Maxi pacco da 18 mila euro, soldi falsi ai palermitani per pagare il fumo: "Mi ha puntato la pistola in bocca..."

Così gli agrigentini avevano provato a raggirare il gruppo del capoluogo. E' uno dei retroscena dell'operazione Kerkent che ha portato all'arresto di 32 persone. Fiumi di droga e "sgarri": la guerra tra le due fazioni è stata risolta in un ristorante di Porto Empedocle

Al centro il capo agrigentino Antonio Massimino

Un maxi pacco da 18 mila euro. Così il gruppo degli agrigentini aveva provato a truffare i palermitani. Banconote contraffatte per pagare i fornitori di droga del capoluogo. E' uno dei retroscena che emerge nell'operazione messa a segno ieri dalla Dia che ha portato a 32 arresti. Droga che scorreva a fiumi sull'asse Palermo-Agrigento. C'è una conversazione datata novembre 2015 e captata a bordo dell’auto di Alessio Di Nolfo, 33 anni, fidato collaboratore del capo agrigentino Antonio Massimino, 51 anni, che discute con Francesco Vetrano, 34enne (uno degli uomini arrestati ieri) del problema avuto con i “palermitani” Domenico Giallanza e Pietro La Cara a causa del pagamento di 18 mila euro di stupefacente con banconote contraffatte. 

I due commentano il pagamento avvenuto con soldi falsi, e dicono che sicuramente, anche l’altro loro fornitore palermitano, “Mimmo” La Vardera, ha saputo del raggiro. A parere dei due il fattaccio è ormai di dominio pubblico negli ambienti malavitosi del capoluogo ed entrambi sanno che può esplodere una guerra. Di Nolfo dice: "Ti sembra che Mimmo non lo sa che già che quello ha fatto un pacco di diciotto mila euro a Palermo? (...) Ci... qua a Palermo... c’è quello che comanda la zona, quello ne comanda un’altra... qua c’è sempre un padrone... che comanda tutte cose, se già è arrivato all’orecchio a quello che gli deve dare diciotto mila euro, quello poi gli dice...".

Di Nolfo nel corso di una conversazione intercettata ammette in effetti di avere avuto problemi con “i palermitani” a causa di una somma di soldi falsi che lo stesso ha dato, per conto di Massimino, come pagamento di stupefacente. In proposito aggiunge che sono venuti a trovarlo quattro uomini da Palermo poi affrontati direttamente dal grande capo, Antonio Massimino. "Di Nolfo in una occasione, mostrando la propria sfrontatezza e coraggio, ha preferito chiarire la questione direttamente a Palermo con Pietro La Cara, dopo aver interessato “cristiani” disponibili a sistemare in modo violento la faccenda - si legge nell'ordinanza -. Dice pure di aver litigato con Massimino, che in una occasione lo ha minacciato con una pistola. Ecco le testuali parole: '...no, la prima volta quindicimila quando gli hanno dato i soldi falsi e io qui mi sono litigato con tutti.., con lui... e lui si è scagliato contro di me, mi ha puntato il ferro in bocca... 'ti sparo...' gli ho detto: 'sparo, gli ho detto: non mi interessa però gli dobbiamo dare i soldi subito a quel ragazzo e io gli ho fatto dare i soldi.., subito...'"

Di Nolfo fa intendere che in quel periodo, a causa dei dissidi dovuti al mancato recupero di somme di danaro relativo alla vendita di sostanze stupefacenti per conto di Massimino è stato sfiduciato rimanendo ai margini dell’attività illecita. Afferma inoltre che Massimino in una occasione, si è recato in moto a Palermo dove ha incontrato una persona anziana e di “spessore delinquenziale” per chiarire la questione sorta sul pagamento dello stupefacente con soldi falsi.

E in effetti nei giorni a cavallo tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, la diatriba insorta tra il gruppo di Massimino da una parte ed i “palermitani” dall’altra veniva risolta anche grazie ad una lunghissima conversazione telefonica intercorsa personalmente tra il boss agrigentino e il palermitano Domenico Giallanza. I due concordano così un incontro nel ristorante “Gambero Rosso” di Porto Empedocle. L'agrigentino Vetrano invita Massimino a recarsi armato all’appuntamento con Giallanza, ricevendo in risposta il rifiuto del suo capo. L’incontro si è svolto regolarmente, come peraltro puntualmente riscontrato dal servizio di osservazione tempestivamente attivato dalla polizia giudiziaria, e le conversazioni captate subito dopo confermano che i”palermitani” avevano assicurato l’arrivo di una consistente partita di “fumo”.  

Il chiarissimo tenore delle espressioni intercettate consentiva di apprendere che la fornitura promessa dai “palermitani” Saverio Matranga e Daniele Giallanza aveva aperto importanti prospettive per l’associazione diretta da Massimino. E sono assolutamente eloquenti, a tale proposito, le frasi che Massimino stesso rivolge ad uno dei suoi più fidati collaboratori, Giuseppe Messina: “Comincia prendere impegni perché ora il fumo arriva, capito?” ed ancora “vedi che i soldi pronti ho, capito?”. Da qui inizia la collaborazione tra i due gruppi. Fiumi di droga tra le due città per "dimenticare" così lo sgarro dei soldi falsi.

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