"Dieci euro il parrucchiere, 50 il benzinaio", così la banda imponeva il pizzo a Cruillas

Come emerge dall'operazione "Stele" dei carabinieri, la famiglia Cintura avrebbe taglieggiato diverse attività commerciali. Pesanti minacce al titolare di un bar per ottenere pochi spiccioli al mese: "Ti sbatto la testa per terra". I contatti con il boss di Passo di Rigano

Un frame delle intercettazioni

Cinque, 10, 50 euro. Non avrebbero chiesto grosse somme, ma - secondo la Procura - alcuni appartenenti alla famiglia Cintura avrebbero imposto il pizzo a diverse attività commerciali di Cruillas. In un caso, quello di un bar di viale Michelangelo, non solo gli indagati avrebbero chiesto anche l'intervento del boss di Passo di Rigano, Baldassare Migliore, ma sarebbero pure arrivati ad usare minacce pesanti per ottenere il denaro, come "ti sbatto la testa per terra!". E' un altro dei retroscena dell'operazione "Stele" dei carabinieri.

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I pm: "Completo predominio sul quartiere"

Come si legge nell'ordinanza del gip Fabio Pilato, che ha disposto gli arresti su richiesta del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dei sostituti Giorgia Spiri e Felice De Benedittis, i Cintura avrebbero detenuto "il completo predominio sul quartiere e chiunque volesse prendere ogni genere d'iniziativa commericale, compresi coloro che volessero allestire un banco di rivendita, dovevano necessariamente ottenere il loro benestare per operare nel quartiere".

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"Cinquanta euro la pompa di benzina, 10 il parrucchiere..."

Che il pizzo fosse imposto a tappeto emerge in particolare da un'intercettazione in cui Domenico Marcello Cintura racconta di aver raccolto le somme e le consegna al presunto capo di una delle bande sgominate ieri, Domenico Cintura: "Questi me li ha dati 'Parlapiano', 50 euro l'altra pompa di benzina... Da Francesco ci sono andato e mi ha detto: 'Mercoledì te li do', di qua mancano solo 10 euro, 5 euro quelli di prima, doveva dare altri 10 euro quello che vende le bibite... E 5 euro me li ha dati il parrucchiere, dice: "Cugino, non ne ho, ti do 5 euro...' e che gli dovevo dire? Contateli, mi pare che sono 295 euro...".

Il pizzo alla caffetteria: 10 euro a settimana

Secondo gli inquirenti, i Cintura avrebbero taglieggiato anche un bar di viale Michelangelo. Salvatore e Marcello Domenico Cintura avrebbero incaricato un altro loro parente, Giuseppe (nato ad agosto 1985) di andare a reclamare i soldi. Il primo ordinava: "Gli dici: 'Senti, ha detto mio fratello Totò, siccome esce con noialtri e diciamo che non ci piacciono le rogne fra noialtri famigliari, dice mio fratello di farci dare 10 euro alla settimana...". Aggiungeva il secondo: "Ci dava 10 euro a mese allo zio Andrea (Cintura, ndr), l'altra volta ci siamo andati, dice: 'Io non lavoro...', ma 10 euro non sono niente". 

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I contatti con il boss 

Era poi Domenico Cintura a chiedere notizie sulla faccenda: "E quando ce la porta la risposta? Per andare al Baretto ci vogliono tre mesi? Perché ora gli si dice: 'Com'è finita?' (...) E loro si devono spaventare quando ci vedono...". Per l'accusa, contro i titolari del locale sarebbero state usate anche minacce pesanti. I Cintura avrebbero quindi anche consultato il boss di Passo di Rigano sulla questione: "Vedi che ti cercava Baldo - diceva Salvatore Cintura a Marcello Domenico - è qua piedi piedi, al Michelangelo... Così gli dico il fatto del Baretto...". Era poi un altro degli arrestati, Antonio Buscemi, a parlare di estorsione: "Quello che per 10 euro al mese si deve mettere qualche telecamera per estorsione... Al Baretto mi devi credere, ramazza... Ma chi glielo fa fare per 10 euro al mese... Sette anni di carcere prende per estorsione".

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