Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

I pupi di Cuticchio salgono al Quirinale: in mostra 50 anni di sicilianità

L'esposizione comprende pupi, fondali, cartelloni ed elementi della scenotecnica. L'inaugurazione alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Mimmo Cuticchio con Angelica e Vegliandino

Dal cuore di Palermo al Quirinale. I pupi di Mimmo Cuticchio saranno in esposizione al Colle dal 7 novembre al 3 dicembre. Lunedì l'6 l'inaugurazione alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una mostra antologica del lavoro di Mimmo Cuticchio che è anche la storia di una vita dedicata all’Opera dei pupi, una delle grandi tradizioni del nostro Paese, giunta a noi attraverso l’esperienza delle famiglie d’arte, a partire dalla prima metà dell’‘800. L’Opera si è arricchita, negli ultimi cinquant’anni, grazie al contributo di Mimmo Cuticchio, anch’egli figlio d’arte, che l’ha proiettata sui palcoscenici di tutto il mondo coniugando gli spettacoli dei pupi – parte fondante di questa tradizione – con il melodramma, la danza e la musica dando vita a un superamento della Tradizione che, in qualche modo è continuità della tradizione stessa interpretata in chiave di ricerca contemporanea. 

Il Teatro dei pupi di via Bara all’Olivella a Palermo è il cuore e il motore di un passato recente e di un futuro aperto. Dalla sua fondazione, avvenuta il 18 luglio 1973, ha sempre suscitato un vasto interesse, sia come testimonianza storica sia come ricerca teatrale, richiamando
ininterrottamente il pubblico locale e i visitatori stranieri, tra cui autorevoli studiosi e uomini di teatro, che ne scrivono nei loro ricordi con interesse e meraviglia.

"L’Opera dei pupi - Una tradizione in viaggio" vuole essere un percorso dentro 50 anni di vita, spettacoli, pupi e testimonianza. Un viaggio che non ancora terminato e che continua di pari passo alla meraviglia che suscita nel mondo e attraverso generazioni di spettatori. Paladini, saraceni, paggi, diavoli, angeli, figure mitologiche, macchine sceniche, oggetti della scenotecnica, cartelloni, fondali, sipari, palco, strumenti sonori sono gli elementi di un “mestiere” artigianale di grande complessità.

La storia

Durante il secondo dopoguerra l’Opera dei pupi ebbe un crollo. La crisi innescata dalle bombe sconvolse modi di vita, abitudini culturali e mestieri. L’indomani della guerra, il sogno di un lavoro, il desiderio di lasciarsi alle spalle la povertà e le devastazioni, l’emigrazione di interi nuclei familiari, contribuirono alla scomparsa del pubblico tradizionale. L’Opera dei pupi perse la sua funzione sociale ed etica assumendo progressivamente lo status di un prodotto folcloristico. Il turismo organizzato degli anni Sessanta e Settanta diventò così il nuovo principale referente dei pochi teatrini sopravvissuti alla crisi. Gli opranti rimasti dovettero adattare il loro corposo repertorio a poche rappresentazioni, che semplificavano l’intreccio narrativo e sfruttavano al massino tutte le risorse sceniche e gli effetti spettacolari. Di riflesso, anche tutte le pratiche artigianali legate al mondo dei pupi, dallo sbalzo delle armature alla realizzazione delle ossature, dalla pittura dei fondali a quella dei cartelloni, si trasformarono profondamente o, nella maggior parte dei casi, si estinsero del tutto. La sparizione del pubblico tradizionale da un lato e l’assenza delle istituzioni dall’altro, portarono, all’inizio degli anni Settanta, alla resa degli ultimi maestri opranti, che orientarono i propri figli verso altre professioni. L’unico ad assumersi la responsabilità di andare contro corrente, proseguendo il mestiere paterno, fu proprio Mimmo Cuticchio, il quale, coinvolgendo i fratelli più giovani, cominciò a formare un nuovo pubblico, proponendo l’elaborazione di nuovi copioni, che coniugavano le regole della messa in scena tradizionale con il mutare del gusto, senza tradire le radici storiche del repertorio classico. Nel 1977 fonda l’associazione Figli d’Arte Cuticchio, il cui orizzonte operativo si basa sulla salvaguardia e la diffusione dell’immenso patrimonio immateriale della cultura cavalleresca, al quale si accompagna un patrimonio materiale preziosissimo (pupi, fondali, macchine sceniche, costumi, canovacci, testi), non solo memoria ma vivo laboratorio di creatività e di comunicazione, di ricerca e di tutela di un universo culturale e spirituale di immenso valore. Gli anni Ottanta e Novanta sono stati anni difficili, ma l’impegno continuo e costante di questo grande artista, ha permesso di irradiare nuova luce, di dare nuova linfa al Teatro dei pupi, tanto da appassionare e coinvolgere non soltanto figli e nipoti di opranti scomparsi ma anche attori, gruppi, artisti, registi, che operano fuori dal contesto tradizionale, i quali, nelle loro produzioni, hanno introdotto sia pure in modo diverso, l’uso del pupo o si sono ispirati alla tecnica vocale del cunto, di cui Mimmo Cuticchio è l’ultimo rappresentante nell’ambito della narrazione epico-cavalleresca. Lo scenario odierno fotografa una grande vivacità, grazie alle esperienze di alcune giovani compagnie che, più o meno efficacemente, portano avanti il loro teatro, mentre Mimmo Cuticchio rimane un punto di riferimento e di stimolo, un pioniere e un paladino della ricerca attuale. 

"Siamo impegnati - dicono dall'associazione Figli d’Arte Cuticchio - nella promozione di questa attività che, nonostante il successo internazionale e il riconoscimento da parte dell’Unesco di patrimonio immateriale dell’umanità si conosce ancora poco. L’esposizione si sviluppa nelle sale della Palazzina Gregoriana all’interno del complesso del Quirinale e accoglie materiale scenico in buona parte mai esposto finora. Attraverso un allestimento suggestivo ma rigoroso, studiato con il proposito di restituire la dimensione fantastica dell’Opera dei pupi, la mostra propone un percorso tanto semplice quanto articolato, con alcune sezioni tematiche che alternano l’esposizione di pupi, fondali, cartelloni, elementi della scenotecnica, per concludersi con la parte più tradizionale del mestiere, chiamato a rendere testimonianza del fecondo intreccio tra arte e artigianato, che ha caratterizzato la creatività di diverse maestranze dalla prima metà dell’800 ai giorni nostri".

L'esposizione sarà aperta al pubblico da martedì 7 novembre a domenica 3 dicembre 2017 e sarà visitabile nei giorni di martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica, dalle 10.15 alle 15.15.  L'ingresso è gratuito. Necessaria la prenotazione con le seguenti modalità: on line sul sito https://palazzo.quirinale.it, tramite Call Center, tel. 06 39.96.75.57, o presso l'Infopoint, salita di Montecavallo 15.

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