Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca Tribunali-Castellammare / Via dei Cassari

L'omicidio alla Vucciria, la versione di Domenico Romano: "Burgio era un violento, è stata una disgrazia"

Questo emerge dal verbale dell'interrogatorio di uno degli indagati per il delitto del 31 maggio in via dei Cassari: "Non dormo da tre notti pensando a questo ragazzo, ho cercato di evitare il peggio ma lui si è messo in posizione di lotta". E aggiunge: "Oggi si doveva sposare mia figlia, non siamo andati lì per fare questioni, c'erano troppe telecamere"

La vittima, Emanuele Burgio, appassionato di arti marziali

"Una disgrazia o forse il destino", è così che Domenico Romano, 48 anni, definisce l'omicidio di Emanuele Burgio - il ragazzo ucciso a colpi di pistola alla Vucciria il 31 maggio - di cui è accusato assieme al fratello Matteo e al figlio Giovanni. Nel lungo interrogatorio reso al gip Piergiorgio Morosini durante l'udienza di convalida del fermo, il 3 giugno, l'indagato afferma "non dormo da tre notti, questo ragazzo mi poteva venire figlio" e, pur descrivendo la vittima come una persona estremamente violenta ("se non mandava a cinque persone in ospedale ogni sera non se ne saliva"), sostiene che con i suoi parenti non sarebbe andato in via dei Cassari per ammazzarlo, non sapeva nulla - dice - della pistola e non sa chi siano le altre persone che le telecamere hanno inquadrato assieme a lui quella notte.

Racconta tante cose, Romano - l'unico ad aver voluto rispondere alle domande del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Giovanni Antoci e Gaspare Spedale, che coordinano l'indagine della squadra mobile - e a sostegno della tesi della "tragica fatalità" porta diversi elementi: "Se dobbiamo fare una cosa del genere non andiamo lì, con 200 mila persone e 300 mila telecamere monitorate a 360 gradi, con i nostri motori e cose...". E poi: "Ho 50 anni, sono padre di quattro figli. Oggi - cioè proprio il giorno dell'interrogatorio - doveva sposarsi mia figlia... Mio figlio Giovanni ha due bambine piccole e aspetta un terzo figlio..." non sarebbe stato dunque proprio il momento di "consumarsi la vita", sparando a Burgio per finire poi in galera.

Romano riferisce dei dissidi che ci sarebbero stati in precedenza con Burgio e ricostruisce dettagliatamente tutto ciò che sarebbe accaduto quella sera. Spiega di aver "supplicato" e "pregato", "con sottomissione", la vittima perché la situazione non degenerasse, di aver fatto di tutto per cercare di bloccare suo fratello - che per la Procura è colui che materialmente ha sparato a Burgio - senza riuscirci. Suo fratello che subito dopo il delitto "per mezz'ora non ha parlato, era assente, non lo riconoscevo". Tuttavia non indica coloro che avrebbero posteggiato gli scooter proprio insieme a loro, nega di aver saputo che i suoi parenti fossero armati. E questi aspetti non convincono i magistrati.

"Dovevamo solo prenderci una mezza birra"

"Sono arrivato io là con la moto con mio figlio, mio fratello non so da chi si è fatto dare un passaggio da un altro ragazzo, stavamo andando a bere mezza birra, siamo partiti dal Borgo", dice Romano e precisa: "Abbiamo deciso verso le 23.30 di andare lì", a dispetto del coprifuoco, "dottore, lì c'erano 200 mila ragazzini", rimarca per giustificare la violazione. Subito dopo aver posteggiato i mezzi "questo ragazzo, Emanuele Burgio, io non ho mai avuto niente con questo ragazzo, era messo là che parlava con altri due, noi siamo andati dritti alla Taverna Azzurra, perché mio figlio aveva appuntamento con un ragazzo lì, che poi non è venuto. La Taverna Azzurra stava chiudendo e ho detto a mio fratello 'andiamocene'. Mentre arriviamo davanti alla panineria 'Take Away', il ragazzo che era con noi dice: 'Mimmo, che fa le prendo qua quattro mezze birre, ci beviamo mezza birra e ce ne andiamo?'. Dottore, io aiu 50 anni... Lui va a prendere la birra, noi ci mettiamo in fila di fronte al 'Take Away'". Così Romano avrebbe preso la birra e iniziato a parlare con un parente di Burgio (che in via Cassari gestiva con la sua famiglia la trattoria "Zia Pina").

