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Nella foto: Sergio Cannizzaro, Marianna Rubino, Sergio Fasullo, Daniele Pieri, Mirko Luparelli, Luciano Alibani, Vanessa Milioti, Giovanna Pillitteri e Alfredo Galati

Nella foto: Sergio Cannizzaro, Marianna Rubino, Sergio Fasullo, Daniele Pieri, Mirko Luparelli, Luciano Alibani, Vanessa Milioti, Giovanna Pillitteri e Alfredo Galati

Pacemaker senza fili impiantato su paziente di 88 anni, intervento innovativo all'Ingrassia

Non è stato collocato sotto la pelle, ma direttamente all’interno del cuore dell'anziano con blocco atrioventricolare parossistico e sincope. L'operazione è stata portata a termine da Mirko Luparelli, coadiuvato da Daniele Pieri e dall’infermiere Alfredo Galati

Non si impianta sotto la pelle, ma direttamente all’interno del cuore da accesso venoso percutaneo e senza alcuna operazione chirurgica. E’ il pacemaker senza fili impiantato per la prima volta all’ospedale Ingrassia di corso Calatafimi su un paziente di 88 anni, con blocco atrioventricolare parossistico e sincope.

Il sistema “Micra Transcatheter Pacing System” è attualmente l’unico pacemaker leadless (senza fili) in commercio ed ha il vantaggio di evitare possibili complicanze connesse alla presenza di elettrocateteri nella tasca d’impianto. “L’Ingrassia – sottolinea il direttore generale dell’Asp di Palermo, Daniela Faraoni – si conferma ospedale di riferimento di importanza strategica nell’organizzazione sanitaria di attività complesse anche sotto l’aspetto dell’innovazione”.

L’impianto del pacemaker senza fili è stato effettuato da Mirko Luparelli, coadiuvato da Daniele Pieri e dall’infermiere Alfredo Galati dell’equipe di emodinamica dell’Uoc di Cardiologia del nosocomio. “La procedura è percutanea – spiega il primario della Cardiologia, Sergio Fasullo – il nuovo impianto consente una più rapida ripresa delle normali attività del paziente, migliorandone anche il confort. Le attuali indicazioni all’impianto del pacemaker leadless riguardano solo una relativamente ristretta categoria di pazienti con necessità di stimolazione monocamerale, come i pazienti con fibrillazione atriale permanente a lenta risposta ventricolare o in alcuni casi di blocco atrio-ventricolare parossistico, oppure pazienti con storia di infezioni secondarie a dispositivi intracardiaci. I controlli – conclude Fasullo - seguono gli stessi canali di follow up del tradizionale pacemaker”. 

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