Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Tribunali-Castellammare / Via dei Cassari

Una lite per un incidente dietro all'omicidio della Vucciria, gli spari ripresi da una telecamera

Dai primi accertamenti della squadra mobile l'uccisione di Emanuele Burgio non sarebbe legata né allo spaccio né a Cosa nostra, ma a un banale sinistro in cui sarebbe rimasto coinvolto uno dei fermati, Giovanni Battista Romano. Dal video emergerebbe che a sparare sarebbe stato lo zio del giovane indagato, Matteo

I rilievi della polizia in via dei Cassari, dove è stato ucciso Emanuele Burgio

Dietro all'omicidio di Emanuele Burgio, il ragazzo di 25 anni ucciso nella notte tra domenica e lunedì a colpi di pistola in via dei Cassari, alla Vucciria, ci sarebbe una banale lite legata ad un incidente stradale che sarebbe avvenuto una decina di giorni fa. Nonostante la vittima fosse sotto processo con l'accusa di aver trasportato diversi chili di hashish da Vicenza a Palermo nel 2017 e fosse anche figlio di un condannato per mafia, Filippo Burgio, che avrebbe smistato i pizzini del boss di Pagliarelli Gianni Nicchi quando era latitante, in questa fase investigativa non emergerebbero elementi che possano condurre né al mondo dello spaccio né a Cosa nostra.

I fermati per l'omicidio, che sarebbe quindi avvenuto per futili motivi secondo l'accusa, sono Matteo Romano, 39 anni, suo fratello Domenico, di 49, e il figlio di quest'ultimo, Giovanni Battista di 29 anni.

Il delitto è stato integralmente ripreso da una telecamera di sorveglianza ed è proprio grazie a questo filmato e a tutte le immagini registrate in vari punti del centro storico che, con un lavoro certosino, gli investigatori della squadra mobile, guidata da Rodolfo Ruperti, sono riusciti a risalire ai tre fermati in poco più di 24 ore. Alla Vucciria, nonostante al momento della sparatoria vi fossero dei testimoni, tutti hanno preferito tenere la bocca cucita. Un'omertà che certamente non ha agevolato le indagini, ma che comunque non ha impedito ai poliziotti, coordinati dalla Dda, diretta dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, di chiudere il cerchio.

La parentela ingombrante degli indagati con il boss incaprettato nel 2011

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una decina di giorni fa, in seguito a un incidente stradale, vi sarebbe stata una lite tra Burgio e Giovanni Battista Romano. Burgio, appassionato di boxe, avrebbe anche strattonato l'indagato. Per questo nella notte di domenica, i tre parenti si sarebbero presentati a bordo di scooter alla Vucciria, per regolare il conto in sospeso. Il movente resta comunque tutto da verificare. Gli indagati avrebbero posteggiato i loro mezzi lontano dal luogo del delitto e anche questo ha reso più complesso rintracciarli.

La discussione animata tra Burgio e i Romano sarebbe avvenuta non lontano dalla trattoria Zia Pina, gestita dalla famiglia della vittima e una telecamera di sorveglianza ha inquadrato la scena: una discussione di circa un minuto, animata, ma senza spintoni, finché si vedrebbe uno degli indagati prendere l'arma dietro la schiena, scarrellare e passarla a Matteo Romano. Questi avrebbe poi sparato un colpo di pistola diretto al torace della vittima. A quel punto nel video si vedrebbe Burgio che barcolla e che cerca di fuggire, inseguito dai killer che lo finiscono con altri tre colpi alle spalle prima di allontanarsi tra i vicoli del centro storico.

Accanto a Burgio ci sarebbe stato un altro giovane, che avrebbe quindi assistito a tutta la discussione e sarebbe persino scappato assieme alla vittima. Avrebbe però confermato soltanto in un secondo momento la sua presenza in via dei Cassari. Grazie ad altre immagini riprese da diverse telecamere - è stato necessario vagliare tutte le possibili vie di fuga per arrivare a riprendere gli scooter - i poliziotti sono poi risaliti ai proprietari dei mezzi, che sarebbero imparentati con gli indagati e infine a fermare i presunti autori del delitto.

Uno di loro avrebbe ammesso che dietro all'omicidio ci sarebbe la vicenda dell'incidente stradale. Ora si attende che venga fissata l'udienza di convalida, durante la quale gli indagati, assistiti dai loro avvocati, potranno se lo vorranno rispondere alle domande del gip e fornire eventualmente una loro versione dei fatti. 

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