Confermati i licenziamenti all'Opera Pia, ma il giudice condanna l'ente a risarcire i lavoratori

Il tribunale ha stabilito che i 42 dipendenti non verranno reintegrati riconoscendo lo stato di crisi dell'ente presieduto dall'arcivescovo Corrado Lorefice. Ad ogni dipendente andranno 18 mensilità. Opera Pia condannata al pagamento delle spese legali

I lavoratori dell'Opera Pia

Si spengono definitivamente le speranze dei lavoratori dell’Opera Pia cardinale Ruffini. Il giudice del lavoro Fabio Civiletti ha stabilito che i 42 dipendenti non verranno reintegrati ma ha condannato l’Ente a risarcire diciotto mensilità a ciascuno lavoratore (circa 40 mila euro a testa). E’ stata comunque accolta la tesi difensiva dell’Ente presieduto dall’arcivescovo Corrado Lorefice che aveva licenziato i lavoratori a causa delle difficoltà economiche in cui versava l’Opera Pia.

"Il tribunale - sostiene l'Arcidiocesi in una nota - ha riconosciuto che la natura privatistica dell’Opcer, ribadita in tutte le decisioni dell’autorità giudiziaria, e la cessazione dei servizi, non più sostenibili stante l’acclarata e incontestabile crisi finanziaria dell’Ente, giustificano pienamente i provvedimenti adottati da questo cda secondo canoni di sana e oculata gestione e in una logica di risanamento non più rinviabile. Per questi motivi, vengono dichiarati risolti i rapporti di lavoro ed è esclusa ogni possibilità di reintegrazione di alcuno dei ricorrenti per la sopravvenuta impossibilità di mantenere le prestazioni nell’organico dell’Opera Pia".

Il giudice ha aderito alla tesi difensiva ma ha riconosciuto alcune violazioni relative alle norme sul licenziamento collettivo, condannando inoltre l’Ente al pagamento delle spese processuali. I lavoratori nei mesi scorsi hanno dato vita a numerose proteste, chiedendo di essere reintegrati perché ritenevano illegittimi i licenziamenti. Motivo per cui l'arcivescovo Lorefice era finito al centro delle polemiche. Del caso si era occupata anche la trasmissione televisiva Le Iene. La Diocesi ha sempre respinto le accuse, parlando di "mistificazione mediatica”.

Nella nota si sottolinea che "considerata la situazione dei lavoratori, privi di reddito e di valide prospettive occupazionali, viste le condizioni soggettive e oggettive, discendenti dalle decisioni dei giudici di Palermo, l’Opera Pia Cardinale Ruffini, che aveva offerto già questo suo impegno a tempo debito, corrisponderà, a ciascuno dei ricorrenti, una somma parametrata secondo i criteri enunciati nelle pronunzie giudiziali, sperando vivamente che ciò aiuti a migliorare la condizione degli stessi lavoratori e delle loro famiglie. Il cda dell’Opera Pia, all’esito di un percorso così doloroso per tutti, ancora una volta sottolinea che è destituita di fondamento ogni ipotesi di estinzione dell’Opcer e conferma la volontà di continuare l’attività con una gestione prudente e responsabile: così, attraverso il contributo volontario delle migliori forze sociali presenti sul territorio, riprenderà a breve la sua vocazione originaria, di solidarietà e di aiuto ai poveri, agli ultimi, ai più bisognosi".

Parla di “parziale vittoria” l’avvocato Nadia Spallitta che ha assistito 12 dei 42 lavoratori durante l’iter giudiziario: “Sono soddisfatta per la decisione relativamente agli impiegati prossimi all’età pensionabile. Questo risarcimento consentirà loro di coprire uno o due anni di contributi. Per altri quattro, lontani dalla pensione, valuteremo l’eventualità di presentare un ricorso per cercare di ottenere la mobilità presso un altro ente, un passaggio legato al riconoscimento della natura pubblica dell’Ipab”.

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