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Carrozzieri, meccanici e ricettatori: così le auto rubate resuscitavano in concessionaria

In manette la mente della banda, il suo braccio destro, la titolare dell'autosalone (madre della mente), un meccanico, un carrozziere e un cercatore di prestanomi, facili da trovare "come i funghi"

Compravano le auto incidentate su internet per prendere telaio, targa, targhetta identificativa e carta di circolazione e poi utilizzavano i dati identificativi "puliti" per montarli su veicoli rubati uguali per tipologia, modello e colore che provvedevano a riimmettere nel mercato vendendole in autosalone. Ma non solo, simulavano anche dei falsi incidenti per truffare le assicurazioni e fare così altri soldi.  E' questa l'organizzazione "quasi" perfetta che Giusuppe Megna, 31 anni, arrestato e trasferito in carcere oggi nel corso dell'operazione "New Life" con l'accusa di ricettazione e riciclaggio di auto, insieme ad altri 5 malviventi che hanno avuto i domicilari, aveva messo in piedi.

In prima linea la madre di Megna, Rita Di Piazza, titolare della concessionaria di auto usate "Car Import", in viale Regione Siciliana che provvedeva alla vendita dei veicoli ripuliti sul mercato. Ma facevano parte del team anche Giuseppe Taormina, 29 anni, braccio destro di Megna che dava una mano nell'acquisto delle auto gravemente incidentate su internet e si occupava anche di rivederne una parte, dopo averne rimesse a nuovo, al prezzo di mercato (circa 5 mila euro); Orazio Fiorentino, il meccanico che si occupava di montare sulle auto rubate i dati identificatri delle auto incidentate acquistate; Salvatore Messina, il carrozziere che metteva a disposizione la sua officina a Brancaccio per trasformare le auto; Giuseppe Castelli, 63 anni, che si occupava di trovare i prestanome  a cui intestare le auto utilizzate poi per i falsi incidenti. Proprio quest'ultimo nel corso di un'intercettazione si vanta dell'estrema facilità con cui riusciva a portare a termine il suo compito: "Li trovo come i funci" (funghi ndr)

Completano il quadro le 13 persone indagate a piede libero con l'accusa di aver agevolato le truffe. Tra loro, alcuni dipendenti delle compagnie assicurative, che agganciate da Castelli, avrebbero preso una quota sui falsi incidenti. La loro percetuale era variabile e strettamente collegata alla gravità del sinistro e quindi alla cifra risarcita dalle compagnie assicurative. Circa 50 mila i soldi sottratti illecitamente a quest'ultime. Una ventina le auto recuperate. Due di queste si trovavano fuori da Palermo: una a Lampedusa e una a Cagliari. 

Le auto usate per le truffe VIDEO

Arresti polizia stradale (5)-3LE INDAGINI. Sono partite nel 2013 da un normale controllo di prevenzione anti ricettazione fatto all'interno dei saloni automobilistici e sono andate avanti per tre anni. La polizia stradale ha utilizzato tutti gli strumenti esistenti per mettere insieme i pezzi e incastrare l'organizzazione criminale: gps, intercettazioni ambientali e telefoniche che unite ai riscontri hanno portato agli arresti. "Abbiamo sentito gli acquirenti delle auto per capire da chi avevano comprato e a quale cifra - spiega il vicequestore aggiunto Maria Giulia Sireci- e i riscontri sono stati positivi".

L'indagine si è ufficialmente chiusa con gli arresti di oggi. "Non ci risultano altre ramificazioni - dichiara il comandante generale Lorenzo Ragona - Era una cellula a se stante". Circa 200 mila euro il giro d'affari accertato. Fino ad ora però la polizia stradale ha potuto guardare solo "dal buco della serratura" e per vedere bene, continua il comandante, "bisogna aprire la porta". Porta che si è aperta oggi con gli arresti. 

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