"Ho supplicato Burgio, ma lui diceva che ci avrebbe staccato la testa"

"Nel frattempo vedo Burgio che mimava all'orecchio con quattro o cinque ragazzi si mettono da parte e hanno due sbarre di ferro messe là. Io ho detto 'boh'. Burgio fa così, si leva gli occhiali: 'Uno, due tre venite con me' a mio figlio, mio fratello e al ragazzo". Il parente della vittima che stava parlando con Romano gli avrebbe detto: "Mimmo, un mi ci fari immiscari perché un ci si po parrari, è pericoloso per sé e per gli altri". L'indagato aggiunge: "Già ero preoccupato per questa situazione, perché sapevo che il ragazzo se non mandava cinque persone in ospedale ogni sera non se ne saliva, perché lui era campione di Mma (una disciplina di arti marziali, ndr)... Dottore ci giuro ai miei figli, e mi creda veramente, perché poi dai video si vede, l'ho supplicato per dieci minuti: 'Ti prego, ti supplico, Emanuele, ma perché stai facendo così', perché ci diceva parole: 'Vi staccu i tiesti, un vi fazzu nesciri ri rintra, vi stacco i tiesti e ci iuocu a pallone, vengu u Borgo e vi staccu i tiesti siti malicumminati'". 

"Gli ho detto che se c'era qualche errore gli avrei dato soddisfazione"

L'indagato spiega che avrebbe comunque insistito: "Gli ho detto: 'Io c'ho 50 anni, Manuele, ti sto supplicando, ma che cosa ti abbiamo fatto noi che ce l'hai così con noi? Ma perché fai così? Ma per caso tu hai visto che noi ti abbiamo detto qualche parola o qualche cosa? Eravamo là tranquilli, non è che siamo venuti là per te? Facciamo così, io li faccio spostare a mio fratello e a mio figlio, ci mettiamo nella traversina e parliamo tutti e due? E se c'è qualche errore da darti soddisfazione, io ti do soddisfazione". Il cugino di Burgio, che sarebbe stato là vicino, avrebbe detto alla vittima: "Manuè, ti sta dicendo giusto ddu cristianu, picchi nun senti?". 

"Lui si è messo in posizione di lotta..."

La vittima però, racconta ancora Romano, "si butta indietro, si mette in posizione della lotta che fa lui e io gli rispondo: 'Manuè, ti stai buttando indietro pure con me, io ti sto priannu, ti sto supplicannu, ci vuole picca e mi metto puru in ginocchio...'. Io non volevo arrivare alle mani perché lui con le mani era... non ci si poteva, dottore, a me mi pigghia a mia cu due pugni mi ammazzava... Lui si mette in posizione e si mette a fare 'eeheheheheh', ora siccome i ragazzi lo conoscono, dice che quando faceva questi gesti già era pronto per partire...".

"Aveva già pestato mio fratello, che poi è stato 10 giorni senza potersi muovere"

L'indagato racconta poi che suo fratello Matteo, circa tre anni prima sarebbe stato pestato proprio da Burgio: "Siccome mio fratello già le ha prese due anni e mezzo tre anni fa, quando era al Calamare e Burgio l'ha distrutto e mio fratello è stato dieci giorni al letto senza potersi muovere...".

