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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca Zen / Via Marciano Rocky

Uccise a colpi di pistola padre e figlio allo Zen 2, un giovane dovrà scontare 18 anni in carcere

Condanna definitiva per Giovanni Colombo: fu lui a sparare all'impazzata in via Marciano il 14 marzo del 2019 e ad ammazzare Antonino e Giacomo Lupo

Diciotto anni. E' questa la pena che deve scontare Giovanni Colombo, 30 anni, per aver ucciso a colpi di pistola Antonino e Giacomo Lupo, padre e figlio, il 14 marzo del 2019 in via Rocky Marciano, allo Zen. La prima sezione della Cassazione, infatti, nei giorni scorsi ha ritenuto infondato il ricorso dell'imputato, confermando così la sentenza emessa - con il rito abbreviato - dalla Corte d'Assise d'Appello il 14 gennaio del 2021.

Come già era stato stabilito nei precedenti gradi di giudizio, Colombo non aveva agito per legittima difesa e neppure perché provocato. L'imputato quel pomeriggio, come già era accaduto in passato, aveva litigato (per motivi mai chiariti) e avuto una colluttazione con un altro figlio di Lupo, Francesco. Successivamente i Lupo organizzarono quindi una spedizione punitiva e si presentarono sotto casa di Colombo.

Per i giudici, però, a differenza di quanto sostenuto dall'imputato (che confessò il duplice omicidio) davanti alla sua abitazione non si era presentato "un gruppo numeroso di persone". Inoltre, i cugini di Colombo che fronteggiarono i Lupo, ebbero con loro una modesta colluttazione. Ecco perché, come ha stabilito anche la Cassazione, l'imputato "sarebbe potuto rimanere dentro casa sua, chiamando le forze dell'ordine anziché armarsi e scendere" e sparare decine di colpi che avevano raggiunto i Lupo.

L'inseguimento e i colpi mortali allo Zen | Video

"In realtà - si legge nella sentenza della Suprema Corte - l'imputato dimostrò di voler risolvere una volta per tutte la controversia con i Lupo, attraverso una progressione delle condotte che lo portò a tenere pronta all'uso l'arma già carica e poi ad adoperarla per colpire con la chiara volontà di uccidere. Egli, infatti, continuò a sparare all'indirizzo di Antonino Lupo, pur avendo constatato senza ombra di dubbio che questi era disarmato e dopo aver già colpito Giacomo Lupo, anche lui disarmato. Inoltre - affermano ancora i giudici - quando le vittime giacevano per terra a causa dei primi colpi di pistola che le avevano attinte, Colombo, incurante delle urla di uno dei cugini, che gli implorava di fermarsi, esplose contro i Lupo altri colpi di pistola con spietata precisione e con la chiara determinazione di ucciderli".

Per questi motivi non è stata concessa, come chiedeva la difesa, l'attenunante della provocazione: "Le vittime erano disarmate" sottolinea la Cassazione e "non risultava fossero messe alla testa di una folla di sostenitori". In primo grado Colombo era stato condannato a 20 anni, poi ridotti in appello (per la concessione delle attenuanti generiche) a 18 anni. Sentenza diventata adesso definitiva.

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