padre Puglisi. Eravamo consapevoli anche noi, che non siamo stati colpiti dalla violenza mafiosa. Uno stato di cose assurdo che ha investito per vent'anni tutta la Sicilia. Penso che tantissimi di noi abbiano cercato a Palermo di portare una normalità impossibile. Ma lo Stato ha sconfitto quella mafia, è stata lunga ma è stata vinta nel rispetto della Costituzione e dei Codici. L'omicidio di don Puglisi è l'ultimo dei delitti 'eccellenti', in Sicilia, uso questo termine orribile. Era una risposta alle parole di Papa Wojtyla che colpirono profondamente i mafiosi dell'epoca che si presentavano come custodi della tradizione. La vittoria processuale è figlia anche di una vittoria culturale - ha concluso Pignatone - Dobbiamo educare i bambini, gli adolescenti, dargli il senso della dignità, diceva don Puglisi".

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