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Partinico, scatta la mobilitazione: "L'ospedale non sia smantellato e dedicato ai casi Covid"

A marzo il nosocomio era stato adibito ai pazienti col Coronavirus, poi il lento ritorno alla normalità. Adesso sindaci del comprensorio e associazioni temono in nuovo cambio di rotta con "depotenziamento"

"Malgrado l’annunciata promessa di  un ritorno alla normalità, addirittura 'meglio di prima', nulla è stato fatto per tutelare il diritto alla sanità di un comprensorio di circa 150 mila utenti". A dirlo sono sindaci del comprensorio di Partinico ed esponenti di assciazioni locali, che riportano l'attenzione sul nosocomio di Partinico. A marzo era stato trasformato - anche in quell'occasione non senza malumori - in Covid hospital e adesso primi cittadini e residenti lamentano un "depotenziamento" della struttura. Per questo annunciano una manifestazione di protesta che si terrà sabato alle 9 davanti al nosocomio.

"La manifestazione - dicono i promotori - si terrà nel rispetto delle norme anticovid e ha l’obiettivo di porre all’attenzione delle autorità responsabili della sanità regionale lo stato di disagio degli utenti e i numerosi disservizi dopo la riconversione, annunciata nel marzo passato. Tale decisione ha avuto aspetti destabilizzanti  per la popolazione e per gli operatori sanitari del territorio. Medici e operatori sanitari sono stati trasferiti presso altre strutture, mentre i posti letto che nell’originaria dotazione organica avrebbero dovuto essere 143, sono al momento 56, con gravi disagi per i malati costretti a ricorrere alle cure presso altri lontani ospedali della provincia. A completare lo smantellamento della struttura si è aggiunta la recente decisione dell’assessore Razza di tornare parzialmente al progetto dello scorso marzo con la dotazione annunciata di 26 posti di terapia intensiva, che dovrebbero essere sistemati in un’ala del primo e del secondo piano. Al momento le terapie intensive funzionanti sono sei,  ma è stato disposto l’acquisto di 28 travi  testa-letto, a completamento delle dotazioni di 28 ventilatori polmonari  precedentemente acquistati e ancora sigillati".

Per i manifestanti "È grande il timore che tutte le prestazioni ospedaliere sinora funzionanti possano essere bloccate e che l’ospedale possa diventare solo un centro per accogliere i malati di Covid, anche perché la struttura dell’ospedale non consente percorsi alternativi  e difficilmente questi potranno essere realizzati in tempi brevi.  Nella migliore delle ipotesi si pensa che l’ospedale possa essere trasformato in Pte, ovvero presidio territoriale di emergenza, con buona pace di tutti coloro che hanno bisogno di cure e degenze con normale decorso. Si aggiunga che non sono mai state attivate le unità operative di lunga degenza e Riabilitazione  e che parecchi reparti sono stati declassati nel tempo e sono attualmente privi di dirigenti medici responsabili. L’ospedale, secondo l’ultima dotazione organica della Asp,  dovrebbe avere una pianta organica di 420 operatori sanitari, dei quali al momento sono in servizio meno della metà. Con la manifestazione del 19 la popolazione locale chiede il ripristino delle normali dotazioni e prestazioni , rivendicando il diritto alla salute previsto dalla Costituzione, e intende proporre all’assessorato regionale alla sanità di dirottare i malati di Covid in altra  apposita struttura attrezzata, senza la commistione con malati di altre patologie non meno gravi e bisognosi di cure, spesso non in condizione di ricorrere all’assistenza medica privata".  
 

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