Policlinico, paziente sferra un pugno a medico e gli perfora il timpano

La vittima è Francesco D'Arpa, responsabile dell'unità operativa di Endoscopia digestiva, "colpevole" di essersi opposto alle dimissioni del degente. L'Ordine dei medici: "L'ennesima inaccettabile violenza”

Ancora aggressioni in ospedale. Ancora medici e personale bersaglio dei pazienti o dei loro familiri. Questa volta la vittima è Francesco D'Arpa, responsabile dell'unità operativa di Endoscopia digestiva del Policlinico, colpito con un pugno da un paziente. A renderlo noto è l'Ordine dei medici. 

"E' successo tutto in pochi minuti, alle 8.30 del mattino - ha raccontato il professore Francesco D'Arpa -. Il paziente era stato ricoverato la sera precedente per una patologia addominale, ma nella mattinata aveva manifestato l'intenzione di dimettersi per eseguire una seduta di chemioterapia programmata. Dopo averlo informato che la sua permanenza in Chirurgia d'urgenza era prioritaria rispetto alla seduta di chemio, che poteva essere rimandata, è andato in escandescenze. Si è rivestito, si è strappato catetere venoso e sondino nasogastrico e si è allontanato dall'ospedale, apostrofando pesantemente chiunque cercasse di chiedere spiegazioni sul suo comportamento e rifiutandosi di firmare le dimissioni volontarie. Pensavamo che l'episodio si fosse chiuso lì, ma a distanza di pochi minuti è tornato indietro, un'altra discussione altrettanto pesante di pochi secondi e in un attimo mi si è scagliato contro con un pugno all’orecchio".

"L'ennesima aggressione inaccettabile in un ospedale che sprigiona contro i medici tutta la rabbia pericolosa, espressione di un disagio sociale. Perseguiremo in tutte le sedi competenti l’autore di quest'ultima violenza costituendoci parte civile negli eventuali procedimenti", dice il presidente dell'Ordine Toti Amato. Immediatamente soccorso, al medico è stata diagnosticata una perforazione timpanica e una perdita improvvisa dell'udito con acufeni, con conseguente automatica imputazione di lesioni gravissime con una prognosi di 40 giorni.

"Tutti i medici sono vicini e partecipi delle difficoltà che vivono quotidianamente tutti i professionisti della salute – conclude Amato – siamo impegnati ogni giorno ad utilizzare tutte le soluzioni possibili per garantire a tutti i colleghi la nostra assistenza".

"La Fsi-Usae Federazione sindacati indipendenti costituente della Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei, esprime solidarietà al medico aggredito e agli operatori sanitari vittime di questi gravissimi episodi di violenza – dichiara Maurizio Cirignotta, componente della segretaria regionale della Fsi-Usae - ci si trova dinnanzi ad una progressione di violenze e condotte criminose difficilmente arrestabili in forma autonoma e risulta non oltremodo tollerabile lo stallo dell'attuale situazione di pericolo, destinata solo ad aggravarsi, apparendo non più rinviabile la necessità di disporre ed adottare valide soluzioni volte ad assicurare la sicurezza di chi opera per la salute dei cittadini, la soluzione ideale andrebbe ricercata provvedendo ad istituire le postazioni di polizia, come abbiamo detto più volte”. 

Il segretario regionale della Fsi-Usae, Calogero Coniglio, punta il dito contro le istituzioni: “Inutili, sono risultati da sette anni i tentativi della Fsi-Usae di confronto, dialogo, coordinamento e di richieste di intervento indirizzate alle 9 procure siciliane, ai prefetti ed ai sindaci di Palermo e Catania, alla stampa, ai questori, ai presidenti della Regione Sicilia succedutisi, all'Assessorato regionale della salute, Ministri, prive di concreto effetto, altresì, le interrogazioni parlamentari a risposta scritta indirizzate ai precedenti Ministri dell'Interno e della Salute. La Fsi-Usae oggi chiede di sapere quali iniziative il Ministro dell’Interno Salvini, intende, con urgenza, adottare al fine di monitorare la situazione di emergenza nella quale da tempo giacciono le strutture ospedaliere siciliane, allo scopo di arrestare e scongiurare il fenomeno delle aggressioni in danno agli operatori sanitari siciliani e riportare, all'interno degli ospedali, serenità ai pazienti ed ai professionisti medici, infermieri, operatori sanitari che vi operano”.

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