Mercoledì, 28 Luglio 2021
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Aggressioni e tensione negli ospedali, Ordine dei medici: "Clima favorito da precariato"

A dichiararlo il presidente Toti Amato durante un incontro a Villa Magnisi. Tra i presenti anche l'assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza che ha fatto il punto sui concorsi: "Da poco pubblicato in Gazzetta da l'avviso per la Sicilia occidentale, a giorni arriva il secondo"

Il precariato, i turni in corsia che non finiscono mai, le frizioni tra colleghi, le liti parenti e pazienti al pronto soccorso. Questi alcuni degli ingredienti, secondo il presidente dell'Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, della miscela "letale" che ormai desta preoccupazioni negli ospedali palermitani e siciliani. Di questo e altro ancora si è parlato ieri pomeriggio a Villa Magnisi, sede dell'Omceo di Palermo, nel corso di una giornata organizzata in collaborazione con il sindacato Cimo e dedicata al diritto della garanzia e al dovere del fare per l'emergenza violenza nelle strutture sanitarie.

Un incontro cui ha preso parte anche l'assessore regionale alla Sanità Ruggero Ruggero Razza che ha fatto il punto sugli ultimi concorsi: "E' già in Gazzetta ufficiale - ha dichiarato - l'avviso relativo alla Sicilia occidentale e alcuni giorni fa è stato pubblicato anche quello per la Sicilia orientale. Siamo disponibili a fare la nostra parte nella misura in cui anche il governo nazionale decida di mettere la necessaria attenzione per la crescita del fondo sanitario regionale, che rischia un sostanziale decremento già da quest'anno".

Toti-Amato-omceo-2"Bisognerebbe ricominciare a parlare di sanità - ha detto Amato (foto allegata) - come valore e come investimento di un Paese, non come uno spreco di risorse perché chi aggredisce un medico, aggredisce tutta la collettività e l'intero servizio sanitario pubblico. Perseverare nella sottostima dell'incidenza del precariato e dell'organico insufficiente nei fenomeni di aggressioni negli ospedali è gravissimo perché sono tra i motivi scatenanti che condizionano la qualità e la certezza delle cure. La vita ospedaliera spesso non conosce riposo e le ore di lavoro durissimo rendono difficile non solo la relazione medico-paziente, ma anche tra professionisti. Attriti e tensioni tra colleghi alimentate dalla stanchezza per i turni massacranti a cui medici e personale sono obbligati per la carenza di personale".

Oltre all'assessore Razza, al presidente nazionale del sindacato Cimo Guido Quici e al responsabile della centrale operativa per Palermo e Trapani Fabio Genco, ha partecipato una folta platea di rappresentanti del mondo istituzionale, medico e sindacale. Tra questi anche il neonato Movimento unito dipendenti 118 Sicilia, rappresentato dal presidente provinciale Carla Alagna. Proprio sul tema del precariato è intervenuto l'assessore il quale ha affermato che il governo regionale, pur nelle difficoltà, avrebbe dimostrato sino ad oggi grande attenzione: "E' necessario che il governo  superi quell'odiosa e inutile regola che ancora il tetto di spesa del personale al 2004 ridotto dell'1,4 per cento senza permettere alle regioni di sforare e di operare un'autonoma valutazione dell'utilizzo di propri fondi, bloccando un Paese a una condizione di organici vecchia di 15 anni".

incontro ordine villa magnisi-2

Nella sede dell'Ordine di Villa Magnisi si è parlato anche dei presidi di continuità territoriale e degli standard di sicurezza da adottare in tutte le guardie mediche siciliane. "Abbiamo dato la possibilità a tutte le aziende ospedaliere provinciali di recuperare il tempo perduto - ha spiegato Razza - dotandole di risorse per ammodernare le strutture, alzare lo standard qualitativo di lavoro e predisporre quei presidi di sicurezza che dovevano essere già presenti da diversi anni. Oggi, c'è una significativa evoluzione dei 5 presidi di controllo che ci ha portato quasi al 70% della qualità delle strutture, soprattutto con riferimento alla sicurezza. Entro i primi mesi del 2019 il nostro impegno sarà la riqualificazione dell'intero sistema".

Del ruolo dei medici ha parlato invece Guido Quici, presidente nazionale della Confederazione italiana medici ospedalieri), evidenziando che gli operatori sanitari sono l'anello terminale di un processo organizzativo che non funziona. Secondo Quici "la strada non è quella giusta perché si continuano a fare interventi spot, rafforzando il presidio di polizia, installando videocamere e altri sistemi di sicurezza" senza dare il giusto valore alla professione. Ma i medici - ha proseguito - dovrebbero una volta per tutte cacciare fuori la testa e rimarcare il proprio ruolo e i propri diritti. E’ necessario ripartire dall'articolo 70, dal ruolo dei medici che devono esercitare la loro professione con tranquillità; proseguendo con la Raccomandazione 8, messa in campo dal ministero della Salute per monitorare le aggressioni ai danni degli operatori sanitari allo scopo di prevenirle, ma rimasta inapplicata".

guido quici-2Da un'indagine condotta su tutto il territorio nazionale, ha denunciato Quici (foto a destra), su 821 aziende hanno risposto a un questionario realizzato sul tema dal sindacato solo il 40% circa, riferendo di avere realizzato le disposizioni contenute nella raccomandazione. "Dopo una verifica, si è visto che per alcune strutture non era vero, altre le avevano ignorate. C'è dunque un difetto di comunicazione che si aggiunge a un disinteresse generalizzato, come nel caso della sicurezza nei luoghi di lavoro prevista dalla legge 81. Abbiamo chiesto, infatti, a tutte le aziende ospedaliere italiane di inserire nel documento di valutazione del rischio anche la tutela dell'operatore sanitario dalle aggressioni. Hanno risposto solo due aziende", ha concluso il presidente del Cimo.

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