"Ho cercato di impedire il peggio, ho pensato: ci è finita la vita a tutti"

Ritorna poi sulla lite del 31 maggio: "Ho sentito una mano, io mi sono girato e ho visto... 'No, Matteo, statti fermo' e ho cercato di bloccarlo e di pararlo, l'ho cinturato pure. Io guardavo mio fratello negli occhi, lui ha subito tanti traumi, è venuto a mancare mio papà e lui era piccolo, è venuto a mancare mio fratello (entrambi sono stati uccisi nell'ambito di scontri interni a Cosa nostra, ndr) e lui ci teneva tanto perché dormivano insieme. Non so se è stata una miscela di rabbia, paura... Io mentre l'abbracciavo, dicevo: 'C'è finita la vita, c'è finita la vita a tutti' perché senza motivo, dottore. Mio figlio aspetta un bambino, ha due bimbe piccole, io c'aiu quattro figghi, una figlia si doveva sposare oggi, lei pensa che noi andiamo là per fare una cosa del genere? Ma completamente... L'unica colpa che mi do io disgraziatamente che quella sera mi sono trovato lì".

Lo scontro tra la vittima e uno degli indagati 15 giorni prima

Romano insiste più volte sul fatto che il gruppo non sarebbe andato alla Vucciria per fare discussioni, anche se riferisce di un diverbio poi culminato in una testata data a suo figlio una quindicina di giorni prima: "Non siamo andati là in senso perché cercavamo qualche cosa. Quindici giorni prima è successo che lo zio di Emanuele, mio figlio si trovava alla Vucciria, perché conosce lo zio di Burgio, passa con la macchina a velocità e gli prende con lo specchietto il gomito. Mio figlio dice: 'Ma che minchia fai?'. Questo si ferma un po' più avanti, scende dalla macchina per litigarsi con mio figlio. C'era un ragazzo della Vucciria, che conosce lo zio di Burgio, lo prende, lo rimette in macchina e gli dice: 'Ma che stai facendo? Gianni è un amico nostro, è un bravo ragazzo Gianni'".

"Ma dopo avevano fatto pace"

La discussione si sarebbe apparentemente risolta poco dopo: "Si incontra dopo 10 minuti un quarto d'ora nella panineria 'Take Away'. Conoscendo anche mio figlio, hanno chiamato lo zio di Emanuele e gli hanno fatto: 'Gianni ma è u ziu di Emanuele', 'no io non lo sapevo, però non è che gli ho detto qualche parola offensiva, è parola che si dice ahi, minchia, che minchia fai'. Dopo hanno fatto pace, tutto a posto, hanno bevuto assieme, basta, discorso chiuso".

Il raid punitivo e la testata

Ma il giorno successivo lo scontro si sarebbe invece riaperto: "L'indomani, di domenica, verso le 17 mio figlio scende e gli dicono dei ragazzi: 'Gianni t'annu vinutu a circari i picciotti ra Vucciria'. Dopo 10 minuti ne arriva un altro e gli dice: 'Gianni dice Emanuele ci po iri alla Vucciria?' e mio figlio gli risponde: 'Dicci a Emanuele che scende qua'. Questo Emanuele scende al Borgo, si prende mio figlio a braccetto e gli dice prima 'ti posso parlare Gianni' dice 'certo, parla qua', 'no allontaniamoci un po''. Se lo prende a braccetto, senza che mio figlio si aspetta niente, e gli dà una testata in faccia per il discorso dello zio del giorno prima".

"Ho detto a mio figlio di lasciar perdere e discorso chiuso"

Romano avrebbe detto al figlio di lasciar perdere e di far finta di niente: "Io con tutto ciò poi vengo a sapere questa situazione e gli dico a mio figlio: 'Fai finta di niente, lascia stare, basta, si capisce chi è il ragazzo'. Dopo due o tre giorni si immischia un ragazzo della Vucciria, che conosce sia mio figlio che Emanuele Burgio e dice a mio figlio: 'Mi ha detto Emanuele tutto a posto, argomento chiuso'. Perché io in questi giorni gli avevo proibito a mio figlio di andare alla Vucciria. Dopo che mio figlio mi viene a dire: 'Papà, lo sai mi ha detto che è tutto a posto'. Dopo due o tre giorni mio figlio è andato di nuovo alla Vucciria e non è successo niente, ma perché non si sono incontrati. Domenica sera, mio figlio dice: 'Papà ci andiamo a bere una mezza birra?', va bene, per me era tutto normale, tutto tranquillo... Lei pensa che io so che hanno una pistola e siamo andati là per fare una cosa del genere?".

