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Cronaca

"Nessuna condotta antisindacale a Villa Sofia e al Cervello": condannate Cgil, Uil e Nursing

Le organizzazioni dei lavoratori avevano fatto ricorso al tribunale in relazione a due delibere dello scorso dicembre, con le quali erano stati rivisti "unilateralmente" i compensi di alcuni incarichi. Per il giudice non ci sarebbero state violazioni contrattuali, tanto che decisioni simili e precedenti non erano state contestate

Non ci fu alcuna condotta antisindacale e nessuna violazione del contratto collettivo del comparto sanitario da parte dell'azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello quando, a dicembre dell'anno scorso, con due delibere, vennero modificati i compensi per alcuni incarichi di funzione. A stabilirlo è stato il giudice del tribunale del Lavoro, Matilde Campo, che ha rigettato il ricorso presentato da Cgil, Uil e Nursing di Palermo, nonché di Nusing Up contro la struttura sanitaria, e condannato gli stessi sindacati a pagare le spese di lite, quantificate in oltre 2.500 euro.

Il ricorso era stato presentato il 28 febbraio scorso e riguardava in particolare le deliberazioni 2074 del 16 dicembre del 2022 e 2180 del 29 dicembre, di cui i sindacati chiedevano la revoca, contestando di essere state in qualche modo "bypassati" nella contrattazione. Il giudice ha però accolto le tesi dell'avvocato Mariano Equizzi, che rappresentava l'azienda sanitaria.

"Le organizzazioni sindacali ricorrenti - si legge nella sentenza - pur lamentando l'antisindacalità della condotta, asseritamente foriera di una lesione alla loro immagine e al loro prestigio, non hanno né allegato né provato né chiesto di provare in che modo esattamente sarebbe stato minimizzato o pregiudicato il proprio ruolo sindacale, chiarendo come detto comportamento refluirebbe sulla capacità di autodeterminarsi in funzione di un eventuale conflitto". Non ci sarebbero stati, quindi "attentati alla libertà sindacale", secondo il giudice, che poi precisa: "Il ricorso per repressione della condotta antisindacale non è un mezzo di risoluzione del conflitto sindacale, ma una misura concessa al sindacato contro comportamenti datoriali volti a impedirne la capacità di azione conflittuale" altrimenti si giungerebbe paradossalmente a "sanzionare penalmente l'eventuale inottemperanza a provvedimenti giudiziali recanti di fatto una mera condanna all'adempimento di obbligazioni ex lege o ex contractu".

Inoltre, per il giudice "non vi è traccia di un contesto fattuale e di una durevole lesione degli interessi del sindacato nella vicenda esaminata" e questo "emerge anche dal fatto che analoghe determinazioni aziendali - come la deliberazione 1782 del 21 dicembre 2021, prodotta dalla resistente - non sono state ritenute 'antisindacali' nonché dal persistente confronto sollecitato, da ultimo, con la convocazione per il 24 gennaio 2023".

Non solo: "E' vero che le organizzazioni sindacali hanno diritto a una informazione tempestiva", ma "le delibere contestate non hanno introdotto alcuna modifica unilaterale dei criteri per la ripartizione dei fondi, limitandosi a operare, alla stregua di quegli stessi criteri già concordati con le organizzazioni sindacali e avvalendosi delle risorse a tale finalità espressamente deputate, una diversa pesatura di taluni incarichi di funzione necessitata da una diversa valenza strategica attribuita ai medesimi rispetto agli obiettivi aziendali". Da qui il rigetto del ricorso e la condanna delle sigle sindacali.

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