La filosofia della banda sgominata dai carabinieri: "Dobbiamo rubare come i vichinghi!"

Nelle intercettazioni dell'operazione "Stele" emerge come i furti fossero considerati un lavoro a tutti gli effetti: "Mica è un reato". In appena cinque mesi ben 29 i colpi contestati dalla Procura, compreso uno da 80 mila euro all'ex stabilimento Coca Cola

Il frame di un'intercettazione

"Dobbiamo andare a rubare come i vichinghi", questa era la filosofia di Marcello Domenico Cintura, che arrivava addirittura a sostenere: "Pure che rubano, che è un reato?". Sono due delle intercettazioni dell'operazione "Stele" dei carabinieri, con la quale sono state smantellate due presunte bande dedite anche ai furti, e che ben fanno capire come per gli indagati rubare fosse un lavoro a tutti gli effetti. La lista dei colpi - ben 29 in 5 mesi - contestata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dai sostituti Giorgia Spiri e Felice De Benedittis è lunghissima e alcuni dei furti sarebbero avvenuti anche nell'arco della stessa giornata e per più giorni nello stesso posto, come nel caso dell'ex stabilimento Coca Cola di Tommaso Natale. 

I furti nei cantieri

Il primo furto, dal quale è poi partita l'inchiesta, è quello avvenuto in un cantiere di Lascari, il 13 febbraio del 2017, quando era stato portato via materiale edile per 4 mila euro, mentre il 28 era stata invece sottratta una betoniera a un imprenditore di Capaci, imparentato con i boss Pipitone. Tra il 27 febbraio e il primo marzo, sarebbero state compiute diverse incursioni in un cantiere di Bagheria, dove complessivamente era stato portato via ferro per un valore di 8 mila euro. Qualche giorno dopo, il 6 marzo, era stato preso di mira un cantiere di Isola delle Femmine, dal quale erano stati portati via attrezzi e materiale edile per 2.500 euro. Il 9 e il 13 nel mirino dei ladri era finito un deposito di ponteggi di Bagheria, da dove era stato sottratto materiale per oltre 2 mila euro.

Il 15 era stato il turno di un deposito di Palermo, con un bottino dal valore di 4.800 euro. Il 20, i ladri si erano spostati a Castellammare del Golfo e avevano sottratto materiale edile da una proprietà privata. Il 3 aprile portati via infissi in alluminio da un deposito di Cefalà Diana. Il 6 - ma in questo caso il colpo era fallito - era toccato a una proprietà privata di San Giuseppe Jato, da dove alcuni degli indagati avrebbero cercato di portare via ben 3 mila chili di materiale ferroso. Lo stesso giorno e poi anche il 7 erano stati rubati metalli da un cementificio di San Cipirello. Sempre il 7, in vicolo Parisi, in città, era stato sottratto il motore di una Smart posteggiata. L'11 era stata presa di misa la comunità "Opera Don Calabria" di Trabia, ma gli ospiti avevano reagito ed evitato che gli indagati portassero via attrezzatura da un capannone. Lo stesso giorno un altro colpo era stato messo a segno in una proprietà privata di Altavilla Milicia, da dove era stata portata via betoniera dal valore di 1.100 che sarebbe stata poi subito rivenduta per 200 euro.

Il 2 maggio era toccato ad un'azienda palermitana, da dove erano stati sottratti radiatori e climatizzatori per 5 mila euro. L'8, sempre in città, erano stati presi ponteggi per un valore di 9 mila euro. Sarebbe stato poi anche sottratto materiale ferroso dalla Galleria di Monreale il 2 aprile, con altri tentativi - andati a vuoto - tra il 3 e il 6. Agli indagati viene anche contesto il furto (avvenuto il 7 febbraio del 2017) di una betorniera, di 10 pannelli per ponteggio e due per la carpenteria, oltre a materiale edile da un cantiere di Monreale, un tentato furto in un'abitazione di Cruillas, del 23 marzo 2018, dove l'inquilino era stato minacciato con un cacciavite puntato alla gola, ma si era riusiciti a contattare le forze dell'ordine e a sventare l'assalto. 

Il colpo grosso all'ex stabilimento Coca Cola

Oltre a questa serie di furti, ci sarebbero anche colpi molto più consistenti, non sempre però andati a buon fine. Secondo l'accusa, la banda dei Cintura avrebbe saccheggiato a più riprese - il 23 e il 28 giugno, ma anche il 3 luglio - l'ex stabilimento Coca Cola di Tommaso Natale, da dove erano stati portati via materiale ferroso e cavi di rame per ben 80 mila euro. Un altro colpo grosso è quello solo tentato, all'inizio di lugllio 2017, alla Banca Carige di via Ugo La Malfa, dove il gruppo avrebbe potuto contare anche sulla presunta complicità dell'addetto alla vigilanza, Pasquale Cascino. L'impresa era però andata a monte perché davanti all'istituto di credito era arrivata una pattuglia dei carabinieri.

"Stiamo andando a toccare lo Stato"

Ivan Cataldo, che avrebbe fatto parte delle due presunte organizzazioni sgominate dagli inquirenti, avrebbe agito sia nella discarica di Bellolampo, da dove il 28 giugno 2017 avrebbe portato via cavi elettrici dal valore di 2 mila euro, che ai danni dell'accquedotto comunale "San Ciro", sottraendo parte dell'impianto elettrico, con cavi di rame, il 12 luglio 2017. Proprio Cataldo, in un'intercettazione, lasciava intendere di aver già rubato proprio all'acquedotto: "No passa, a parte una cosa, è Stato, stiamo andando a toccare lo Stato, perché non c'è nessuno che può parlare... Questo Stato è, mi vorresti dire che è privato? Ai tempi io c'ho preso il generatore grosso e l'altra cosa, che fa non glielo venduta a lui ai tempi la cosa e se l'è comprata? Ad Andrea (Cintura, ndr) mi ha rapinato... Mi ha dato 400 euro, 100 chili di rame pulito è uscito...".

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"Abbiamo fatto un pozzo di soldi con i piatti porcellana!"

Tempo prima, il 31 agosto del 2015, sarebbe stata saccheggiata anche un'azienda di ceramiche artistiche di Isola delle Femmine. A vantarsi del colpo era Marcello Domenico Cintura, che raccontava ad Antonio Buscemi: "Io con Andrea (Cintura, ndr), tempo fa, da queste parti di qua, ci siamo presi tutte le cose di Nino Parrucca, ti giuro a mio padre! Abbiamo guadagnato un pozzo di soldi, piatti di porcellana...".
 

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