Policlinico, arriva il farmaco contro la contrattura delle dita della mano

Servirà a contenere gli effetti della malattia di Dupuytren. Dall'ospedale: "Grazie al primo ed unico trattamento farmacologico, il reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva si conferma centro d'eccellenza in Sicilia nell'ambito della chirurgia della mano"

Abbottonarsi la camicia, afferrare la maniglia di una porta, guidare: piccole attività quotidiane, che diventano impossibili per chi soffre della malattia di Dupuytren, una patologia della mano, di natura fibro-proliferativa, progressivamente invalidante, causata da molti fattori non sempre riconosciuti tra cui il fumo, le malattie metaboliche, i lavori manuali che determinano microtraumi e non ultima la familiarità genetica, che colpisce soprattutto gli uomini di origine nordeuropea dai 40 ai 60 anni.

La malattia esordisce con la formazione di noduli sottocutanei nella fascia palmare, spesso scambiati per callosità, ed evolve progressivamente nella formazione di un cordone fibromatoso sottocutaneo longitudinale che si dispone sopra i tendini. La conseguenze immediata è la flessione di una o più dita, cui segue l’irreversibile limitazione della completa estensione della mano. Nelle fasi avanzate, la malattia comporta una contrattura dell’articolazione (contrattura di Dupuytren), che può degenerare nella totale immobilità della mano. Se in precedenza l’unica soluzione era l’intervento chirurgico, da qualche anno, anche in Italia è disponibile un’innovativa alternativa farmacologica non invasiva, costituita da un enzima, la collagenasi di Clostridium Histolyticum, che permette con una sola iniezione di rompere la membrana, ripristinando la funzionalità della mano in tempi brevi.

"I trattamenti chirurgici, pur nelle loro differenze, consistono nell’incisione del palmo della mano - dichiara il dottor Massimiliano Tripoli, responsabile dell'ambulatorio di Chirurgia della mano del reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico "Paolo Giaccone", diretto dal professore Francesco Moschella - e nella successiva asportazione dell’intera corda fibromatosa: soluzioni invasive che, pur dando ottimi risultati, non sono definitive. La patologia, infatti, obbliga quasi sempre il paziente a tornare in sala operatoria per le frequenti recidive. Inoltre, ogni intervento richiede un decorso post operatorio, con relativo dolore, gonfiore e necessità di sottoporsi a sedute di terapia fisica riabilitativa, che possono durare dai 2 ai 4 mesi. La collagenasi, al contrario, iniettata in day hospital, rompe il tessuto fibroso patologico, permettendo al paziente di recuperare entro 24 ore la motilità delle dita contratte e l’intera funzionalità della mano, senza cicatrici, incisioni, dolori e riabilitazione. Inoltre, sempre nel caso in cui la malattia dovesse ripresentarsi, il farmaco può essere iniettato più volte".
 
La collagenasi, che è attualmente il primo ed unico trattamento farmacologico alternativo alla procedura chirurgica per la malattia di Dupuytren, agisce grazie alla capacità di proteolisi, cioè di scissione e disgregazione delle fibre di collagene che rappresentano la componente principale del tessuto fibroso patologico. Il trattamento consiste in un’iniezione attraverso un ago molto sottile in corrispondenza del tessuto da trattare, seguita, dopo 24 ore, da una manipolazione dell’arto esercitata dal medico, volta a facilitare la rottura della corda. “Il nostro reparto, all’interno del quale dal 2012 trattiamo con successo circa 40 pazienti l’anno con la collagenasi, è stato il primo centro in Sicilia autorizzato - prosegue il dottor Tripoli - ad utilizzare il farmaco ed uno dei primi in Italia".

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Data la particolare natura della patologia che non procura dolore - spiegano dalla struttura ospedaliera - e la mancata conoscenza di alternativa rispetto all’intervento chirurgico, trattamento che spesso genera timore, esiste un problema di sottodiagnosi della patologia: il paziente, infatti, tende a rivolgersi al chirurgo solo al raggiungimento di una contrattura avanzata dell’articolazione, che determina una significativa disabilità funzionale della mano. "E molto importante, al contrario, non trascurare i sintomi iniziali - aggiunge lo specialista - e arrivare ad una diagnosi corretta già ai primi stadi, informando il paziente delle opzioni terapeutiche disponibili. E’ bene ricordare che non tutti casi possono essere curati con il farmaco, pertanto - conclude - è sempre compito dello specialista chirurgo della mano stabilire il trattamento più adatto per ciascun paziente.”
 

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