La Open Arms è davanti al porto: 76 migranti si gettano in acqua

A renderlo noto con un tweet è la stessa ong, che sta "cercando di gestire la situazione critica a bordo". E aggiunge: "Siamo ancora in attesa istruzioni per lo sbarco". Gesti analoghi si erano verificati dopo il "no" di Malta all'attracco della nave

Alcuni migranti soccorsi della nave della ong Open Arms, da ieri davanti al porto, si sono gettati in acqua. A renderlo noto è la stessa Ong. "Siamo rimasti in attesa istruzioni per lo sbarco cercando di gestire situazione critica a bordo - scrive su Twitter -. Tuttavia, poco fa, 76 persone si sono gettate in acqua nel tentativo di raggiungere la costa".

La nave della ong nei giorni scorsi aveva provato invano ad attraccare a Malta. Già dopo il dieniego dei maltesi, alcuni migranti si erano gettati in mare. Fortunatemente, però, sono stati recuperati dalla Guardia costiera italiana. Cosa accaduta anche in quest'ultimo caso.

Roma ha comunicato alla nave di andare verso Palermo, restando a 5 miglia dalla costa in attesa di nuove disposizioni. A bordo della Open Arms ci sono migranti 275 provenienti dall’Egitto, dal Burkina Faso, dal Ghana, dalla Siria e dalla Costa d’Avorio. Tra i salvati ci sono anche 56 minori. Due donne incinte, e un marito di una delle due, sono stati evacuati.

"Leggere sui giornali che l'Europa cambia la linea sui migranti, mentre tutte le Ong si dirigono solo sui porti siciliani, suona come una beffa. Sembra che la cosa non interessi più a nessuno, ma continua ad essere la Sicilia a sostenere il peso più grande di questa emergenza nell'emergenza. Aspettiamo il 23 settembre, un nuovo accordo che superi finalmente quello di Dublino? O qualcuno - se davvero è cambiata la musica - si fa carico di venire incontro all'Italia e alla Sicilia, aprendo i porti di altri Paesi europei?".  Interviene il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

"Da mesi – prosegue - chiediamo al governo centrale di mettere in sicurezza igienico-sanitaria hotspot e centri di accoglienza. Il Viminale sembrava essersi svegliato tra il 4 e il 5 settembre (con due atti e dopo l'incontro chiesto e ottenuto a Roma con il premier), ma ancora passano i giorni, le settimane e non si è visto un solo intervento concreto per restituire sicurezza sanitaria a quei luoghi e alla nostra popolazione. Tanti impegni ma nessun fatto concreto. Quando le parole diventeranno azioni? Siate veloci, presidente Conte e ministro Lamorgese, come fate quando impugnate una nostra ordinanza. Non costringeteci ad agire di nuovo!".
 

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