"Burgio, pace all'anima sua, era un ragazzo violento"

L'indagato descrive poi la vittima come una persona violenta: "Il ragazzo, pace all'anima sua, perché mi poteva venire figlio... Io penso solo a questo ragazzo, perché ho figli e capisco cosa significa... Purtroppo questo ragazzo faceva palestra, questa Mma, e per lui era uno sfogo, dare bastonate ai ragazzi era uno sfogo per lui. Basta che un ragazzo lo guardava, quel ragazzo era a terra, ma senza motivo, ci trovava gusto, non lo so...".

"Questa città è invivibile, dopo l'omicidio mio fratello era come posseduto"

E aggiunge: "Noi abbiamo subito un mare di angherie, abbiamo cambiato casa, ci siamo allontanati, ma purtroppo ho capito che questa città è invivibile... A Burgio ho detto: 'Manuè, fammi questa cortesia a me che io sono una persona più grande' e lui mi dice 'levati i mezzu a minchia picchi ti scippu puru a testa a tia'... Io guardavo mio fratello e gli occhi non li aveva, era posseduto, si ci giraru l'uocchi, non l'ho riconosciuto nemmeno io.... Io poi non ho inseguito Burgio, io ho inseguito mio fratello per fermarlo, prova ne sia che appena lo prendo, lo guardo in viso e lui non parlava, scioccò, non parlava, stette mezz'ora senza parlare, mio fratello non c'era, era assente. Dottore è questo il discorso, se mi vuole credere mi crede, se non mi vuole credere, questa è stata la mia pura e sincera verità, così sono andati i fatti".

"Ci siamo rovinati, sono tre giorni che non dormo pensando al ragazzo"

Viene chiesto a Romano cosa abbia fatto dopo il delitto: "Io in quel momento ci voleva picca e scuppava in terra e svenivo. Io in quel momento ero fuori, non ho capito niente, ho capito solo che quando è successo questo discorso siamo rovinati, abbiamo perso le famiglie, quel ragazzo non c'è più, forse ci voleva picca e non sapevo nemmeno come mi chiamavo. Io ha tre giorni che non dormo per questo ragazzo".

"Non facciamo parte di nessuna organizzazione, è stata una disgrazia"

In un'intercettazione nella saletta della squadra mobile, come fa notare il gip, il fratello di Romano gli chiede: "Ma pure a voi vogliono arrestare?" e lui risponde: "Non lo so, stai tranquillo. Apriti gli occhi nelle scale, nell'area e nelle docce, cerca di stare con altre persone vicino". L'indagato chiarisce "noi non facciamo parte di nessuna organizzazione, mi spavento, è normale, è mio fratello" e più avanti spiega: "Mio fratello Francesco Paolo Romano finisce la detenzione, pulito non fa più parte di nessuna organizzazione dal 2007, ha fatto il suo lavoro e si è fatto o su travagghiu. Dopo questo ci siamo allontanati, non ci sentivamo più a casa nostra... Quello che è successo quella sera io la ritengo solo una disgrazia, forse magari il destino".

"Temo ripercussioni, ma io mi sono sottomesso"

Romano torna ancora sul tema dell'organizzazione criminale e spiega il perché dei suoi timori "perché magari ci può essere anche una ripercussione, non so... In tutti i sensi, perché c'è sempre un discorso... Una cosa grave è successa, non è ca succiriu che è caduta un'arancia" e poi aggiunge, riguardo alla vittima, "so che suo papà è in carcere per mafia". E ribadisce: "Dottore non andiamo là per fare una cosa di questa con 200 mila persone e 300 mila telecamere monitorate a 360 gradi, con i motori nostri e cose..." e aggiunge: "C'è stata una sottomissione da parte mia, da quando lui (Burgio, ndr) comincia fino alla fine, io vado sempre a sottomettermi, 'ti prego, ti scongiuro, mi puoi venire figlio', non sapevo più che cosa dirci". 
 

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