Le presunte mazzette nella sanità, Damiani e Manganaro non rispondono al giudice

Sono iniziati gli interrogatori di garanzia legati all'inchiesta che giovedì ha portato ai domiciliari anche l'ex direttore dell'Asp di Palermo e commissario per l'emergenza Covid, Antonio Candela. Secondo l'accusa sarebbe stato creato un giro di tangenti per favorire alcune ditte in appalti dal valore di 600 milioni

Entrambi sono finiti in carcere nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro di tangenti legato ad alcuni appalti nella sanità ed entrambi stamattina hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip Claudia Rosini: Fabio Damiani, direttore dell’Asp di Trapani e responsabile della Commissione unica di committenza della Regione, e Salvatore Manganaro, componente della Cuc, hanno infatti deciso di non rispondere alle domande durante gli interrogatori di garanzia. Sono difesi rispettivamente dagli avvocati Fabrizio Biondo e Ninni Reina.

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Domani toccherà agli altri 8 indagati che si trovano agli arresti domiciliari, a cominciare dall’ex direttore generale dell’Asp di Palermo, nonché commissario per l’emergenza Covid in Sicilia, Antonio Candela. Il blitz in cui sono coinvolti è “Sorella Sanità”, messo a segno dalla guardia di finanza giovedì e coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato creato un sistema di mazzette per agevolare alcune aziende nell’aggiudicarsi gare dal valore complessivo di oltre 600 milioni. 
 

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