Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Il tetto sprofondò e l'operaio morì dopo un volo di 7 metri, condannato a 4 anni il datore di lavoro

L'incidente avvenne il 4 maggio 2016 nel cantiere per la manutenzione di una stalla di Villa Pensabene. Giovanni D'Anna, 62 anni e padre di due figli, non sarebbe stato messo in regola e non ebbe scampo. Condannata a 8 mesi anche la committente. Disposto un risarcimento di 150 mila euro

Da qualche giorno stava lavorando alla manutenzione di una stalla e, mentre stava camminando sul tetto della struttura, fatto di lastre di eternit, una di queste si era frantumata, facendogli fare un volo di sette metri. Giovanni D'Anna, 62 anni, sposato e padre di due figli, riportò tutta una serie di fratture, compresa la rottura del bacino e, nonostante gli interventi chirurgici, morì in ospedale undici giorni dopo l'incidente nel cantiere, in cui peraltro sarebbe stato ingaggiato in nero. Adesso il giudice della seconda sezione del tribunale monocratico, Stefania Gallì, ha condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione per omicidio colposo il datore di lavoro della vittima, Enrico Giamberduca, titolare dell'omonima ditta individuale, e a 8 mesi (pena sospesa) Serenella Caruso, rappresentante di un'associazione dilettantistica di equitazione, la "Cir", che aveva preso in affitto la scuderia e affidato la manutenzione straordinaria all'altro imputato.

I due sono stati anche condannati per una serie di violazioni legate alla sicurezza sul lavoro (2 anni e 3 mesi di arresto per Giamberduca, 2 mesi di arresto per Caruso) e pure a risarcire i parenti di D'Anna, che si sono costituiti parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Massimo D'Angelo (nella foto). Gli imputati dovranno pagare inoltre 10.080 euro di spese processuali.

Massimo D'Angelo-avvocato-4L'incidente sul lavoro avvenne il 4 maggio del 2016 nel cantiere aperto all'interno di Villa Pensabene (che è totalmente estranea ai fatti). Come hanno ricostruito il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi ed il sostituto Ilaria De Somma, i lavori erano stati avviati il 28 aprile e l'operaio non solo non sarebbe stato messo in regola, ma non avrebbe neppure ricevuto alcuna formazione sui rischi e non gli sarebbero stati forniti neacìnche i più elementari dispositivi di sicurezza. Il crollo del tetto non gli lasciò scampo: nonostante i tentativi dei medici di operarlo al bacino, D'Anna era infatti deceduto il 15 maggio successivo.

Il giudice ha accolto la tesi secondo cui il mancato rispetto delle regole per la sicurezza da parte del datore di lavoro avrebbe determinato l'incidente fatale. La responsabilità di Caruso, alla quale sono state concesse le attenuanti generiche, sarebbe stata quella, invece, di aver affidato la manutenzione della scuderia ad un'azienda senza requisiti e di non avere poi vigilato sull'adozione da parte della ditta delle comuni norme di prudenza, perizia e diligenza.

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