Cellulari accesi h24, liti e schiaffi: c'era chi pagava il "pizzo" per spacciare senza padroni

Due gruppi gestivano il commercio di droga in città. Affari da 30 mila euro al mese. I messaggi che scottano con i tanti e spesso insospettabili clienti. I retroscena dell'operazione "H24 evolution" della polizia che ha portato a 16 arresti

Quanto può valere per un pusher un numero di cellulare con circa 400 numeri salvati nella rubrica? Un elenco di numeri di persone ormai fidate - tra avvocati, dentisti, architetti, agenti immobiliari - con le quali basta un messaggio criptico per intendersi. Bastava fissare un appuntamento, con tanto di servizio a domicilio, e incontrarsi per un rapido scambio anche davanti ai pub più in voga della movida palermitana: cinquanta euro per mezzo grammo di cocaina con un grado di purezza del 75-80%. Quello scoperto dagli investigatori della sezione Narcotici della Squadra Mobile alla Zisa è un business da circa 30 mila euro al mese, con pusher che dovevano essere operativi 24 ore su 24. Sedici gli arresti scattati all'alba di oggi.

Le intercettazioni: "Ti chiamò alle 4 ed eri curcato?" | Video

“Ti ha chiamato alle 4 e ci dicisti ca eri curcato?”, rimproverava uno dei presunti capi dell’organizzazione a un suo “sottoposto”, uno dei tanti che si passavano a ogni “fine turno” il cellulare. Al telefono dicevano: “Una birra grande?” o “Due bottiglie di vino alla volta”. E si concordava un luogo dove incontrarsi che però poteva anche cambiare all’ultimo minuto per sopravvenuti imprevisti: “Alla Cala un mare di sbirri”. Il cellulare non smetteva mai di suonare e ai rari momenti di magra (“C’è stato un pochettino di silenzio…proprio calma. Capito? A saltellare. Con due mi sono visto, da oggi!”, diceva Gulotta a Lo Iacono) succedevano picchi di vendite. “Cioè, forse ho battuto il record”, diceva fiero un altro degli spacciatori che non incassavano i proventi delle vendite ma venivano pagati dall’organizzazione. “Fino a 800 euro a settimana”, spiega il dirigente della sezione Narcotici, Agatino Emanuele.

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Secondo quanto emerso dalle indagini erano due i gruppi che lavoravano. Del primo, quello considerato originario e più strutturato, facevano parte Giuseppe Vallecchia, Francesco La Rocca, Danilo Biancucci, Francesco Paolo Lo Iacono, Ernesto Gulotta e Giuseppe Randazzo (uomo di fiducia di Vallecchia), quest’ultimo legato a Fabio Chiovaro, considerato reggente del mandamento della Noce. A sua sorella sarebbero arrivati 300 euro a settimana dal secondo gruppo all'interno del quale qualcuno aveva "osato" mettersi in proprio. Tanto che, si legge nell’ordinanza del gip, Danilo Biancucci avrebbe schiaffeggiato pubblicamente Gulotta durante una riunione, levandogli il cellulare utilizzato per essere contattato dai clienti e requisendogli lo scooter sul quale viaggiava per presentarsi agli appuntamenti. “Strumenti di lavoro” restituitigli grazie all’intercessione di un’influente famiglia della zona di viale Michelangelo.

Blitz antidroga, i nomi degli arrestati

Il secondo gruppo sarebbe stato costituito da Paolo Lo Iacono, Ernesto Gulotta e le rispettive mogli, Lorena Vitale e Anna Bonfardino che, ricostruiscono gli investigatori, avevano “imbastito un’altra attività di spaccio con divisione di ruoli tra membri” - anche di zone come Borgo Vecchio e il Capo - capace di incassare diverse centinaia di euro al giorno (in media 500-600 euro, ndr) che diventavano anche 1.000-2.000 euro nel fine settimana. Il modus operandi era lo stesso: un cellulare, più turni di lavoro. “Dalle nove del mattino alle otto di sera c’è lui, io - si sente in un’intercettazione tra Gulotta e una cliente abituale - faccio solo la notte”.

Ruperti: "Frizioni tra i due gruppi per i telefoni" | Video

La richiesta di cocaina da parte dei suoi consumatori sembra essere costante e mai in calo. “Questa indagine - spiega il capo della Squadra Mobile, Rodolfo Ruperti - è una prosecuzione dell’operazione eseguita due anni fa sotto il coordinamento della Dda di Palermo. Oltre al traffico di cospicui quantitativi, che arrivano per lo più da Campania e Calabria, ci siamo concentrati sul territorio per vedere come questi gruppi si organizzano per diffondere lo stupefacente. Palermo è una metropoli dove chiaramente c’è, in proporzione a quello che è il numero di abitanti, un’alta richiesta. Le due donne facevano parte del secondo gruppo criminale che si era organizzato, dietro pagamento di una sorta di tangente, per potere spacciare autonomamente”.

L'uscita degli arrestati dalla Questura | Video

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