Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca Noce / Via Dante Alighieri

Omicidio di via Dante, dal dna un identikit dell'assassino: chiesti nuovi accertamenti

La nipote di Antonietta Giarrusso, massacrata con 27 coltellate nel suo negozio di parrucche il 30 aprile del 2012, vorrebbe affidare una consulenza per la fenotipizzazione della traccia genetica lasciata dal killer su una tenda, che consentirebbe di scoprire per esempio il colore dei suoi occhi e dei suoi capelli

Daniela Carlino con la zia Antonietta Giarrusso, uccisa il 30 aprile del 2012

La chiave è nel dna, in quella traccia di sangue riconducibile con certezza ad un uomo, che fu ritrovata il 30 aprile del 2012 su una tenda del negozio di parrucche di via Dante in cui la titolare, Antonietta Giarrusso, era stata appena uccisa con 27 coltellate. Un elemento preziosissimo per le indagini che tuttavia, dopo nove anni, non ha consentito di portare gli inquirenti all'assassino. Adesso, grazie anche alle nuove tecnologie, potrebbe aprirsi una pista nuova che potrebbe consentire addirittura di ricavare un identikit preciso della persona che quel giorno, dopo aver massacrato la "signorina Ninni", come tutti la chiamavano, fece perdere le sue tracce. La pista si chiama fenotipizzazione del dna.

A voler percorrere questa strada è la nipote della vittima, Daniela Carlino, che nel lungo procedimento giudiziario è assistita dall'avvocato Stefano Santoro. In questi giorni sarà formalizzata la richiesta al pm titolare del fascicolo, Renza Cescon, per chiedere una copia del reperto. Lo scopo è quello di affidare una consulenza ad un esperto che, analizzando il dna, dovrebbe essere in grado di stabilire per esempio il colore degli occhi e dei capelli dell'assassino e comunque di ricavare informazioni genetiche precise sul suo conto. 

Informazioni che potrebbero consentire di restringere il campo delle indagini e di muoversi più agevolmente in una storia fatta di troppe domande a cui, nel tempo, non si è risuciti - e nonostante tutti gli sforzi degli inquirenti - a dare delle risposte definitive. La Procura dovrà decidere in questi giorni se fornire alla parte offesa ciò che chiede e dare quindi la possibilità di fare questi nuovi accertamenti, che potrebbero costituire una svolta nella risoluzione del giallo.

Ninni Giarrusso venne ritrovata con un paio di forbici piantato in gola e le modalità del delitto hanno sempre fatto pensare ad un omicidio d'impeto, ovvero che il killer avesse motivi di rancore personali e profondi nei confronti della donna. Si scagliò con tale violenza sulla vittima che il coltello utilizzato si ruppe. Non furono poi trovate tracce di effrazione nel negozio, segno che l'uomo era entrato senza difficoltà, anche perché magari era stata la stessa parruccaia ad aprirgli la porta. Non è mai stato ritrovato inoltre un secondo mazzo di chiavi che serviva proprio ad aprire la porta del negozio.

Nell'attività di via Dante, poi, non mancava sostanzialmente nulla: nella cassa furono ritrovati dei soldi, cosa che fece sfumare rapidamente la prima pista battuta dalla squadra mobile, quella della rapina finita nel sangue. Decine di persone - quasi tutti parenti e stretti conoscenti della vittima - furono sottoposte al test del dna proprio per paragonare gli esiti a quello ritrovato sulla tenda, ma senza alcun risultato. Dalla borsa della vittima, infine, era sparita un'agendina, in cui Antonietta Giarrusso era solita appuntare numeri di telefono e contatti: che ci fosse anche quello dell'assassino?

Pochi giorni dopo l'omicidio, il 3 maggio, venne trovato impiccato un transessuale, che conosceva la signorina Ninni. Si ipotizzò un legame tra i due episodi, ma alla fine il caso del ragazzo fu archiviato come suicidio. Più recentemente il pm ha pensato di riesumare la salma di questa persona sempre per fare dei raffronti con il dna. Un'operazione che ad oggi non è stata però ancora eseguita. 

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