Cronaca Tribunali-Castellammare / Via dei Cassari

Omicidio alla Vucciria, convalidato il fermo: i tre indagati restano in carcere

Il gip ha accolto le richieste della Procura e non ha creduto alla ricostruzione dell'uccisione di Emanuele Burgio fornita da uno dei fermati, Domenico Romano. Questi ha sostenuto che quella sera sarebbe stata la vittima ad aggredire lui e i suoi parenti urlando "vi scippo la testa e ci gioco a pallone"

La vittima, Emanuele Burgio

Il gip Piergiorgio Morosini ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Matteo, Domenico e Giovanni Battista Romano, accusati di aver ucciso per futili motivi Emanuele Burgio nella notte tra domenica e lunedì in via dei Cassari, alla Vucciria, non lontano dalla trattoria "Zia Pina", gestita dalla famiglia della vittima.

Il giudice ha quindi accolto le richieste del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Giovanni Antoci e Federica Paiola, che coordinano l'indagine della squadra mobile. Stamattina, durante un lungo interrogatorio, Domenico Romano ha deciso di rispondere alle domande e ha fornito una versione dei fatti abbastanza diversa rispetto a quella ricostruita dagli inquirenti, a cui però il gip non ha dato molto credito.

Per l'accusa, i Romano avrebbero premeditato il delitto, presentandosi alla Vucciria con degli scooter, lasciati volutamente lontano dal luogo in cui poi è avvenuta la sparatoria. Una telecamera ha ripreso la scena in diretta: una discussione animata tra Burgio e gli indagati che durerebbe circa un minuto e poi Matteo Romano che, dopo aver preso la pistola che gli sarebbe stata passata da uno dei suoi parenti, apre il fuoco e colpisce al torace il giovane, lo insegue e lo finisce con altri tre colpi. L'arma non è stata ritrovata.

Secondo la Procura - ma il movente resta da verificare - il raid sarebbe nato da un diverbio avuto una decina di giorni fa tra la vittima e Giovanni Battista Romano per un banale incidente stradale. Se viene esclusa del tutta la matrice mafiosa al momento - nonostante Burgio fosse figlio di Filippo, condannato a 9 anni per 416 bis e i Romano siano fratelli e nipoti di Davide Romano, il boss del Borgo incaprettato nel 2011 - non si scarta completamente l'ipotesi della droga, anche perché la vittima era imputata in un processo proprio per traffico di stupefacenti (avrebbe trasportato diversi chili di hashish da Vicenza a Palermo nel 2017).

Domenico Romano ha spiegato al giudice che quella sera sarebbe stato Burgio ad aggredirli con altre persone, che sarebbero state armate di mazze, gridando: "Vi scippo la testa e ci gioco a pallone". L'indagato avrebbe fatto di tutto per evitare che la situazione degenerasse ma senza riuscirci: non avrebbe avuto la forza di fermare il fratello Matteo che - come ha ammesso - avrebbe sparato alla vittima.

Romano ha anche affermato che effettivamente in seguito a un sinistro (un parente di Burgio avrebbe toccato lo specchietto di Giovanni Battista Romano, che gli avrebbe detto: "Ma che minchia fai?") ci sarebbero stati degli attriti tra le due famiglie. Dopo una testata che la vittima avrebbe dato a Giovanni Battista Romano, la questione sarebbe stata apparentemente risolta, secondo l'indagato.

Invece nella notte tra domenica e lunedì, a dire di Domenico Romano, Burgio che li avrebbe visti alla Vucciria sarebbe tornato alla carica e la discussione era finita nel più tragico dei modi. Per ora gli indagati restano tutti in carcere.

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