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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cronaca

"Frattura scambiata per una contusione", ospedale Buccheri La Ferla deve risarcire operaio

L'uomo, per le cure sbagliate, ha perso parzialmente la funzionalità di una mano. La struttura sanitaria si è difesa sostenendo che il trauma non era visibile all’esito degli accertamenti diagnostici, ma i periti nominati dal giudice hanno smontato questa tesi

Una frattura scambiata per una banale contusione e non curata adeguatamente: così un operaio perde parzialmente la funzionalità di un mano e, di conseguenza il lavoro. L'uomo denuncia i medici e dopo 10 anni i giudici gli danno ragione. I fatti risalgono al 2007 e adesso il giudice monocratico Riccardo Trombetta ha condannato l'ospedale Buccheri La Ferla a risarcire l'uomo con 91.739,27 euro oltre al pagamento delle spese legali per 9.785 euro.

Secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia. i medici non si sono accorti della frattura nonostante le radiografie e i controlli compiuti in seguito a due distinti accessi al pronto soccorso del nosocomio. Il risultato - dovuto secondo il tribunale civile alla negligenza dei medici - è che il paziente ha subito due interventi a sue spese in un ospedale milanese, ma ha pure anche perso in parte la funzionalità di una mano e di un polso. Per un muratore significa, di fatto, non potere più lavorare. 

L'uomo è arrivato in ospedale, nel settembre del 2007, lamentando un forte dolore alla mano destra dopo una caduta. I medici hanno fatto le radiografie e diagnosticato una contusione. Da qui la teraoia: antidolorifici, trattamento con ghiaccio e riposo per una settimana. L'1 ottobre l'operaio è tornato al pronto soccorso. I medici hanno confermato la diagnosi prescrivendo dei farmaci per ridare mobilità alla mano e alle dita. Anche in questo caso i dolori non sono passati. Poi la decisione di andare a Milano. Qui i sanitari hanno effettuato una risonanza magnetica individuando la frattura e hanno deciso di procedere con due interventi chirurgici. Il danno però, a distanza di oltre un anno dalla caduta, era recuperabile soltanto in parte. 

In prima battuta l’avvocato Palmigiano (che ha assistito l'uomo con il gratuito patrocinio, assieme ai colleghi Licia Tavormina e Mattia Vitale) ha scritto al Buccheri La Ferla per chiedere il risarcimento del danno, ma l’ospedale ha respinto l’istanza e nel 2011 è iniziata la causa civile.

Durante il processo, la struttura sanitaria si è difesa sostenendo che la frattura non sarebbe stata visibile all’esito degli accertamenti diagnostici, ma i periti nominati dal giudice hanno smontato questa tesi. "Una siffatta slogatura - si legge nella sentenza - se effettivamente diagnosticata, sarebbe stata risolta mediante una semplice tecnica di riduzione che ancor oggi fornisce ottimi risultati, mentre l'uomo a causa dell’imperizia ripetuta, sconta oggi un difetto funzionale della mano e del polso, dovuta alla successiva asportazione chirurgica del semilunare. È evidente - continua il giudice - la responsabilità contrattuale dell’ospedale per l’accadimento dannoso occorso".

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