Inchiesta per corruzione al Comune, architetti sospesi dall'Ordine: "Emersi fatti gravi"

Il commento di Franco Miceli, presidente dell'Ordine, sulla decisione del Consiglio di disciplina per Giuseppe Monteleone, Mario Li Castri e Fabio Seminerio, coinvolti nell'indagine Giano Bifronte. Per i primi due anche l'Amministrazione comunale ha disposto la sospensione

Da sinistra gli architetti Fabio Seminerio e Mario Li Castri

Sospesi per aver violato i principi di lealtà, correttezza e legalità. L’ordine degli architetti di Palermo ha sospeso dall’albo Giuseppe Monteleone, 59 anni, già dirigente dello Sportello Unico delle Attività produttive, Mario Li Castri, 54 anni, ex dirigente dell’Area Tecnica del Comune, e Fabio Seminerio, 57 anni. I tre sono stati coinvolti nell’inchiesta Giano Bifronte condotta da finanzieri e carabinieri che ha portato agli arresti dei tre architetti e di consiglieri comunali e imprenditori edili.

"Attendiamo la conferma dall’ufficiale giudiziario sull’avvenuta notifica - spiega a PalermoToday il presidente dell’Ordine, Franco Miceli (foto allegata) - della loro sospensione che resterà tale sino alla revoca delle misure cautelari o sino a quando la loro posizione non verrà chiarita. A seconda della gravità è prevista anche la radiazione. Esiste sicuramente la presunzione d’innocenza ma siamo di fronte a fatti gravi. Abbiamo dato comunicazione del provvedimento a tutti gli enti, dal ministero in giù e anche all’Università. Era inevitabile esprimersi su una vicenda tanto delicata che rischia di danneggiare il ruolo e l’immagine della nostra categoria".

Dal blitz che ha dato uno scossone a Palazzo delle Aquile e agli uffici del Polo tecnico del Comune è passato quasi un mese e dalle pieghe delle indagini su quella che il collaboratore di giustizia Filippo Bisconti ha definito una "cricca" vengono fuori nuovi elementi. “Già dall’ordinanza con cui sono state disposte le misure cautelari - aggiunge Miceli - si comprende l’esistenza di una situazione e di un clima pesanti, anche per la presenza di soggetti che sembrano curare interessi privati e oscuri. Sembrano esserci intercettazioni e riscontri documentali che lasciano poco spazio all’interpretazione”.

Corruzione, in tre si difendono per ore davanti al gip

L’inchiesta Giano Bifronte - coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci, Andrea Fusco e Francesco Gualtieri - si è concentrata molto su tre mega progetti costruttivi di edilizia residenziale convenzionata di fatto poi naufragati. Le accuse per gli indagati sono a vario titolo di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione e falso ideologico in atto pubblico. Se da una parte l’architetto Seminerio viene coinvolto solo in qualità di professionista, gli altri due colleghi Mario Li Castri e Giuseppe Monteleone devono rispondere del loro operato anche all’amministrazione comunale da cui dipendono.

“Come previsto dalla legge - spiegano a PalermoToday dagli uffici delle Risorse umane del Comune - li abbiamo subito sospesi perché risultano entrambi sottoposti agli arresti domiciliari. I procedimenti disciplinari sono stati regolarmente attivati, anche se potrebbe esserci uno slittamento dei termini per via dell’emergenza Coronavirus. Tale procedimento ha comunque una sua autonomia e si svolgerà al di là di quelle che saranno le eventuali risultanze penali. Il collegio si riunirà e adotterà le sue determinazioni”.

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I tre architetti erano stati già toccati da un’altra inchiesta, ovvero quella relativa alla lottizzazione abusiva di via Miseno. Un lungo processo che si è concluso nel 2018 con la condanna (oggi al vaglio della corte d’appello) dei privati cittadini Li Castri e Monteleone - all’epoca comunque tecnici del settore per il Comune - e con la prescrizione dei reati contestati a Seminerio. In quell’occasione, si legge anche nell’ordinanza di custodia cautelare di fine febbraio, è stato "ricostruito il grave e reiterato disegno criminoso in forza del quale, tramite una interpretazione strumentale e compiacente degli strumenti urbanistici comunali, i lottizzanti avevano tentato di ammantare di legalità una iniziativa edificatoria perpetrata in palese violazione della normativa primaria e secondaria che regola la materia".

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